La (pre) Istoria, vista con l’Occhio dei nostri progenitori!

Nei panni di Takkar, il “Maestro delle Belve”, dovremo riportare la nostra tribù, i Wenja, all’antico splendore. All’inizio delle nostre avventure ci ritroveremo nel bel mezzo dell’azione, impegnati con i superstiti alla carestia che ha colpito le nostre terre in una bella caccia al pachiderma setoloso e ciccione, il Mammut.

Assisteremo in questa occasione a due eventi tanto traumatici quanto spettacolari: una tigre dai denti a sciabola interromperà la nostra caccia, cercando di fregarci la tanto sudata preda e causando la morte di nostro fratello, uno degli ultimi membri della  nostra tribù. Qua partono le avventure di Takkar, che dovrà viaggiare fino ad Oros per reclamare questa meravigliosa terra per la propria tribù. Nel corso delle nostre avventure incontreremo diversi membri dei Wenja che ci insegneranno come sopravvivere nelle ostili lande infestate da fiere.

La trama è piuttosto banalotta, ci troveremo in competizione oltre che con la natura con i feroci Udam, guerrieri che ricordano molto da vicino i Neanderthal nelle sembianze e negli usi, e i misteriosi Izila, la “Gente di Sole”, adusa a sacrifici umani. Molte anche se poco varie le quest secondarie, con un picco per quelle riguardanti Urki, un genio incompreso e antesignano del buon Leonardo da Vinci, veramente spassose. Il resto del tempo lo passeremo tra la conquista di Oros e la ricerca di materiale per il crafting, parte molto importante delle nostre avventure nella terra preistorica di Oros.

Gameplay granitico!

Il gameplay, in pieno stile Far Cry, è molto immediato e ci catapulta direttamente nel cuore dell’azione. Come già detto partiremo con una caccia al Mammut, per continuare con una sessione di crafting che ci fornirà il nostro primo arco. A differenza degli altri titoli della saga, per ovvi motivi, non avremo a disposizione armi da fuoco; il fuoco, però, e tutte le sue incarnazioni saranno parte fondamentale del nostro viaggio nelle terre selvagge. Tramite questo motore per l’umanità potremo reclamare delle pire e degli insediamenti, che funzioneranno da hub, consentendoci un viaggio rapido tra di essi e anche da qualunque parte del mondo verso una qualsiasi locazione che avremo sbloccato.

Le armi, seppur non tantissime, sono comunque in discreto numero: spazieremo quindi tra fionde, lance, clave, arco e anche qualche bomba che male non fa mai. O meglio, male ne fa: ma ai poveri malcapitati alle quali le tireremo manco fossimo dei cercopitechi intenti a lanciare feci per marcare il territorio. Da notare il rampino, che ci verrà consegnato da uno dei membri dei Wenja e che ci consentirà di progredire sia nella trama principale che nella esplorazione di Oros.

far cry primalCome vi abbiamo accennato in apertura il crafting la farà un po’ da padrone, consentendoci di migliorare e creare le nostre armi in qualunque momento a patto che abbiamo i materiali necessari. I materiali saranno facilmente reperibili nel mondo di gioco, grazie anche ad una funzione nota come “L’Occhio del Cacciatore”, praticamente la stessa identica cosa dell’ “Occhio dell’Aquila” di Assassin’s Creed. Attivando questa abilità innata (ma che potremo sempre migliorare tramite i notabili della nostra tribù) di Takkar saremo in grado di distinguere risorse, nemici ed aminali selvatici anche al buio o da una discreta distanza.

Il combat system risulta caotico, specialmente negli scontri a distanza ravvicinata e con più di un nemico; spesse volte infatti ci siamo trovati a terra esanimi proprio perchè non riuscivamo a centrare con una mazzata ben assestata i nostri avversari. Buona la varietà di nemici, anche se l’intelligenza artificiale a volte non brilla e sembra quasi una “deficienza”. Spesso i nostri bersagli staranno immobili a prendersi delle frecce nelle chiappe anzi che girarsi e combattere.

Una funzione molto divertente e splendidamente integrata nel contesto è l’abilità di Takkar di dominare alcune delle belve che incontreremo ad Oros. Questi animali, una volta domati, ci affiancheranno in battaglia e nelle battute di caccia. Purtroppo questa feature abbassa notevolmente il livello di difficoltòà e, unita alla grande disponibilità di materiali e all’Occhio del Cacciatore, annulla completamente la componente survival del titolo anche ai livelli di difficoltà più elevati.

Grafica

Un ottimo comparto grafico, unito all’ambientazione scarsamente utilizzata fino ad oggi, rendono Far Cry Primal uno spettacolo per gli occhi. Le terre di Oros sono vive e pulsanti, piene di pericoli e di opportunità. Arrampicandoci abbiamo trovato degli scorci davvero magnifici, anche se la scelta degli sviluppatori di rendere così over power la Vista del Cacciatore di fatto svilisce molto il comparto grafico.

Ottimi gli effetti particellari, così come i modelli dei personaggi e le textures, che risultano ben definite. Per contro abbiamo sperimentato un fastidiosissimo effetto pop up negli elementi dello scenario, anche se per amor di cronaca è bene specificare che questo problema affliggeva particolarmente elementi abbastanza distanti o comunque vicino al (vasto) orizzonte di gioco.

Il ciclo giorno/notte riesce ad essere funzionale al gameplay e a conferire immedesimazione al giocatore.

Ruggiti ovunque! Ovunque!

far cry primalSeppur doppiato nell’idioma dei Wenja, il labiale è perfettamente sincronizzato, sia in game che nelle cinematiche, con il parlato. L’audio ambientale, invece, unito alla colonna sonora contribuisce in maniera significante a strapparci dal nostro divano per catapultarci in una sessione di caccia al lupo. Fidatevi, girare per Oros di notte vi farà rizzare i capelli: tra stridii di gufi, ululati e ruggiti ferini, se giocato con delle cuffie (anche entry level) e con volume abbastanza alto l’immersione nell’ultima fatica di Ubisoft Montreal è assicurata.

Il titolo è completamente localizzato in italiano sia nei menù che nei sottotitoli; questi ultimi, stranamente, non sono ne’ troppo piccoli ne’ esageratamente pronunciati, rendendo facile l’interpretazione di ciò che leggeremo a schermo anche nelle situazioni più caotiche.

Conclusioni

Un titolo che merita l’acquisto, forte di un gameplay rodato e solido come una roccia e di un comparto audio e grafico davvero di altissimo livello. Sicuramente uno spin off che merita molta più attenzione di alcuni capitoli della saga principale.

Purtroppo alcune scelte di gameplay ci hanno letteralmente strappati da Oros per trasportarci nuovamente sulla nostra poltrona, prima fra tutte l’Occhio del Cacciatore che, se abusato, fa perdere completamente il fascino che caratterizza quest’opera.

Vi ricordiamo che Far Cry Primal è disponibile per Xbox One, PC e PlayStation 4 dal 22 febbraio 2016, in versione retail e digitale.

COMMENTO DELL’AUTORE
Un titolo che non sfigura in nessuna collezione. Di sicuro impatto visivo e in grado di divertire anche se la rigiocabilità risulta un po’ scarsa. La trama banale e le missioni secondarie seppur numerose, ma molto ripetitive, non contribuiscono a renderlo un capolavoro, ma d’altro canto sono da apprezzare la qualità della grafica, del sonoro e, soprattutto, dell’ambientazione che è molto, molto immersiva. Sicuramente promosso!

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