Tra i tanti possibili percorsi da affrontare durante Milan Games Week 2018 una sosta che non può certo mancare è quella relativa alla sezione dei giochi indipendenti completamente made in Italy che negli anni ha mostrato alcune eccellenze della nostra “cantera” di sviluppatori e dimostrando che a piccoli passi anche il nostro paese si sta affacciando verso questo finora poco esplorato mercato. Tra i titoli che presenti in fiera il mio occhio è caduto su Blood Opera Crescendo.

Tra le produzioni che ho avuto il piacere di provare questa piccola opera di 2D di Kibou Entertainment, giovanissima software house italiana, ci ha colpito per il suo carattere gotico e la sua realizzazione che prende tanto spunto dalle avventure grafiche vecchio stile e strizza l’occhio a saghe come quella di Castelvania e Ace Attonery. Come sono state combinate queste due sfere così distanti l’ho potuto valutare provando il primo capitolo del gioco in fiera nel grande padiglione dedicato agli indie.

Nel diciottesimo secolo in un villaggio immaginario dell’Austria una serie di delitti macabri tramuta i corpi di alcune vittime in strumenti musicali. E un ex-direttore d’orchestra e compositore dovrà far luce su questi eventi andando alla ricerca di indizi e interrogando abitanti per alzare il velo di mistero dietro questa efferata striscia di morte. Propria questa atmosfera di tensione lugubre ed esoterica in questa prime fasi dell’avventura, oltre al bellissimo artwork del titolo del gioco, paiono rimandare alla serie Castelvania. Ma il gioco ben presto spinge il giocatore vero una azione di gioco più improntata sul ragionamento e sulla esplorazione alla ricerca di tutte gli indizi che possano portare alla risoluzione del caso e quindi improntare il gameplay molto di più verso le avventure grafiche.

Rispetto però a titoli come Ace Attonery, Blood Opera Crescendo non si sviluppa su scenari prerenderizzati ma su mappe con vista aerea realizzati con RPG Maker MV. La bravura del team di sviluppo sta nell’essere riusciti a tirare fuori da questo engine una qualcosa che solo all’apparenza rimanda graficamente e nei movimenti agli RPG. Si tratta delle prime fasi di gioco, ma già in questa prova iniziale la sensazione è che si sia fatto un gran lavoro nel creare una scenari con molta interazione e con il giusto mix di luci e ombre che crea un’atmosfera di tensione e pare scrollarsi di dosso i rimandi ai giochi di ruolo.

Sebbene sia ancora presto per valutare la bontà finale del prodotto, già si sono palesati in questa prova alcuni punti a favore che fanno ben sperare per il futuro. Primo tra tutti la complessità di alcuni enigmi che non solo è degna di nota ma dimostra una cura particolarmente ispirata. Secondo punto a favore sono gli artwork dei personaggi influenzati da manga come Berusaiyu no bara (in Italia conosciuto come Lady Oscar) la cui ispirazione è riconoscibile seppur il risultato finale sembra vivere di vita propria.

Non resta che attendere che Blood Opera Crescendo proceda a vele spiegate nello sviluppo e veda definitivamente la luce sulle piattaforme promesse (PC tramite Steam e dispositivi mobile).

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Dalla sua mansion sulle colline del Sannio è riuscito ad attraversare l’universo senza tuta Phazon, raggiungendo regni brulicanti di Koopa grazie ai consigli delle pietre Sheikhan. Ma il suo desiderio nascosto è una piccola casetta nella Colonia 9 di Bionis. Birra artigianale, cinema e board game le altre sue passioni. Ogni volta che esce un nuovo Zelda esclama: "Avverto un tremito nella forza".