Snake racconta Metal Gear Solid – Un nuovo scopo nella vita #16

Ecco come si conclude l'avventura del leggendario Solid Snake.

Un nuovo scopo nella vita

Alla fine dei conti Liquid ha avuto ragione, sono stato solo una marionetta nelle mani del governo americano, ho perso il mio spirito e il mio orgoglio di soldato e, con ancora le ultime parole di Gray Fox che mi risuonano nella mente, tra poco, probabilmente, perderò anche la vita in questa dannata base.

Il colonnello mi ha confermato che così è stato deciso, i bombardieri partiti dalla base aerea di Galena raderanno al suolo tutto, vaporizzando me, Liquid, il METAL GEAR e qualunque altra cosa qui presente.

Campbell però mi promette di riuscire a prendere tempo per permettere a me e Meryl di scappare, che farà tutto il possibile per ripagare la mia fiducia incondizionata, e fin qui malriposta, nei suoi confronti. Poi, finalmente, mi spiega il motivo di così tanto mistero nel corso di questa missione.

Meryl è stata trasferita in questa base poco prima dell’inizio dell’operazione proprio al fine di manipolarlo e costringerlo a collaborare, mentendomi e nascondendomi i reali scopi dietro a tutta l’operazione, in cambio della vita della ragazza.

“È il minimo che possa fare per te dopo tutte le balle che ti ho raccontato. Sto dando ordine di cancellare il bombardamento, dopodiché non potremo più tornare…”

La comunicazione viene bruscamente interrotta da una voce che non avevo mai sentito prima nel corso di questa missione:

“Roy Campbell è stato rilevato dal comando. Sono il Segretario della Difesa, Jim Houseman”

“Mi ripassi il Colonnello!”

“No. È agli arresti per aver trasmesso informazioni segretissime e verrà incriminato per alto tradimento. Non rimarrà un filo di prova.”

“E come pensa di spiegare al pubblico un attacco nucleare in Alaska?”

“Non si preoccupi, abbiamo elaborato una convincente storia di copertura. Ci limiteremo a dire che i terroristi hanno fatto esplodere un ordigno nucleare.”

“Già… Astuto. Ma ucciderete chiunque. Scienziati e soldati genetici… Tutti.”

“Donald, il direttore della DARPA è già morto…”

“Ah, allora non aveva intenzione di uccidere anche lui?”

“Era mio amico…”

Un filo di umanità sembra per un attimo trasparire dalle parole di Houseman, che poi incalza:

“Se lei mi darà il disco ottico con i dati dell’esperimento del METAL GEAR, potrei considerare la possibilità di salvare tutti.”

“Io non ce l’ho!”

“Vedo. Ma va bene, non c’è problema. Voi due siete uno scomodo ricordo degli anni ’70. Un piccolo sgradevole segreto del nostro paese. Non possiamo permetterci di lasciarvi in vita. Le bombe verranno sganciate tra poco e voi due avete parecchio da dirvi. Addio.”

Liquid ridacchia, slegandomi le mani che mi aveva legato poco prima, invitandomi a finire una volta per tutte il nostro discorso in sospeso prima dell’avvento dell’attacco aereo.

“Tu mi hai portato via tutto. Solo la tua morte mi darà soddisfazione.

Poi, guardando Meryl ancora incosciente, aggiunge:

“Lei sarà uno splendido sacrificio per la nostra battaglia finale. Se vincerai, potrai ancora sperare di salvarla e godere di un breve istante di amore, prima di morire.”

Vederla lì, prima di sensi, malconcia probabilmente solo per colpa della mia negligenza mi fa ribollire il sangue nelle vene, sento di aver deluso me stesso e il Colonnello, sento di avere troppe cose da farmi perdonare, da lei e non solo da lei.
Ho esattamente due minuti e trenta secondi per prendere a calci Liquid e liberarmi di lui buttandolo giù dalla “testa” del REX sulla quale ci troviamo. Calci e pugni, niente armi, proprio come già successo con Gray Fox.
Liquid, proprio come mi aspettavo, è molto abile nel combattimento corpo a corpo e, manco a dirlo, le sue movenze mi ricordano in maniera inquietante le mie. Ce le diamo di santa ragione per un po’, ma il suo trash talking mette a dura prova i miei nervi. Io sono un tipo dannatamente silenzioso, come fa il mio fratello gemello ad avere una lingua così lunga e inappropriata?

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Non ho armi con me, per liberarmi di lui non mi resta che buttarlo giù dalla nostra postazione. I primi due tentativi vanno a vuoto, in quanto riesce a rimanere arpionato al bordo della superficie e addirittura a colpirmi risalendo su, poi finalmente e non senza parecchia fatica, riesco ad assestare il calcio decisivo che lo lancia lontano da qualsiasi possibilità di appiglio, facendolo precipitare giù, nel buio dell’hangar dismesso.

Mentre lo sento urlare il mio nome cadendo giù, mi avvicino in fretta a Meryl per accertarmi delle sue condizioni. La prendo tra le mie braccia e la sento riprendere, per fortuna, conoscenza. Non credo di aver mai provato una sensazione simile, ma è molto piacevole.

“Snake? Sei tu? Oh Snake, grazie a Dio sei vivo!”

E così dicendo mi stringe le braccia al collo.

“Meryl stai bene?”

“Stai bene? È tutto ciò che sai dirmi?”

“Meryl, deve essere stato terribile, sei una donna forte”

“Combatterli mi ha fatto sentire più vicina a te. Mi sono sentita come se tu fossi ancora con me, questo mi ha dato la forza per andare avanti. Snake, in mezzo a tutto questo dolore una singola cosa, una singola speranza mi ha dato la forza di andare avanti e rimanere viva, volevo vederti ancora una volta…”

L’inopportuno suono del CODEC interrompe il nostro momento di idillio.

“Snake, sono io.”

“Otacon, buone notizie. Meryl sta bene.”

“Grande, l’hai salvata!”

“Ci sono anche delle cattive notizie però. Stiamo per essere bombardati.”

“Bhe, direi che siamo considerati sacrificabili.”

“C’è un modo per uscire da qui?”

“Potresti prendere il tunnel che c’è lì vicino per uscire. C’è un garage vicino alla tua posizione, il tunnel da lì ti condurrà in superficie. Non c’è sicurezza, me ne sono già occupato e mi occuperò del resto durante la vostra fuga.”

“E tu cosa farai…?”

“Io…? Starò qui.”

“Sei impazzito?”

“Mi serve del tempo per organizzare la vostra fuga.”

Sono abbastanza scosso dalla decisione del dottor Emmerich che, nonostante la mia insistenza, sembra aver preso la propria decisione senza possibilità di cambiare idea. Otacon sembra voler restituire un favore, forse a me, forse al mondo intero, per la creazione del METAL GEAR REX, cerca così di espiare le proprie colpe per aver messo così ingenuamente al mondo una simile arma di morte.
Ci salutiamo, senza troppi convenevoli, ma sento che siamo riusciti a trasmettere i nostri veri pensieri l’uno all’altro… Ho trovato un aiuto utile e inaspettato in lui in questa base nel corso della missione, non lo dimenticherò.

Mi rivolgo a Meryl e all’invito ad andarcene in fretta da lì. Saltiamo giù REX e mentre fuori inizia il bombardamento recupero la mia roba e insieme a Meryl mi dirigo verso il garage nel quale recuperiamo una jeep e fuggiamo via lungo il tunnel che, stando alle parole di Otacon, dovrebbe portarci in superficie.
Recuperiamo una jeep, ma un allarme fa scattare le guardie che si appostano creando dei veri posti di blocco lungo il nostro percorso, ne facciamo fuori parecchie prima di riuscire ad avere sgombra la via attraverso il tunnel e la libertà.
Il peggio sembra passato, quando alle nostre spalle ecco spuntare due fari e, ancora una dannatissima volta, Liquid alla guida di un’altra jeep che ci spara addosso imbracciando il suo FAMAS.

“Non ancora Snake! Non è ancora finita!”

La storia che non morirà finché io continuerò a vivere mi sembra sempre più plausibile visto quante volte l’ho visto saltare fuori dopo averlo creduto morto, ma al momento la cosa non è di rilevanza e devo solo pensare a sparargli contro quanti più proiettili possibile per farlo fuori, ancora una volta.

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Cerco di tenerlo il più possibile sotto il tiro della mia mitragliatrice, ma la guida non troppo sicura di Meryl non mi aiuta. Lungo il percorso le due jeep si toccano più volte fino a quando Liquid riesce ad affiancarsi a noi, proprio quando Meryl vede la luce proveniente dalla fine del tunnel.

Poi lo schianto.

Ripresomi dallo scontro, mi preoccupo subito di assicurarmi che anche Meryl stia bene. Meryl sta bene, ma è bloccata sotto la jeep, di Liquid invece nessuna traccia, forse è davvero stata la volta buona per sbarazzarsi di lui.
La nostra speranza dura solo qualche attimo, fino a quando il mio maledetto fratello/clone sbuca fuori dal lato della jeep capottata, imbracciando il FAMAS e pronto a fare fuoco verso di noi. Si avvicina sempre di più verso di noi, fino a quando, puntandomi l’arma contro, sembra essere colto dagli stessi sintomi che hanno uccisi Decoy Octopus e Kenneth Baker, il FoxDie lo ha stroncato.

Liquid è morto, a questo punto dovrei esserlo anche io… E invece sono qui che, guardando il cielo, non scorgo nessun bombardiere pronto a colpirci. Poi il trillo del CODEC.

“Snake, riesci a sentirmi? Stai bene?”

“Colonnello, che è successo?!”

“Il Segretario della Difesa è stato arrestato. Pensionamento anticipato. Sono riuscito a mettermi in contatto col Presidente. Il METAL GEAR, l’esperimento, tutto quanto, il Segretario della Difesa stava agendo per conto proprio.”

Il Colonnello mi comunica poi di avere nuovamente piena autorità sull’operazione, che gli ordini relativi all’attacco nucleare sono stati annullati e che gli F-117 e i B-2 sono tornati alla base. Nonostante tutto a Washington non sono abbastanza stupidi per usare le bombe nucleari per coprire qualche segreto.
Visto che il Colonnello mi ha dato questa buona notizia, lo ricambio dandogliene una anche io e comunicandogli che Meryl è lì con me e sta bene.
Dopo un attimo di gioia seguito da un lungo silenzio, Campbell riprende la parola e mi avvisa poi che nei pressi della nostra posizione dovremmo trovare una motoslitta e che un elicottero ci aspetta sull’isola Fox per riportarci a casa. Inoltre mi assicura che manderà qualcuno a recuperare Otacon, che è ancora nascosto da qualche parte all’interno della base e che ufficialmente sia io che Meryl siamo morti dopo lo schianto, quindi di non preoccuparmi per eventuali aspetti burocratici del post missione. Sono incredibilmente, ma chissà per quanto, libero di vivere la mia vita.

Quando poi gli chiedo delle spiegazioni sul fatto che FoxDie abbia ucciso Liquid, ma non me, devia la comunicazione, lasciandomi parlare direttamente con la dottoressa Naomi Hunter, che con un filo di voce mi comunica di aver sentito tutta la mia conversazione con suo “fratello” Frank Jaeger, e di aver scoperto la verità. La interrompo dicendole che Gray Fox aveva però un ultimo messaggio per lei:

“Mi ha detto di dirti di dimenticarlo e di andare avanti con la tua vita. E ha detto anche che ti vorrà sempre bene. Naomi, tuo fratello ha appena salvato te, me e il mondo intero. Ha combattuto con ogni grammo di forza che gli restava in corpo.”

Chiuso l’argomento legato al povero Gray Fox, chiedo alla dottoressa Hunter delle spiegazioni sul FoxDie che ha appena ucciso Liquid, voglio capire perché non anche me e quanto mi rimarrebbe ancora da vivere. La risposta è abbastanza criptica e mi lascia piuttosto per aria:

“Dipende da te. Tutti muoiono quando il loro tempo è scaduto. Sta a te decidere come usare il tempo che ti resta. Vivi, Snake. È tutto ciò che posso dirti.”

Chiusa la conversazione CODEC con Naomi, aiuto Meryl ad uscire da sotto la jeep e insieme a lei mi incammino verso la motoslitta segnalatami dal colonnello Campbell, in assoluto silenzio, ripensando alle parole della dottoressa…

Quando finalmente arriviamo alla motoslitta, salto tu mettendomi alla guida e Meryl, seduta dietro di me, interrompe quel silenzio, mostrandomi una bandana:

“Guarda, ho trovato questo.”

“Teniamolo con noi, per ricordo.”

“Un ricordo di cosa? Di una missione vittoriosa o della prima volta che ci siamo incontrati?”

“Un ricordo di come vivere. Fino a oggi ho vissuto solo per me stesso. La sopravvivenza è stata l’unica cosa della quale mi sia mai preoccupato. Mi sentivo veramente vivo solo quando fissavo la morte negli occhi. Forse è scritto nei miei geni.”

“E ora cosa accadrà? Cosa dicono i tuoi geni del futuro?”

“Forse è arrivato il momento che io viva per qualcun altro. Qualcuno come te.
Forse è questo il modo giusto di vivere.”

Un silenzio imbarazzante intercorre tra me e Meryl mentre lei mi fissa, quasi sconvolta dall’aver scoperto questo nuovo lato del mio carattere del quale, a dire il vero, nemmeno io fino a poco tempo prima ero a conoscenza.

“Allora, dove andiamo, Snake?”

“David. Mi chiamo David…”

“Ok. Dove andiamo ora, Dave?”

“Penso che sia ora ci cercare un nuovo sentiero nella vita, un nuovo scopo.”

“E lo troveremo?”

“Lo troveremo. So che lo troveremo.”

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Mentre la motoslitta sfreccia sulla neve bianca e il freddo gelido torna nuovamente ad accarezzare il mio volto provato, svuoto la testa dai pensieri e dalle mille domande che mi hanno afflitto nel corso di questa missione. Cerco di pensare solo a questo momento, con l’obiettivo di vivere al meglio da ora in poi, qualunque siano i miei geni, qualunque possa essere il “destino” che mi attende, farò le mie scelte e cercherò di fare della mia vita qualcosa di utile, per me e, a partire da ora, anche per le altre persone che mi stanno attorno.

*****

“Con questo episodio si conclude questa rubrica dedicata al racconto di Metal Gear Solid, vissuto dagli occhi del protagonista. Spero l’abbiate apprezzata. Come scritto nell'”episodio pilota” di questa rubrica, il racconto di Snake era solo una parte di un progetto più vasto che verrà portato avanti con una nuova storia dedicata ad un’altra vecchia gloria della prima era PlayStation, nuovamente raccontata dal suo protagonista. È ancora presto per dire quale, ma idee e consigli son sempre ben accette.”

-Vash

 



Indottrinato dal fratello al mondo dei videogiochi e tirato su a pane e Commodore 64, rimpiange ogni giorno gli anni passati giocando a Panzer Dragoon sul Sega Saturn, quando il calcio era ancora Victory Goal (o al limite Virtua Striker in sala giochi). Crescendo si innamora del mondo PlayStation dal quale poi non si è mai più allontanato, seppur non abbia disdegnato negli anni qualche capatina qui e lì tra console portatili Nintendo e home console di casa Microsoft. Ha imparato più Inglese dai videogiochi che dalle insegnanti a scuola, considera Hideo Kojima e Hironobu Sakaguchi come due padri e ogni giorno si alza dal letto sperando sia la volta buona per un'apocalisse zombie.

Questo racconto fa parte di un progetto più grande e cercherà di raccontarvi le vecchie glorie del passato videoludico, viste dall’occhio del protagonista della storia. Oggi si parte con le vicende di Metal Gear Solid, narrate dal protagonista dai fatti in quel di Shadow Moses, l’agente speciale Solid Snake.