Ivalice: un mondo avviato su Final Fantasy Tactics ed usato come ambientazione per il vecchio Final Fantasy XII. Con i suoi paesaggi variopinti, le diverse razze ad abitarlo e i supremi giudici a gestirne le regole, questo paesaggio è rimasto nel cuore di chiunque abbia apprezzato anche solo uno dei capitoli ambientati in esso. Square Enix, a distanza di molti anni, riporta in auge il dodicesimo episodio del suo franchise stellare in una riedizione della esclusiva orientale “Zodiac Age”. Le novità sono molte, soprattutto per noi occidentali, e la modernizzazione è stata fatta così magistralmente da non far sentire per niente il peso della decina d’anni che Final Fantasy XII porta, reo ancora di essere stato pubblicato in un periodo incerto. Ma non dilunghiamoci oltre sul passato ed andiamo a vedere il futuro con la nostra recensione del nuovo Final Fantasy XII The Zodiac Age!

Conflitti eterni

La sezione dedicata alla trama è probabilmente riservata a tutti gli utenti che non hanno mai avuto modo di giocare al titolo in questione. Questo perché, a livello narrativo, è rimasto totalmente invariato in ogni piccolo aspetto (eccetto qualche traduzione rielaborata per essere più corretta). Nonostante ciò, è bene fare un ripasso per chi magari ha intenzione di provare per la prima volta l’esperienza di questa fantasia.

Lo scenario del gioco vede due imperi in lotta tra loro per il controllo di Ivalice: Rozarria, la fazione “buona”, e Archadia, l’equivalente di Square Enix dell’Impero di Star Wars. Questo conflitto dura da diversi decenni, mietendo innumerevoli vittime ogni giorno. Proprio in questo scenario apocalittico, vediamo la conquista dello stato di Dalmasca da parte delle forze nemiche, cosa che metterà in moto gli eventi che vivremo all’interno della trama vera e propria. Come giocatori, vestiremo i panni di un abitante del neo-stato annesso: Vaan, un ragazzetto senza genitori che sogna di diventare un aviopirata. Proprio durante le celebrazioni del dominio imperiale, il nostro baldo giovane e la resistenza si troveranno uniti nella lotta contro questa forza malvagia, in una serie di conseguenze politiche che la faranno da padrone per tutte le ore di gioco. Infatti, venendo a contatto con la principessa Ashe, unica erede dell’impero di Dalmasca e legittima sovrana di esso, Vaan ed altri immischiati in questa guerra si metteranno in moto per radunare le forze rimaste di Dalmasca al fine di conquistare nuovamente la propria patria.

Come è evidente da quanto scritto, Final Fantasy XII si discosta molto dalla solita linea che vede un eroe ed  i suoi amici contro una forza maligna paranormale. Tutto il gioco è strutturato in modo da far vivere al giocatore una guerra geo-politica che ha ripercussioni su più fazioni interconnesse, con diversi eventi mirati a far capire come non ci sia una netta distinzione tra buono e cattivo in questo scenario. Tale complessità è supportata dall’ottima caratterizzazione di alcuni personaggi, come Balthier o Basch, in grado di regalare profondità e colore alla narrazione. Proprio per questo suo approccio particolare il titolo è ancora considerato da alcuni un capitolo sottotono, perché ai tempi si volle dare una direzione completamente diversa al franchise. Ciò ha sicuramente fruttato un vantaggio in temi di originalità, in grado di sorprendere anche ai giorni nostri, ma ha creato alcuni svantaggi non poco evidenti derivanti soprattutto dall’approccio lontano dai canoni. Primo tra tutti uno dei protagonisti più deboli dell’intero franchise, che però si salva grazie ai personaggi di ottimo spessore che lo circondano (tranne Penelo) e al focus sul dietro le quinte del conflitto.

La trama segue un crescendo esponenziale, anche se a volte un po’ confusionario nelle sue fasi iniziali, per arrivare alle ore conclusive in maniera concitata  con grosse battaglie campali. Naturalmente, tali scenari sono pregni di colpi di scena in grado di emozionare e commuovere. Cosa che probabilmente molti dei lettori avranno già avuto modo di provare negli anni passati. A testimone della qualità dell’approccio narrativo originale rimane la freschezza di rivedere ancora una volta la stessa storia, rimanendo tuttavia ancora incollati allo schermo nonostante si conosca già il racconto che il titolo ci propone. Forse, ora più che mai, il titolo potrà avere la seconda occasione che si meritava.

Strategia, azione e segni zodiacali

Venendo al gameplay, il fulcro di Final Fantasy XII è rimasto intatto. Il giocatore dovrà esplorare il mondo in diverse aree collegate, combattendo utilizzando un combat system ibrido tra la turnazione e l’action con diversi elementi automatici/strategici. Il gambit, che vi permette di controllare le azioni dell’IA nel dettaglio, fa il suo ritorno senza cambiamenti sostanziali se non qualche bilanciamento e miglioria. Cambiano invece molte delle altre meccaniche coinvolte.

Innanzitutto noi occidentali potremo goderci il “nuovo” sistema delle classi presenti già da Zodiac Age per PlayStation 2. Sostanzialmente, adesso le Licenze non avranno più una tabella enorme su cui decidere un percorso, piuttosto dovremmo pensare a come specializzare un personaggio scegliendo fino a due delle classi proposte dal sistema zodiacale. I ruoli saranno molti e spaziano dai più classici, come il mago bianco ed il guerriero, fino ai più complessi come il distruttore o l’aviopirata. La conseguenza di questo overhaul è che l’esperienza di gioco diventa molto più accessibile rispetto alla versione “pura”, ma anche più pulita e ben adatta a qualsiasi tipo di giocatore. La comodità di poter avere suddette classi è evidente fin dalle prime fasi di gioco, dove la crescita di ogni personaggio è indirizzata verso determinati nodi licenza che altrimenti avrebbero richiesto molto tempo (e grind) per essere sbloccati. Una scelta più che giusta per omaggiare lo spirito di varietà che Final Fantasy XII propone grazie ai gambit, alle tecniche e alle moltissime magie disponibili. Ciò permette una differenziazione così alta che ogni giocatore potrà superare il titolo con qualsiasi combinazione ed assetto gli piaccia, indipendentemente dai valori ottimali o dalle strane vie per ottenere l’equipaggiamento più forte (sarete contenti di sapere che i forzieri da non aprire non esistono più).

In questa versione di Zodiac Age, è presente una modalità Sfida che vi permetterà di cimentarvi nell’eliminazione di 100 piani di nemici. Ogni piano sarà tematico e metterà alla prova le vostre abilità, consegnandovi premi che poter utilizzare nel gioco principale. Questa meccanica, ormai diventata iconica nei titoli del franchise come Final Fantasy XIV, è sia un ottimo modo per ottenere equipaggiamento di alto livello, sia un stimolo palese per i giocatori hardcore che vogliono cimentarsi in livelli dalla difficoltà tattica elevata. Degno di nota è l’ultimo piano, il quale ha un nuovo boss creato appositamente per l’occasione.

Il resto dell’apparato puramente giocoso è rimasto così come era un tempo, soprattutto nelle dinamiche chiave. Come nuovi giocatori che si approcciano alla saga, vi ritroverete a combattere ed evocare le classiche Summon del franchise, ad affrontare una marea di missioni secondarie e missioni di caccia, a sfruttare una serie lunghissima di incantesimi e tecniche, e molti altri aspetti più classici dei Final Fantasy. Naturalmente non ci scordiamo del sistema di Apoteosi, anch’esso intatto, che vi permetterà di rilasciare potenti e spettacolari attacchi contro i nemici più ostici. Il divertimento è dunque assicurato nella salsa RPG più pura e rifinita dalle nuove meccaniche. Mettendo le mani sul controller e calandovi nelle battaglie più toste, noterete come l’azione risulti molto più fluida, dinamica e organizzata. Ciò rende Zodiac Age per PlayStation 4 una versione ancora più curata, dove è evidente l’impegno messo nel cercare di rendere più accomodante e divertente il gameplay un po’ legnoso dell’originale, difetto più sottolineato ai tempi dell’uscita. Possiamo finalmente dire che l’ibridazione tra “Turni” ed “Azione” è finalmente giunta alla sua forma finale.

Infine, è bene sottolineare che è possibile accelerare il gioco del 200 o del 400%. Tale funzione vi risparmierà ore ed ore di gioco che sarebbero andate sprecate nei tediosi backtracking o nel farm di punti esperienza/oggetti/LP. Per quanto sia bello giocare alla maniera della vecchia scuola, accelerare il gioco può rendere meno frustranti tutti quei momenti che abbiamo odiato fin dalla PlayStation 2, come il dover uccidere nemici su nemici per trovare un singolo oggetto rarissimo. Sempre su questa scia, adesso è stata introdotta anche una funzione di autosalvataggio ogni volta che si cambia area, grazie al cielo. Niente più scampagnate a ripetizione per colpa di qualche mostro inatteso!

Resurrezione tecnica

Venendo al lato tecnico, il lavoro svolto da Square Enix è evidente in ogni angolo di Final Fantasy XII The Zodiac Age. Attenzione, la base rimane sempre ciò che è stato fatto su PlayStation 2 perciò non c’è da stupirsi se la grafica sembra un po’ datata, ma nonostante questo il gioco è di una qualità ottima.

La prima cosa che colpisce è il rework totale dell’HUD, resa molto più grande, leggibile e comprensibile. Addio al vecchio font simil medioevale e benvenute scritte moderne e minimali! L’unico difetto è l’eliminazione della splendida schermata dei salvataggi, rimpiazzata da quella classica del sistema PlayStation, ma immaginiamo sia dovuta proprio all’architettura della console. Da qui passiamo alle cutscene, che di base sono quelle vecchie ma rielaborate con le definizioni moderne. Ciò le rende più nitide, colorate e dettagliate, senza l’effetto filigrana che rendeva tutto pixellato e poco adatto agli schermi odierni. Ciò naturalmente vale anche per tutte le sezioni di gioco puro, le quali godono inoltre di luci ed ombre moderne, profondità di campo ed una saturazione migliorata.

Molte texture sono state rifatte e le più evidenti riguardano proprio i personaggi ed i nemici, che adesso sono infinitamente più delineati. Gli ambienti rimangono molto simili al passato, soprattutto quelli “chiusi”, e in tal senso sicuramente si sarebbe potuto fare di più, ma rimangono comunque accettabili. Il risultato generale però è evidentissime e di pregevole fattura, tanto da non sfigurare accanto ad altri titoli usciti negli ultimi anni. Il lavoro svolto da Square Enix è un ottimo indicatore di come si dovrebbe fare una remastered di un titolo (così come lo è ancora di più quella di Crash) ed è una vera e propria rielaborazione totale degli elementi chiave. Il risultato è uno svecchiamento così convincente da dare l’illusione di star giocando a qualcosa di completamente diverso, in alcune zone soprattutto.

Il “rimodellamento” ha anche colpito il sonoro, che possiede delle nuove musiche e conservato quelle originali, e i vari controlli/menù che sono molto più rapidi ed adatti al modo di giocare attuale. La novità più significativa è l’introduzione della mappa trasparente su schermo, decisamente utile nel corso dell’avventura.

Conclusioni e commento dell’autore

Final Fantasy XII The Zodiac Age, come pura remastered, è un ottimo lavoro. I cambiamenti sono molti, così come le aggiunte, tanto da far innamorare nuovamente i vecchi fan del capitolo. Sia a livello tecnico che nel gameplay, tutto è stato tarato per rendere l’esperienza più divertente, moderna, fluida ed adatta agli standard attuali dell’industria; svecchiando dunque un titolo che aveva alle spalle più di 10 anni di cambiamenti da recuperare.

Naturalmente recensire completamente il gioco, inteso come Final Fantasy XII, sarebbe anacronistico. La storia ha già espresso il suo verdetto sulle capacità di tale videogioco e quest’oggi siamo invece chiamati a chiederci se questa sia una degna remastered o meno. Se ciò che ci presenta sia sufficiente per giustificarne l’acquisto, o se effettivamente si tratta di un semplice porting da PlayStation 2. La risposta, se non fosse evidente dalle righe sopra, è che sicuramente si tratta di lavoro eccezionale che ha riacceso la passione per il dodicesimo capitolo attraverso una serie di accortezze e aggiunte magistrali. Square Enix ci offre un nuovo biglietto per tornare ad Ivalice e l’offerta è così buona che sarebbe da pazzi non accettarla! E’ bene sottolineare però che, nonostante il risultato estremamente apprezzabile, si sarebbe potuto fare di più soprattutto a livello ambientale, che rimane ancora un po’ debole. Tuttavia, tale “difetto”, a nostro giudizio non inficia su quanto c’è di buono in Zodiac Age, che invece merita di essere messo in primo piano.