Educazione e videogioco sono concetti che spesso non vengono accostati insieme. Quanti di voi, durante le calde ore dentro le aule dei licei, pensavano “Non vedo l’ora che questa tortura finisca per tornare a casa e fare una partita!”. Chi vi scrive era in prima linea per correre a provare il nuovo titolo fiammante appena uscito, al sicuro a casa in attesa dell’ultima campanella. Naturalmente, crescendo, abbiamo tutti imparato la dura legge del “prima il dovere e poi il piacere” relativo ad una delle minacce più incombenti dell’adolescenza: i compiti a casa e lo studio. Così, tra la mola scolastica ed altre mansioni, il tempo del divertimento si riduceva a vista d’occhio.

E se i due mondi potessero fondersi in un’unione che esalta il sapere attraverso un mezzo “divertente”? Questo è molto possibile soprattutto nel caso della storia. Il mondo video ludico è pieno zeppo di titoli che hanno preso epoche storiche per catapultare il giocatore in momenti impressi nei nostri libri. Dalle guerre puniche fino alla seconda guerra mondiale, le ambientazioni permettono di avere una possibilità di osservare in prima persona queste ricostruzioni accuratamente eseguite attraverso la tecnologia virtuale.

Effettivamente però, per quanto belli, difficilmente potevano essere usati per dei veri e propri percorsi di studio storici. Non per questioni derivanti dalla loro fattura, piuttosto quanto perché il prodotto risultava principalmente mirato al divertimento e non all’apprendimento, quello era un bonus che poteva essere guadagnato “leggendo tra le righe”.

La saga che ci si avvicinò di più, e che proprio in queste righe prenderò come esempio, è quella di Assassin’s Creed. Il marchio di Ubisoft, per quanto se ne possa dire, ha effettivamente il pregio di contenere al suo interno moltissime informazioni storiche accurate. Oltre la finzione della trama, le voci del “Database” presenti in ogni capitolo sono in grado di descrivere eventi, posti, personaggi e anni molto dettagliatamente attraverso righe e righe di testo. Queste, ovviamente, fanno da contorno all’ambientazione quasi realistica delle varie location, elemento sempre ben eseguito dal team creativo di Ubisoft, grazie al grande lavoro di ricerca sul campo e degli artisti dei bozzetti.

Il problema principale è che tali informazioni vengono messe da parte, fuori dall’esperienza ludica principale, ad uso specifico per chi vuole appositamente indagare su queste cose. Proprio l’aggiunta di questa divisione blocca l’interesse del giocatore medio visto che, per imparare con completezza, deve “mettere in pausa” il gioco e dedicarsi alla lettura. Nulla di diverso da quanto avviene con un libro di testo, se non per la veste grafica più accattivante. In questo modo, per quanto le informazioni siano presenti nel gioco, marcheranno ancora di più la divisione tra il lato interessante e quello che appare più noioso e schematico dedicato allo studio della location.

Le cose tuttavia stanno cambiando in meglio con la nuova funzione di Assassin’s Creed Origins, la quale promette di sfruttare a piena potenza il grande lavoro di ricostruzione storica. Per chi non lo sapesse, il nuovo capitolo della saga è ambientato nell’antico Egitto, specificamente durante il regno di Cleopatra nel periodo tolemaico egiziano.

Ubisoft ha dunque investito moltissime risorse nella creazione del mondo di Origins, consultando esperti e facendo tantissime ricerche sui siti storici del paese. A tal fine è stata creata una delle mappe più grandi prodotte dallo studio, sia per dimensioni che per diversità. Naturalmente il grosso del lavoro, come al solito, è stato svolto su luoghi chiave che rappresentano al meglio il regno dei faraoni, riadattandoli quel che basta per essere coerenti con le meccaniche di gioco come il parkour.

Osservando i filmati promozionali incentrati proprio sull’ambientazione, è abbastanza evidente la bellezza di ciò che circonderà il giocatore, soprattutto se consideriamo che non esistono titoli con tale dedizione alla ricostruzione “esatta” dell’Egitto. Dagli abitanti fino alle piramidi ed al folklore, ogni elemento è in grado di dimostrare come ci sia una mole enorme di ricerche e consultazioni mirate a rendere il tutto più verosimile possibile.

Questa grande dedizione riceverà il giusto spessore attraverso la nuova modalità che verrà aggiunta al gioco – in via gratuita – nel 2018. Lo scopo di questo sistema è di permettere al giocatore di esplorare l’Egitto in libertà in una sorta di tour “guidato”. Non ci saranno nemici, quest o combattimenti, piuttosto si può paragonare ad una sorta di viaggio per le terre esotiche bagnate dalle divine acque del Nilo, tra lussureggianti oasi nel deserto fino ai cupi e stretti corridoi delle piramidi dorate. La ricchezza di questo particolare approccio risiede nelle informazioni aggiuntive che verranno visualizzate su schermo quando si interagirà con eventuali luoghi o eventi.

Queste didascalie saranno curate dagli stessi storici ed esperti che hanno costruito il mondo di cui fanno parte. Ogni mistero, mito, folklore ed usanza verrà messa a disposizione del giocatore in transizioni che non bloccano in maniera eccessiva lo scorrere del gioco, creando un effetto in grado di tenere alta l’attenzione dell’utente. Effettivamente questo approccio unisce i due aspetti citati in precedenza: il mondo ludico relativo all’esplorazione degli ambienti e quello didattico attraverso descrizioni e percorsi ben formati che approfondiscono, spiegano ed illustrano la storia dell’epoca.

Questa modalità può essere usata a scopi didattici in maniera efficacie, soprattutto grazie all’effettivo riconoscimento e presenza del lavoro di figure professionali della ricostruzione storica, proprio come avverrebbe con un libro di testo.  Per quanto si possa analizzare il gioco, vedendone i pregi ed i difetti, questo esperimento è un passo avanti enorme nell’ottica dell’utilizzo corretto e positivo del videogioco.

Mentre alcune testate ancora pensano che Unity simuli un attentato a Parigi da parte dell’ISIS, Ubisoft ci dimostra che è possibile studiare la storia (o approfondirla) con un pad in mano. La chiave è proprio il corretto dosaggio tra elementi ludici ed elementi d’apprendimento relativi all’accuratezza storica del contesto che si utilizza (come abbiamo anche visto con Black Powder).

Il coinvolgimento fornito da un videogame , segnalato già nella chiave della fruizione del videogioco nel periodo adolescenziale, risulta senza dubbio uno dei metodi che stimolano la voglia di conoscere dell’utente e soprattutto è in grado di solidificare eventuali nozioni attraverso l’uso dell’esperienza personale diretta.

Quello che mi auguro è che il supporto a questa aggiunta di Assassin’s Creed Origins venga ben sviluppato per renderla un potente mezzo utilizzabile – e qui sfociamo nell’utopico – nelle varie classi del nostro paese da insegnanti in grado di comprendere la potenza culturale di questo settore. Non fermandomi a questo, voglio sollecitare questo atteggiamento anche da parte degli altri sviluppatori che tengono al contesto storico, soprattutto se tale slancio educativo viene infine coniugato con la nuova Realtà Virtuale: strumento ultimo per vivere in prima persona un mondo digitale.

La mia generazione è cresciuta muovendo il mouse tra le varie ricostruzioni 3D di Encarta, per quelle future auguro di vederle alle prese con lezioni in grado di rendere l’apprendimento coinvolgente e piacevole attraverso le strumentazioni migliori a livello culturale. In questo caso si tratta solamente di usare saggiamente il videogioco considerandolo per il suo effettivo valore come veicolo di conoscenza, alla pari di un libro o un documentario.

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