Recensione Black The Fall – Distopia da platform

Indie game a metà tra platform e puzzle con un background di trama storica dalle sfaccettature molto oscure sviluppato da Sans Sailor Studio e pubblicato da Square Enix per...

Esistono linee sottili di demarcazione che delineano confini, separano generi e etichettano prodotti, ma esistono tanti “ribelli” che si avventurano oltre questi muri e, con il loro bagaglio di esperienze, mescolano la loro essenza con l’ambiente del quale hanno valicato il confine.

Black The Fall è proprio un titolo ribelle che parla di un reazionario. Un platform sviluppato dalla software house rumena Sand Sailor Studio e pubblicato da Square Enix che, scavalcata la recinzione dei puzzle game, ci mette di fronte ad enigmi in alcuni casi ben studiati con sullo sfondo (è proprio il caso di dirlo) una storia di regime dal forte sapore distopico.

Il grande fratello

Il regime che aleggia su questa avventura è proprio quello della Romania, paese d’origine del team di sviluppo, che dagli anni ‘60 alla rivoluzione del 1989 fu guidata dal dittatore comunista Nicolae Ceaușescu. In realtà la presenza di questo filo conduttore è molto flebile e composta da immagini evocative poco comprensibili da un pubblico all’oscuro della storia rumena di quegli anni.

I telefoni dalla tecnologia antiquata, la TV solo di propaganda, e le deportazioni sono alcune delle immagini allegoriche di cui e picchiettata l’atmosfera di gioco. Un’atmosfera nella quale riecheggia quella sensazione da 1984 di George Orwell con un uomo che si ribella al regime, che tiene tutti sotto controllo e sotto scacco, e cerca di fuggire verso la libertà fisica e soprattutto mentale.

Tra immagini dei protagonisti del regime, quelle di deportati e tante macchine industriali generanti consenso politico, la trama del titolo diventa quasi subito evanescente, complice anche una assenza totale di testi a schermo, al punto da perdersi tra i puzzle del gioco. Rimane tuttavia l’atmosfera cupa di un mondo meccanizzato da un totalitarismo prevaricante e violento.

Le macchine, le trappole e le torrette

Nonostante questo, il protagonista del gioco, un anonimo ribelle al sistema, ci permette di avventurarci in un distopico universo fatto di macchine industriali con le quali interagire, piattaforme sulle quali arrampicarsi e uno strano laser da polso, unico oggetto a nostra disposizione per interagire in maniera particolare con alcuni marchingegni di gioco.

Se da un lato la componente platform è forte e mai celata, dall’altro il fattore puzzle è ben sviluppato e ricco per buona parte del gioco. Il tempismo tipico dei giochi di piattaforme si fonde con il ragionamento sui singoli enigmi anche se spesse volte l’assenza di suggerimenti adeguati rende la risoluzione di un passaggio non subito comprensibile.

Riuscire ad evitare di essere scoperti dai rossastri scanner delle sentinelle e delle torrette è un’impresa mai proibitiva ma che richiede una buona dose di attenzione e tempismo. Per fortuna i movimenti del protagonista, nonostante non siano eccessivamente fluidi, sono abbastanza precisi e permettono di affrontare i livelli con discreta agilità.

La somma di questo genera un ritmo di gioco altalenante che destabilizza in prima battuta per poi diventare familiare proseguendo nel gioco. Pochi anche i collezionabili e i segreti da scoprire nel gioco che fila dritto verso la fine senza deviazioni di percorso.

Per quel che concerne invece la longevità essa si attesta sulle 8 ore, a patto di restare impantanati in alcune sezioni fin troppo prive di aiuti (come accaduto a chi ha redatto questa recensione, ndr). Il problema è che tra puzzle intricati e fasi platform ci sono alcuni buchi negli scenari che paiono voler mettere maggiormente in evidenza l’evocazione storica di Black The Fall.

Cupe atmosfere

L’atmosfera cupa del gioco si ripercuote anche nelle scelte grafiche e nella palette cromatica usata che in pochissimi frangenti si discosta dal grigiore tipico di una città industrializzata e sotto il giogo di un dittatore che impedisce qualunque espressione creativa. Solo in alcuni frangenti la luce di un tramonto perenne trafigge gli scenari che nella maggior parte dei casi sono illuminati da sterili lampadine.

La sostanziale monocromia degli scenari piena di ombre, che rende in pieno la sensazione di oppressione totalitaria, ha permesso di risolvere molti problemi di riempimento delle ambientazioni interne, meno per quelle esterne che, complice la necessità di linee più morbide e meno spigolose, sono in alcuni più artificiose e vuote.

Gli elementi e oggetti di gioco sono discretamente curati, ma in alcuni frangenti (come per le macchine semoventi simili al Rex di Metal Gear) manca quel guizzo di personalità che li rende indimenticabili e dal forte impatto emotivo. Discorso simile per gli umani presenti nel titolo che in alcuni frangenti paio fin troppo abbozzati, come in un tentativo di rendere ancor più marcata la percezione della omologazione forzata del regime.

Il comparto sonoro accompagna l’azione e lo svolgimento del gioco con la stessa malinconia e tono sommesso già citati in precedenza, ma in alcuni frangenti non sembra avere la giusta enfasi perdendosi in un sospiro di note poco riconoscibili anche a cuffie inforcate. Buona risulta la campionatura dei suoni della quale non possiamo che parlar bene al punto che non ho trovato alcun suono messo fuori posto e tutti ben amalgamati con l’azione di gioco.

Conclusioni e commento dell’autore

Black The Fall è un ribelle che cerca di emergere dalla massa arrampicandosi sul muro che separa la sua natura platform e il suo desiderio di essere un puzzle game. A fatica fa convivere queste sue due anime che in alcuni casi lasciano spazio a qualche passo un po’ vuoto.

Un titolo indie plasmato con Unity che tenta di raccontare un regime dittatoriale, quello rumeno degli anni ‘80 che in pochi in Italia conoscono, lasciando troppo spazio a sottintesi poco chiari, costringendo a documentarsi per capire alcune figure retoriche presenti in esso.

Stilisticamente il titolo è piacevole da vedere e percorrere, ma forse un po’ troppo vuoto di contestualizzazione tangibile con una totale assenza di testi che spiegassero il background o diano suggerimenti per gli enigmi più complessi.

Alcuni difetti grafici e una colonna sonora un po’ latitante non devono trarre in inganno: Black The Fall ha la capacità di portarci in un mondo distopico figlio di una reale vicenda storica di pochi anni fa. A patto che abbiate la pazienza di terminarlo e di non lasciarvi frustrare dai numerosi passaggi apparentemente senza soluzione.

Chi cerca l’azione e il dinamismo se ne tenga a distanza; chi è alla ricerca di una sfida valida per la propria mente che abbia anche una morale lo prenda senza pensarci.



Black The Fall
7.5
Black The Fall
Il buono
  • Trama storica di forte impatto
  • Anime platform e puzzle ben bilanciate
Il cattivo
  • Background storico poco approfondito
  • Colonna sonora sottotono
  • STORIA
    8
  • GRAFICA
    7.5
  • SONORO
    7
  • GAMEPLAY
    8
  • LONGEVITÀ
    7

Caporedattore di Gamempire. Dalla sua batcaverna nel Sannio scruta verso l'orizzonte Nintendo. Una IPA fresca e un buon GdR bastano per tenerlo buono per un po'. Il suo tallone d'Achille sono gli FPS soprattutto online, dove è carne da macello. Mi trovate a casa Nintendo, ma gli altri lidi non mi sono sconosciuti.