Quando nell’ormai lontanissimo 2001 il primo Devil May Cry approdò su PlayStation 2, deliziò il pubblico con qualcosa di inedito e mai visto, ponendo le basi per un nuovo genere di intrattenimento senza le quali probabilmente altri titoli apprezzatissimi della storia PS non sarebbero esistiti.

A distanza di due anni arrivò poi il sequel di quel primo episodio e ad altrettanta distanza l’ultimo della trilogia contenuta nel gioco che ci troviamo a recensire e, purtroppo, c’è da dire che ad esclusione del terzo capitolo, la serie porta sulle spalle tutto il peso del tempo trascorso.

La serie Capcom ci metterà nei panni di Dante, figlio di Sparda, antico demone che, dopo essersi opposto ai suoi stessi simili per garantire la sopravvivenza del genere umano (per ragioni di cuore), confinò i demoni impedendo loro di tornare nel mondo degli umani sigillando tutti i possibili passaggi tra i due mondi.

Ora le cose, però, sono cambiate, perché Mundus, re dei demoni e acerrimo nemico di Sparda, si è risvegliato e toccherà quindi al figlio ed erede di Sparda rimettere tutto a posto.

I RICORDI SONO BELLI…

Riprendere in mano il primo DMC a distanza di diciassette anni dalla sua uscita fa riaffiorare alla mente tutti i ricordi di videogiocatore che ci sono in me. Un titolo per gli standard di allora totalmente nuovo e fresco, un protagonista tosto e arrogante, un gameplay che conquistava, meccaniche di gioco incalzanti e una trama di certo non brillante, ma comunque interessante.

Tutte cose che decretarono a suo tempo il successo del primo capitolo, che si confermò con il sequel e che esplose globalmente con un terzo capitolo che consacrò Dante nell’olimpo dei protagonisti del mondo dei videogiochi.

… MA LO SCORRERE DEL TEMPO È INESORABILE

Purtroppo sempre più spesso sarebbe il caso di lasciare i ricordi dove stanno e non provare a riviverli, perché il confronto con la realtà e inglorioso e Capcom, ahimè, non ha fatto nulla per limitare i danni.

Mettere mani, oggi, al primo DMC è quasi traumatico, soprattutto dopo aver assaporato la frenesia degli ultimi e più recenti capitoli della serie. Il primo capitolo (originariamente nato per essere un nuovo Resident Evil, salvo poi confermarsi come un gioco del tutto inedito quando il progetto raggiunse un punto critico di distanza dalle idee originali del survival horror di casa Capcom) ha un gameplay lento, a tratti noioso e tedioso; un paragone realtà-ricordi che ucciderà in breve tempo qualsiasi piacevole reminiscenza legata al vostro passato videoludico e alle ore spese da ragazzino sul capostipite della serie Capcom.

Anche il secondo capitolo non regge il confronto dinanzi all’inesorabile scorrere del tempo che, proprio come Dante con le sue fidate pistole Ebony e Ivory, distrugge gli amati ricordi del passato per mettervi tra le mani un titolo troppo lento e dal gameplay poco accattivante.

L’unico titolo, a conti fatti, a salvarsi dallo scorrere del tempo, è il terzo capitolo della trilogia, forte di un gameplay più innovativo e vario rispetto ai due predecessori e a una velocità dei combattimenti che più si avvicina agli standard moderni e che, quindi, garantirà al giocatore un maggior divertimento e coinvolgimento.

C’è da dire, però, che per quanto i tre giochi appartengano a un passato videoludico assai distante, Capcom nulla ha fatto per rendere meno traumatico l’approdo del titolo su console e PC.

A conti fatti si potrebbe parlare di una semplice commercialata per cercare di accalappiare l’interesse di qualche fan, riproponendo gli esatti contenuti già proposti nel 2012 su PS3 e 360, senza nemmeno degnarsi di sforzarsi troppo per smussare gli anni che i titoli si portano sulle spalle.

Rispetto alla versione originale del gioco si nota un lieve miglioramento della grafica, quello sì, con qualche spuntatina ai modelli poligonali dei personaggi, ma con altrettante texture di bassa qualità e un continuo alternarsi tra schermate in 16:9 e 4:3. Perché se è vero che tutte le sessioni “in game” saranno in 16:9, altrettanto vero è che le schermate di intermezzo, dell’inventario e dei menù non sono state minimamente ritoccate e così vi troverete ripetutamente sbalzati tra formati video differenti, con buona pace dei vostri occhi.

Perché, quindi, acquistarla?

Questa è una bella domanda.
Se non avete giocato e amato la serie a suo tempo, probabilmente non è il caso di iniziare con questa collection, se l’avete amata, probabilmente avete già a suo tempo giocato la stessa collection su PS3 o 360.


A fronte di un prezzo di 30€ per la versione digitale e addirittura 40€ per quella fisica, sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosina di più e, come detto, l’inclusione nella collection anche di Devil May Cry 4 sarebbe stata una ciliegina non indifferente per giustificare l’acquisto (o riacquisto) da parte anche di chi aveva preso nel 2012 la vecchia versione della stessa collection.

Acquistatela, se siete fan e non avete nessuna Devil May Cry HD Collection, altrimenti aspettate tempi (e prezzi) più felici.

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