Recensione Dreamfall Chapters: The Longest Journey – Tra sogno e cruda realtà

Dreamfall Chapters: The Longest Journey sbarca su PlayStation 4 con un'edizione particolare. Sviluppato da Red Thread, vi catapulterà in una storia tra futuro, passato e mondo onirico.

Dreamfall Chapters: The Longest Journey è un gioco sviluppato da Red Thread Games e pubblicato nel 2014 su Steam. Il titolo episodico è un sequel del franchise sviluppato sotto collaborazione di Funcom, la quale ne detiene ancora oggi i diritti. Il progetto è nato come Kickstarter ed ha raggiunto i suoi traguardi anche grazie a diverse sponsorizzazioni di spessore, come il Norwegian Film Institute.

Il gioco arriva di recente su PlayStation 4 ad un prezzo accessibile per un unico pacchetto che comprende tutti gli episodi del titolo. Sebbene sia un videogioco del 2014, di seguito andremo a recensirlo vestendo i panni di chi non conosce ne la saga ne ha mai avuto occasione di provarlo. Senza dilungarci oltre, vediamo cosa ha in serbo per noi questa avventura!

Dreamfall Chapters PlayStation 4 Gamempire.it

In mondi diversi

Essendo un sequel, il gioco poggia su diversi antefatti che vengono sommariamente spiegati al giocatore. L’ambientazione in cui ci caleremo è basata su due mondi completamente distanti tra loro: Stark, una distopia moderna negli anni 2200, e Arcadia, un mondo magico dallo stile dark fantasy. Le protagoniste della serie sono in grado di viaggiare tra questi due mondi usando la dimensione della “Tempostoria”: un posto dove è possibile mergere sogni con la realtà.

A seguito degli eventi dei giochi precedenti, la nostra eroina Zoe Castillo è caduta in coma. Un coma apparente, visto che è rinchiusa solamente nella dimensione onirica. Grazie all’entità che controlla quella  particolare regione di spaziotempo, Zoe ritorna alla realtà senza memoria. La sua missione? Quella di ottenere nuovamente i suoi ricordi (ed i suoi poteri) ed impedire che il mondo cada vittima delle Dreamachine. Quest’ultime sono dispositivi che permettono di vivere sogni lucidi, ma finiscono per creare dipendenza ed incubi. In realtà i loro sviluppatori, ovvero la Waticorp, usa queste macchine per carpire informazioni dalla mente di ogni essere umano. Come avrete sicuramente capito, la minaccia è seria e solo un’entità in grado di manipolare realtà e sogno può porre fine a questo male.

Parallelamente, seguiremo le vicende di Kian: un assassino nelle terre di Arcadia. Accusato come traditore dopo essersi “unito” alla resistenza, Kian aspettava la sua esecuzione in una cella. Per fortuna, i ribelli lo traggono in salvo e lo invitano ad unirsi alla causa, seppur con qualche giusta riserva dato che in effetti la sua razza ha sterminato diverse altre specie magiche. Il punto focale di questo segmento sarà proprio quello di combattere l’impero degli Azadi, i quali mirano all’espansione e all’oppressione.

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I temi affrontati nel gioco sono molteplici. I più importanti e dominanti sono sicuramente la politica e la vita. Il primo è praticamente onnipresente in tutte le circostanze, specialmente considerando che Zoe è immischiata in un partito social-democratico nei bassifondi di Londra. La denuncia sociale è piuttosto palese e c’è anche una sorta di anti-europeismo eccessivamente marcato nel gioco, il che è forse può essere considerato fazioso. Purtroppo questo aspetto del gioco, molto più accessibile in Kian, può risultare ostico per la media dei giocatori. Soprattutto considerando che non esiste la traduzione italiana, ma su questo punto torneremo più avanti.

Il secondo tema è invece “la direzione della propria vita”, ovvero come il giocatore e le scelte influiscono sui protagonisti. Chapters fa un ottimo lavoro nel creare scelte/conseguenze che impattano la storia in maniera evidente, perfino nelle minime cose. Il gioco infatti darà sempre dei segnali chiari su eventuali momenti critici, in modo da dare controllo assoluto a chi tiene il controller. Tuttavia, tale feature viene oscurata parzialmente dalla corrente filosofica di riferimento: il predeterminismo. Senza fare spiegoni, questo pensiero crede fermamente che il cammino del singolo culmini ad un ineluttabile traguardo indipendentemente dal percorso svolto. Capirete bene che tale concezione si sposa male in un gioco dove le scelte dovrebbero creare il cosiddetto “effetto farfalla”, ma essendo una scelta di design è criticabile fino ad un certo limite.

I personaggi e gli eventi possono risultare ben caratterizzati, ma estranei ai nuovi giocatori. Girerete per i vari luoghi di gioco mentre sentirete i protagonisti dire “Ci siamo già visti?”, senza sapere chi sia la maggior parte degli altri attori. Questo però non inficia per nulla durante lo svolgimento della trama di Chapters, la quale è decisamente ben scritta e approfondita. I dialoghi sono ottimi a livello contenutistico, ma la loro forma è orrenda per qualsiasi persona non sia un abitante del Regno Unito.

Chi vi scrive ha sempre giocato in inglese, molti titoli, e ha trovato difficoltà forse in alcune opere tradotte dal cinese, ma Dreamfall Chapters è un accozzaglia di suoni e frasi senza il minimo senso. Slang ovunque (e non quelli generali), inglesismi arcaici mai sentiti e chi più ne ha più ne metta. La situazione peggiora soprattutto con Zoe, dove quelli che si capiscono di più sono i cinesi che parlano in Cantonese. Ora, qui non è una questione di “i giochi andrebbero tradotti in italiano”, si tratta solamente di creare dialoghi con un inglese comprensibile a tutti gli acquirenti. Tale aspetto è in grado di rovinare il 60% della narrazione, se non di più, ed in questo caso ci riesce brillantemente.

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La storia di Dreamfall Chapters è comunque di alto livello grazie all’eccellente direzione artistica. Emozioni, rivolte, scelte e tanti altri elementi in grado di fondere distopia con fantasy, cosa che solo questa serie riesce a fare in maniera così egregia. Tuttavia, i diversi problemi del titolo affossano tutto l’impianto narrativo con poco sforzo.

Tra puzzle e backtracking

Essendo un titolo narrativo, il gameplay è praticamente quasi assente. Tuttavia, ci sono alcuni elementi che bisogna menzionare. Innanzitutto, le meccaniche di gioco si basano sul muovere il personaggio tra i vari ambienti e cliccare con il mouse virtuale per interagire in diverse maniere, come siamo abituati fin dall’antichità.

Dreamfall Chapters utilizza tali meccaniche per portarvi a spasso nelle varie e vaste aree esplorabili, immischiandovi in continue missioni che vi dicono “raggiungi punto A, interagisci, raggiungi punto B, interagisci, ecc.”. Tale meccanica può andare bene per spezzare il ritmo della narrazione, ma diventa tediosa e frustrante, soprattutto quando incontra dei limiti tecnici o di gameplay. Anche i puzzle sono inferiori alla media, se non in alcune eccezioni dove troviamo design ingegnosi. Per il resto degli enigmi si tratta semplicemente di muoversi da un punto all’altro e raccogliere oggetti, il che diventa ripetitivo dopo il secondo episodio. L’unica cosa che rende sopportabile il tedioso walking simulator sono le ottime ambientazioni, che tuttavia vengono rovinate dal framerate.

Nel gioco vengono impiegati anche dei poteri che hanno diversi effetti. Sostanzialmente vengono usati per risolvere alcune specifiche sezioni, ma tali interazioni aggiungono un buon spessore al lato ludico, fornendo divertimento nel plasmare la realtà al proprio comando. Il gioco avrebbe dovuto usufruire di più di tale meccanismo, in modo da rendere più vivaci le sezioni esplorative. Sarebbe stato utile anche utilizzare i vari companion presenti, ma sembra che molti enigmi siano stati inseriti a forza tanto per far vedere che effettivamente non era tutto narrazione. Tale scelta non aiuta né una né l’altra parte, anzi.

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Nonostante questo, esistono diversi momenti in cui Dreamfall Chapters si dimostra divertente e dal gameplay azzeccato. Tali barlumi di qualità non rischiarano le ombre lasciate dal resto del tempo, speso maggiormente per ripetere la stessa strada senza alcun modo di velocizzare la cosa. Sarebbe bastato un trasporto rapido per evitare tale problema, ma invece gli sviluppatori hanno voluto puntare sulla ripetitività per allungare la durata.

Le difficoltà di Unity

Venendo al lato tecnico, bisogna fare la doverosa premessa che ricorda la datazione del gioco: il 2014. Per questo motivo non ci si può aspettare una grafica fotorealistica alla Beyond: Two Souls, nonostante ci siano tematiche in comune. La versione per PlayStation 4 non subisce variazioni in questo senso, tuttavia il motore grafico va completamente a disintegrarsi in tantissime sezioni. Per qualche motivo, il frame rate arriva a picchi bassissimi in molte aree di gioco. Il che è inaccettabile dato che effettivamente il motore grafico non è così eccezionale da richiedere chissà quale potenza. Tali cali rovinano quasi tutta la parte esplorativa dove bisogna camminare per i grossi centri delle città, ma arrivano addirittura a colpire tante zone chiuse. Ciò risulta più che frustrante dato il ritmo lento della narrazione, che ci costringe a navigare tra le slide di questa strana presentazione power-point.

Questo problema tecnico va ad inficiare la stupenda direzione artistica del titolo, che propone un mondo fantasy unico e pregno di simbolismi, così come crea un paesaggio moderno ispirato e oppressivo. Il lavoro dietro la componente estetica è ben evidente dalla qualità della resa, la quale nasconde moltissime idee originali in ogni character design. L’utilizzo dell’illuminazione è ottimo, anche se rudimentale, e soprattutto risalta la struttura tematica delle varie aree di gioco, differenziate in base all’utilizzo narrativo. Sicuramente è da lodare l’impegno artistico di questo gioco, che senza ombra di dubbio propone un paesaggio culturale/estetico ben delineato e ricco di dettagli.

Per quanto riguarda il sonoro, abbiamo una colonna sonora degna di tale nome, mentre il doppiaggio cade in molti personaggi secondari. Alcuni sono eccellenti, come Zoe o i compagni di Kian, ma altri invece risultano privi di emozioni o tono, quasi da risultare automi. Se a ciò aggiungiamo gli assurdi dialoghi inglesi, pieni di sleng ed altro, il giocatore non avrà la minima comprensione neanche dal supporto audio. A tal proposito, alcuni accenti europei del gioco sono palesemente finti e pessimi, pieni addirittura di parole di altre lingue. Così, tanto per aggiungere altre incomprensioni per il pubblico generale.

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Conclusione e commento dell’autore

Dreamfall Chapters: The Longest Journey è un titolo dall’ottima trama e dalle eccellenti scelte artistiche. I personaggi, gli eventi e tanti altri aspetti relativi a questi frangenti sono ben realizzati. Purtroppo, il gioco è pieno zeppo di problematiche. A partire dall’evidente gameplay confuso, ripetitivo e frustrante, fino al framerate scadente (su PlayStation 4, versione che stiamo recesendo). Come se non bastasse, e questo è l’elemento forse più grave, i dialoghi sono gestiti malissimo. Nonostante si riescano a comprendere il necessario per avere un quadro di ciò che si sta comunicando, l’intera struttura è basata per un pubblico completamente anglosassone puro. Slang, modi di dire arcaici e parole in disuso riempiono il gioco, tanto da sfidare anche il più bravo dei linguisti. A complicare le cose, c’è l’inserimento di diverse parole straniere e temi complicati come la politica.

Dreamfall Chapters avrebbe dovuto avere una votazione più alta per la sua qualità narrativa, e probabilmente se questa fosse una testata Londinese l’avrebbe avuta, ma certe volte sembra che alcune case produttrici abbiano troppo a cuore il patrimonio culturale della propria nazione, tanto da instaurare barriere insormontabile per il pubblico a cui mirano, distruggendo interi mondi con dei dialoghi.



Recensione Dreamfall Chapters: The Longest Journey
6
Recensione Dreamfall Chapters: The Longest Journey
Il buono
  • Storia entusiasmante e ben strutturata
  • Direzione artistica eccelsa
  • Personaggi originali e ben delineati
Il cattivo
  • Dialoghi pessimi per chi non sia un Inglese di Londra
  • Cali di FPS frequenti
  • Gameplay ridondante
  • STORIA
    6
  • GRAFICA
    6.5
  • SONORO
    6
  • GAMEPLAY
    5.5
  • LONGEVITÀ
    6

Un giovane redattore con la passione per i videogiochi ed il giornalismo. E' spesso attirato dal comparto artistico e narrativo dei titoli che gioca, per questo cerca sempre quel piccolo gioco di nicchia perso tra le pagine di Steam che possa stupirlo. E' un grande fan dei giochi targati Blizzard fin da quando giocava a Warcraft 3. Nonostante questo, ha un debole per le visual novel giapponesi. Non è mai passato alla next gen, rimanendo fedele alla sua Playstation 2. Al momento rimane sul suo pratico PC.