Il piccolo team indipendente Foregone Syndicate ha ufficialmente pubblicato Desync, FPS ad arene stilisticamente notevole in cui però non tutto funziona come dovrebbe.

Desync

Il cucchiaio non esiste

Sono numerosi i film che parlano di realtà virtuale, dai primi di nicchia degli anni ’80 ora diventati cult per poi arrivare alle masse nel 1999 con Matrix. Ebbene, avviando Desync si ha davvero l’idea di collegarsi ad un mondo simulato così come è stato avveniristicamente rappresentato in Tron: scenari composti da forme geometriche, pochi selezionatissimi colori e una colonna sonora elettronica e martellante. Tutti elementi in grado di fare la felicità di qualsiasi amante di fantascienza.

Non si sa dove siamo, non si sa perché siamo lì, la trama non lo dice, anzi, la trama non c’è proprio e non se ne sente la mancanza. Siamo in un mondo virtuale con un’arma in mano.

Il tutto parte da una zona centrale che funge da snodo per tutti i livelli. Qui, al completamento delle primissime fasi di gioco verranno attivati dei monitor che ci permetteranno di potenziare armi, armature ed equipaggiamento con un’interfaccia assolutamente poco chiara purtroppo.

Dopo la perplessità però viene il momento di gettarsi nella mischia. Prendendo un ascensore piazzato al centro della stanza si arriva ad una grande sfera composta da tanti triangoli, ognuno dei quali rappresenta un livello. Scegliendone uno fra quelli sbloccati si parte: un effetto grafico fa svanire l’hub centrale per farci “connettere” ad una sequenza frenetica di scontri e sparatorie.

Desync

Arene, proiettili e tante morti

La struttura principale dei livelli è sempre la medesima ed è composta da una serie di arene dove si svolgeranno gli scontri a fuoco. Una volta eliminati tutti gli avversari si aprirà una porta che, tramite un percorso lineare ci porterà all’arena successiva. Passate tutte le arene si arriverà alla fine del livello e si tornerà all’hub centrale dove si sbloccherà quello successivo.

Le arene si presentano spesso composte da più piani, fra scale, ponti e sottopassaggi. Spesso sono presenti anche voragini nel terreno o trappole irte di aculei che possono esserci sia fatali sia estremamente utili, se sfruttate a dovere, per finire gli avversari, magari scagliandoli contro di essi grazie ad un potente colpo di fucile a pompa.

Una volta giunti in una nuova arena gli scontri sono composti da diverse ondate di nemici. Se si muore (eventualità molto frequente) si ricomincia l’arena da capo e la sequenza dei nemici torna a ripetersi in maniera sempre identica.

Gli avversari sono privi di ogni parvenza di intelligenza artificiale e non esiste alcuna organizzazione tattica nel loro agire, essi si limitano anzi a correre a testa bassa verso di noi calcolando in ogni momento il percorso più breve per raggiungerci. A volte infatti basta spostarsi di pochi passi per vederli fare dietrofront e cambiare strada.

Inoltre di frequente capiterà di trovarsi a morire improvvisamente a causa di un gigantesco marcantonio che, con la grazia di una ballerina classica è giunto fino alle nostre spalle azzerandoci i punti vita senza darci il benché minimo sentore della propria presenza. Ovvio che questo si traduce in fantasiose imprecazioni verso il creato, soprattutto dopo che si sono già affrontate numerose ondate a seguito di ancor più numerose morti.

Si prosegue quindi morte dopo morte, imparando a memoria il punto e il momento di spawn dei nemici e ripetendo sempre la stessa sequenza di azioni. Ovvio che la prospettiva non è molto allettante ed il “chi me lo fa fare” sempre più incombente ci farà accorgere che nella vita esistono cose meno frustranti come ad esempio il giardinaggio.

Desync non è noioso, intendiamoci, il ritmo è serratissimo, completare un’arena è soddisfacente ed iniziarne una nuova è spesso stimolante, ma il dover ripetere numerosissime volte le stesse situazioni senza aver realmente capito perché si è morti è davvero scoraggiante (e chi sta scrivendo ha platinato Bloodborne, ndr).

Passi che sono tornati in auge gli alti livelli di difficoltà, ma il tutto dovrebbe essere supportato da una serie di meccaniche che possano aiutare il giocatore a modificare e migliorare il proprio approccio alla situazione, cosa invece qui completamente assente. Sembra quasi che gli sviluppatori abbiano basato l’alta difficoltà ed una reiterazione che ricorda i rogue like unicamente su una barra della vita decisamente troppo corta e fin troppo lesta nel calare.

Desync

Realisticamente videogioco

Il vero punto di forza del gioco però è l’ambientazione con cui gli sviluppatori sono riusciti a far accettare un comparto tecnico altrimenti antidiluviano. La conta poligonale dei nemici è davvero scarsa e le animazioni semplici e spesso grossolane, ma il fatto di trovarsi dentro ad una realtà virtuale fa accettare tutto questo. È come se Foregone Syndicate dicesse: “Hey, tutto questo non è reale”.

Desync infatti non pretende di essere realistico, bensì è proposto come una vera e propria simulazione al computer resa ulteriormente bella grazie a frequenti sfarfallii dell’immagine di tinte verdi e fuxia: i colori delle lenti dei primi rudimentali occhialini 3d.

Della fisica non stiamo neanche a parlarne: la gravità quasi non sembra esistere e le collisioni sono piuttosto grezze, ma anche questi aspetti sono resi furbescamente accettabili dal contesto. Uno degli aspetti più soddisfacenti degli scontri è vedere un gigante spigoloso, arrabbiato come una pantera che brandisce un’arma grande quanto una utilitaria, volare via roteando nell’aria dopo un colpo ben assestato di fucile a pompa.

Il comparto sonoro come ogni altro aspetto tecnico è povero e rudimentale. I suoni sono estremamente basilari ed in quantità piuttosto esigua. La musica elettronica è una scelta obbligata ma azzeccatissima che aiuta ad immergersi nell’ambientazione e a renderla, per quanto suoni strano, credibile.

Desync

Commento finale dell’autore

Desync è FPS ad arene il cui indiscutibile punto di forza è proporre un’ottima ambientazione di realtà virtuale anni ’80 che fa accettare un comparto tecnico altrimenti antiquato. L’unica componente tecnica su cui il contesto non permetteva di soprassedere è l’intelligenza artificiale che invece risulta assolutamente inesistente.

Soddisfacente nella risoluzione delle arene, Desync risulta tuttavia spesso frustrante a causa di un elevato livello di difficoltà ottenuto da un errato bilanciamento delle meccaniche di gioco. Consigliato agli amanti della fantascienza old style solo per via della riuscitissima ambientazione.

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