Ni - L'impero lo consiglia solo ad alcuni!

Le conclusioni dell'impero
(Recensione Breve)

La saga Divinity arriva al quarto capitolo, il secondo con la dicitura Original Sin.Il lavoro del team di sviluppo Larin Studios è sicuramente encomiabile, soprattutto per il miglioramento tangibile a livello di controlli su xbox rispetto al primo capitolo. Divinity Original Sin 2 è un gioco mastodontico, ricco di quel dettaglio e profondità narrativa che per molti titoli attuali è solamente un miraggio. In esso sarà facile perdersi tra varie letture, dialoghi e missioni di vario genere che potrebbero scoraggiare i meno avvezzi al genere. Se da un lato il gioco quindi chiederà una dedizione totale, per capirci dopo una ventina di ore avremo iniziato l’avventura, dall’altro sarebbe un peccato perdersi questa pietra miliare del genere in questo periodo in cui dominano i poveri e ripetitivi giochi battle royale.

Per quanto la bellezza di Divinity Original Sin 2 sia quindi indiscutibile quasi sotto ogni aspetto, l’approccio ed anche la difficoltà fin dai livelli normali posiziona questo gioco in una cerchia ben precisa. Consigliamo quindi l’acquisto solamente alle persone che adorano fino alle viscere il più classico dei party GDR.

Recensione Integrale

Dove Eravamo Rimasti

Divinity Original Sin 2 continua gli eventi narrati nel primo capitoli nel mondo fantasy di Rivellon. Sono passati mille anni dalla morte del Divino ed il mondo è costantemente sotto la minaccia delle creature del Void.

L’utilizzo di una primordiale ed innata magia, chiamata source, sembra attrarre questi esseri che portano solo distruzione e morte. I Magister hanno deciso quindi di avviare un’inquisizione per chi utilizza questo potere, denominati sourcerer. Una volta catturati vengono rinchiusi nell’isola fortezza di Fort Joy e le loro capacità sigillate con collari speciali. Ovviamente ci toccherà impersonificare uno di questi particolari personaggi fino a creare un party di un massimo quattro elementi. Il gioco potrà essere usufruito sia in single player, controllando tutto il gruppo o con amici sia online che split-screen.

Le novità principali di Original Sin II, rispetto al predecessore, sono due: le Origin Stories e la Modalità Game Master. Nel primo caso, vivremo la storia narrata tramite un personaggio messo a disposizione dal gioco o creandone uno a nostro piacimento. La seconda modalità invece, permetterà di ideare le proprie avventure attraverso un editor di missioni. Un tool che dà in mano al giocatore la possibilità di realizzare i propri dungeon e di arricchirli come si vuole per offrire nuove quest per sé o per amici.

Tornano alla trama del gioco è impossibile parlarne in modo esaustivo perché ognuno potrà vivere di fatto la sua storia. Ogni personaggio avrà le sue origini, una sua situazione di vita antecedente alla cattura che snoccioleremo durante il nostro percorso. Il rischio è quello di perdersi nelle infinite sfumature che vengono proposte senza veramente far capire cosa propone Divinity Original Sin 2. La campagna principale va vissuta come un lungo cammino in cui potremo cambiare e modificare alcuni eventi mentre altri, nonostante i nostri sforzi, saranno impossibili da manipolare a nostro vantaggio o per quello che riteniamo giusto.

Chi Saremo?

Come tutti i GDR che si rispettino avremo una fase di creazione del suo personaggio molto importante.

Divinity Original Sin 2 non lascia nulla al caso e permetterà al giocatore di decidere se creare il suo alter ego come meglio crede o utilizzare una delle sei “origini” offerte dal gioco. Potremo quindi giocare l’avventura con uno dei sei Godwoken che darà una forte impronta alla storia che vivremo. Questa nuova introduzione permetterà quindi di non avanzare solamente di livello e migliorare il nostro equipaggiamento, ma anche di scoprire il passato e obbiettivi del personaggio che interpreteremo.

Potremo anche avere il party composto di quattro di questi personaggi, con la possibilità di modificarne la specializzazione mantenendo quindi un minimo di personalizzazione. Optando per questa opzione anche i dialoghi saranno più profondi e complessi, ma nessuno vieta di crearsi il proprio protagonista ed affiancarlo a tre Godwoken.

Il sistema di sviluppo del personaggio è il cosiddetto classless: a livello di dicitura avremo quindi delle ‘classi’ ma, in realtà, ciascun elemento del party è sviluppabile liberamente investendo punti abilità e punti caratteristica a nostro piacimento. Avremo sei caratteristiche di base: forza, destrezza, intelligenza, costituzione, memoria ed ingegno. Come da prassi la forza, destrezza ed intelligenza aumentano il danno rispettivamente nel corpo a corpo, a distanza e magia. La costituzione aumenterà i punti ferita, mentre l’ingegno determinerà il valore di iniziativa e la possibilità di effettuare colpi critici. Chiude il cerchio la memoria, la nuova introduzione di questo secondo capitolo, questa aumenterà la capacità di memorizzazione delle abilità. Inutile sottolineare l’importanza di ciascuna di esse dato che verranno sistematicamente chiamate in causa; consigliato avere un party vario per ovviare a più situazioni possibili. Avremo anche le abilità passive proprio come nel primo capitolo e saranno divise in militari e civili.

Qui la lista si fa lunga e complessa ma, in generale, nella prima categoria avremo tutto quello che riguarda i combattimenti come per il corpo a corpo o magie di evocazione o trasmutazione. Non mancheranno skill passive per le armi di vario tipo. Le abilità civili sono quelle che ci guideranno per le strade della città come persuasione o commercio, ma anche capacità arcane come la telecinesi. Anche se in apparenza potranno sembrare meno dirette saranno importantissime per risolvere determinate quest. Avremo un punto abilità militare a ogni passaggio di livello ed un punto per quelle civili ogni quattro.

Chiudono i talent che possono essere ottenuti solo in determinati passaggi di livello per un totale di 5/6 a fine avventura. Anche qui troveremo una buona lista che dovremo studiare attentamente per decidere quale talento è più utile al nostro personaggio e gruppo. Tra i tanti segnaliamo Lone Wolf, utile si se vuole viaggiare da solo o in due ed opportunista, indispensabile se si vuole fare attaccare alle spalle o mentre un nemico sta fuggendo.

Gameplay e Dintorni

Divinity: Original Sin II, come il suo predecessore, si basa su un sistema di combattimento a turni. In ciascuno di essi avremo dei “punti” per realizzare le varie azioni come attaccare, muoversi o utilizzare oggetti e abilità speciali. Ogni azione ha un suo costo ben preciso e, una volta esaurito quanto spendibile, il turno passerà al personaggio successivo. A livello di meccaniche non ci troveremo davanti a nessuna rivoluzione nel genere ma la dinamicità e varietà di azioni possibili renderanno ogni combattimento una sfida a sé. Ciascun combattimento ci obbligherà a cambiare o valutare meglio il nostro approccio, anche solamente posizionando in maniera diversa i nostri personaggi.

Il sistema di combattimento di Divinity: Original Sin II sarà quindi capace di trasformare ogni scontro in un momento unico che richiede al giocatore di osservare il campo di battaglia, elaborare una tattica e di non sottovalutare nessun nemico. A livelli di controllo con il pad i miglioramenti rispetto al primo capitolo sono evidenti. Nonostante rimanga una certa legnosità rispetto alla controparte PC riusciremo a muoverci meglio nella mappa durante le azioni del nostro gruppo. Il nostro equipaggiamento avrà un’importanza fondamentale, senza di esso sarà impossibile proseguire data la difficoltà in crescendo del gioco.

Ogni oggetto avrà quindi un livello, proprio come ciascuna creatura affrontata ma, a differenza da esse, gli oggetti rinvenuti saranno livellati automaticamente in base al livello del personaggio. Nonostante alcune eccezioni, le quali avranno livello e caratteristiche prestabilite, dovremo equipaggiare costantemente il nostro party con armi ed armature migliori. Nelle nostre ricerche e combattimenti troveremo molti oggetti inutili ma la maggior parte saranno dello stesso livello se non più forti di quanto dotati. Il consiglio e di rivedere ogni personaggio ogni tot ore di gioco con quanto recuperati per non arrivare allo scontro successivo sotto-equipaggiati

Divinity: Original Sin II non si risparmierà nella varietà di oggetti tra amuleti anelli e altre cianfrusaglie e potremo perdere ore ed ore a trovare il set migliore per i nostri personaggi una volta giunti all’end game.

Il Mondo e le sue Sfaccettature

Divinity: Original Sin II, pur essendo un gioco stroy-driven, porta con sé anche una buona dose di esplorazione.  Tutta la mappa e le varie ambientazioni saranno percorribili liberamente e ricche di zone secondarie opzionali. Un mondo farcito in maniera eccelsa di storie ed avventure che ci terranno incolati allo schermo per centinaia di ore.

Se l’impatto iniziale sarà notevole dopo qualche ora di gioco la struttura del mondo risulterà come una specie di puzzle nel quale vengono combinate tutte le destinazioni delle varie quest. Nonostante non avremo vere e proprie zone ‘di passaggio’ il gioco sembra essere fatto a pezzetti, statici come in vecchio stile. Se da un lato avremo una profondità di dialoghi, azione profonda e articolata il mondo di gioco apparirà tutto incasellato. Il gruppo di goblin starà nella sua foresta, i ladri nella loro base segreta e la setta di maghi intorno al loro templi. Potremo attaccarli o ignorarli ma fino a quando non entreremo nel loro target di azione o loro nel nostro non accadrà nulla. Divinity: Original Sin II è stra-ricco di elementi di gioco, ma manca quella sensazione di vita e movimento reale.

Il colpo d’occhio è appagante e la quantità di quest primarie e secondarie è enorme ma, il passaggio successivo per rendere il mondo dinamico, è stato rimandato.

Tecnicamente Pregevole in 4k

A livello puramente tecnico Divinity: Original Sin II sfrutta un motore proprietario realizzato dal team di sviluppo Larian Studios. Il risultato globale è di buona fattura e salta subito all’occhio il salto tecnico dal precedente capitolo. Nonostante una certa lentezza nei caricamenti la versione ottimizzata per console non sfigura con la controparte PC. Le animazioni gestite sono tante e ben realizzate e potremo apprezzare un ottimo livello di gestione luce, ombreggiatura e riflessi.

A livello stilistico il lavoro è sicuramente ispirato e vario con i tipici tratti fantasy che non disdegnano di tanto in tanto di andare sul gore. Da segnalare che su One X il gioco gira a 4k nativo, mentre dinamicamente su Ps4 Pro. In entrambe le console avremo anche il supporto all’HDR. Il net-code per le partite giocate con amici non abbiamo avuto esitazione di nessun genere tranne qualche disconnessione del giocatore guest dovuta molto probabilmente al servizio della console. L’editor a disposizione per la creazione è molto potente ma non facile da utilizzare se si è alle prime armi con tool del genere. Un po’ di pratica e tanta pazienza potrà questa modalità potrà regalare grandi soddisfazioni.

Da apprezzare il lavoro svolto per musiche e campionature. Il tema principale è giustamente epico ed evocativo grazie all’utilizzo di cori e musiche sul generis nonostante non si sia cercato di osare un po’ di più. Anche l’accompagnamento durante le nostre esplorazioni e combattimenti risultano appropriate e sufficientemente varie. Chiude il lavoro magistrale sul doppiaggio per tutto il gioco mantenendo un livello qualitativo veramente notevole.

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