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Data di uscita:

2013

Pubblicato da:

Frictional Games

Sviluppatore:

Frictional Games

Num. giocatori:

1

Recensione di Amnesia: A Machine for Pigs

Amnesia: A Machine for Pigs
Amnesia: A Machine for Pigs
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Un gioco importante

Non posso dimenticare l’enorme sorpresa di qualche anno fa.
Stavo ormai perdendo speranza nel potenziale horror del videogioco. Ero convinto che non sarei mai riuscito a trovare nuovamente un titolo capace di spaventarmi davvero.

Poi, dal nulla, se ne esce fuori questo gioco indipendente. Si chiama Amnesia: The Dark Descent. L’ha fatto la Frictional Games, un piccolo studio svedese. Incuriosito (ed un po’ scettico), lo provo. Mai avrei creduto che un videogioco avrebbe potuto spaventarmi e coinvolgermi in questo modo.

Dopo di questo il resto è storia nota. Il genere horror torna alla ribalta, un sacco di sviluppatori indipendenti si rendono conto che per impaurire i giocatori non c’è bisogno del CryEngine, escono un’infinità di copie di copie (come sempre), ed una marea di stupidi video su youtube.

Quando Frictional Games annunciò che il “seguito” (uso le virgolette perché di fatto le storie sono completamente scollegate) del loro grande successo sarebbe stato sviluppato dai ragazzi di The Chinese Room (già creatori di Dear Esther) non rimasi particolarmente colpito. Anzi, pensai che fosse una mossa intelligente: nuove persone portano nuove idee no?

Dunque capirete che non c’è da sorprendersi molto se vi era un certo livello di hype ad accompagnare questo gioco. Ora resta solo da chiedersi che novità porta questo Amnesia: A Machine For Pigs.

Ma cosa è successo?

Iniziata l’avventura ci ritroviamo nei panni di Mandus, solo e sperduto nella sua grande magione, alla ricerca dei suoi figli. Già dopo pochi minuti di gioco mi rendo conto che c’è qualcosa di diverso… Ma una certa ingenuità (figlia dei bei momenti passati con Dark Descent), mi sprona a rimandare il mio giudizio: forse è così solo l’inizio?

Continuo, ma quella sensazione non se ne va, anzi, peggiora: “Ma… Non è possibile…” mi dico. Non era solo l’inizio. E’ proprio fatto così.

C’è poco da dire. Per quanto la mia mente cercasse di tapparmi gli occhi e di illudermi, rimandando l’inevitabile, non posso negare la realtà dei fatti. A Machine For Pigs, a livello di gameplay, rivela rapidamente una gigantesca inferiorità rispetto al suo predecessore, principalmente a causa di una grande manovra di rimozione ed eliminazione delle meccaniche di gioco davvero discutibile.

Le differenze sono impressionanti. La lampada non ha bisogno di olio o di qualsiasi tipo di oggetto per ricaricarsi: semplicemente abbiamo luce infinita. Non esiste un inventario, visto che non possiamo proprio raccogliere alcun oggetto che non siano note scritte. L’interazione con l’ambiente è stata incredibilmente ridimensionata: lì dove prima potevamo afferrare ed osservare qualsiasi oggetto, dal più inutile al più fondamentale, ora possiamo prende e spostare quasi solo gli oggetti finalizzati alla risoluzione di un enigma (andando di fatto a semplificarli incredibilmente). E’ stata rimossa anche la sanità mentale, quindi potremo pure stare al buio senza preoccuparci di niente ed osservare i nostri nemici quanto vorremo, visto che non vi sarà alcuna conseguenza al riguardo. Ogni effetto legato alla nostra condizione mentale è stato eliminato, dunque niente vertigini, effetti claustrofobici o orecchie che fischiano. Non possedendo un inventario in cui depositarle, non avremo alcun tipo di cura, lasciando la nostra guarigione al tempo… Si: la vita si ricarica da sola

Le conseguenze di tutto questo mi sembrano ovvie: A Machine For Pigs è troppo facile, troppo semplice e non fa davvero paura. Certo in qualche punto vi farà sicuramente trasalire, ma procedendo nella vostra avventura vi renderete presto conto di non avere realmente niente da temere, d’altronde non è richiesto un grande impegno per finirlo

La storia stavolta non basta...

La storia è molto interessante ed il suo stile narrativo riesce a catturare l’attenzione del giocatore, proponendogli anche complessi argomenti di riflessione, ma tutto questo viene inesorabilmente oscurato da un gameplay piatto e semplicistico, finendo con l’annichilire l’effetto di immersione richiesto per poter fruire realmente di un prodotto di questo genere.

Preso a se stante, A Machine For Pigs non dimostrerebbe tutti questi problemi, soprattutto se fosse il primo capitolo della saga di Amnesia, ma le cose non stanno così, e questo non può essere ignorato. Non si può far finta di niente, perché anche se non stiamo parlando di un pessimo gioco, abbiamo comunque a che fare con un pessimo seguito di un fantastico gioco, e soprattutto, con un netto passo indietro completamente insensato.

A poco servono l’atmosfera calzante e le musiche perfette (unico vero miglioramento rispetto a Dark Descent), se non riusciamo a sentirci realmente in quel mondo. Realmente in pericolo. Realmente sull’orlo della follia.

Un'enorme delusione

A Machine For Pigs è un’enorme delusione. Non so quale fossero le intenzioni dei ragazzi di The Chinese Room, se volevano proporre Amnesia ad un pubblico più grande, o se volevano  avvicinarlo al loro precedente lavoro, Dear Esther. In ogni caso, trovo ingiustificabile il loro modo di fare, che ha finito con lo snaturare e devastare una formula quasi perfetta, alla quale non hanno saputo (o voluto?) aggiungere assolutamente niente.

Se dovessi definire rapidamente A Macine For Pigs lo descriverei come un The Dark Descent zoppo ed inutilmente semplificato. Ma soprattutto, come un’ottima occasione sprecata.

Potrà sembrere una cattiveria, ma posso solo sperare che la Frictional Games riprenda le redini del suo gioco, perché così, proprio non ci siamo.

Commento dell'autore
Amnesia: A Machine For Pigs è un'enorme delusione. Rimuove insensatamente moltissime meccaniche del suo predecessore, andando a perdere quel senso di pericolo costante e di immersione che costituiva l'anima di The Dark Descent, finendo col rovinare una storia interessante a causa di un gameplay piatto e troppo semplice. Preso a se stante non è un titolo terribile, ma questo è il seguito di un grande gioco, ed un paragone con quello che è venuto prima di lui è inevitabile, e c'è poco da dire, da questo punto di vista A Machine For Pigs ne esce sentitamente sconfitto...
Nel complesso

6.5 Sufficiente

Storia
8
Grafica
7.5
Sonoro
9
Gameplay
5
Longevità
6

Pregi

- Storia interessante
- Affronta tematiche piuttosto mature
- Colonna sonora fantastica e commovente

Difetti

- Tantissime meccaniche fondamentali sono state rimosse senza che niente venisse aggiunto
- Enigmi incredibilmente facili
- Non fa paura come dovrebbe
- Un grande (quanto insensato) passo indietro
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