Amnesia Collection è la raccolta di tutti i giochi di questo franchise che hanno segnato il modo di fare gli horror su PC. Attraverso le sue idee e meccaniche piuttosto originali, che contraddistinguono il modus operandi dello studio Frictional Games, ha spaventato e ammaliato milioni di giocatori, definendo un fenomeno di massa e dando il via a tutto un filone di tendenze che poi hanno sfociato in vere e proprie mode. Basti pensare che il successo del famoso PewDiePie è largamente dovuto a questo titolo, per la prima parte della sua carriera. Ad oggi, lo studio ha voluto rilasciare una versione completa per gli utenti delle console di nuova generazione, in modo da permettere a chiunque si sia perso la saga di gustarsi tutti i capitoli ed i vari DLC.

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Tra castelli e ville, soli e dispersi

La storia di Amnesia The Dark Descent è piuttosto particolare. Vi risvegliate in un castello completamente soli e senza alcun ricordo. Il gioco vi fornisce pochi indizi sulla vostra identità o sul vostro obiettivo, quello che dovrete fare è semplicemente cercare una via d’uscita o qualcuno che possa aiutarvi. Ben presto, capirete che quello non è un castello pacifico, ma uno piuttosto inquietante ed abitato da oscure presenze al limite del grottesco, dalle quali dovrete nascondervi dato che non avrete nessun arma a disposizione. Al giorno d’oggi, questa premessa può risultare ridondante, perché in effetti è il tipo di ambientazione che molte produzioni hanno riprodotto nel passare degli anni, creando diverse varianti come il famoso Outlast.

Mentre, nel susseguirsi degli anni, il fattore horror è stato sempre più propenso a concentrarsi sulla paura e sui classici jumpscare (che ormai fanno paura solo ai più suscettibili), Amnesia ha sempre concentrato la sua esperienza nel mettere il giocatore in una situazione ansiolitica dove non basta solamente fuggire, ma comprendere la situazione e sopravvivere utilizzando il proprio ingegno.

Accoppiando enigmi ad inseguimenti, Amnesia ha tessuto una trama singolare che rende molto omaggio alle produzioni Lovecraftiane grazie ai suoi elementi occulti ed ai riferimenti di antichi manufatti maledetti sparsi per le rovine del mondo. Chi ci ha giocato, sa bene quanto la situazione prenda una piega macabra e mistica verso la fine del gioco. Ovviamente non mancano i colpi di scena, i quali sono una sorta di conseguenza ovvia quando si parla delle amnesie di un individuo. In questa edizione è presente anche il DLC, che aggiunge una nuova prospettiva di un particolare personaggio del gioco.

Passando a Machine For Pigs, questo capitolo è ambientato in una villa di un ricco industriale sessant’anni dopo gli eventi del primo gioco. Il protagonista è il proprietario della villa che subisce un’amnesia (guarda caso) e che ha passato mesi in coma dopo una spedizione in Messico. Ovviamente, per chi ci ha già giocato, il collegamento è evidente ma lasceremo la sorpresa per i neofiti.

La trama di Machine for Pigs è improntata più sulla narrazione, che sulla vera e propria sopravvivenza. Non sorprende infatti vedere un gioco molto più lineare rispetto al primo capitolo, dove l’esplorazione era importante per rimanere in vita. Qui vediamo una storia eccellentemente scritta venir diretta quasi su un binario, fornendo un’esperienza più emotiva piuttosto che un semplice horror fatto di jumpscare. Lo sviluppo di Soma ha ovviamente inciso sulla durata di Machine For Pigs, tuttavia la trama risulta ben orchestrata, con personaggi interessanti e vicende originali, soprattutto quando si riallaccia al filone del suo predecessore verso la metà del gioco.

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Concludendo, le storie del franchise sono un’esperienza unica che trascendono la classica ripetitività delle classiche trame degli horror moderni. C’è profondità narrativa, del mistero, della tensione palpabile che coinvolge il giocatore non solo quei pochi secondi dell’attacco improvviso. Il viaggio che farete in questi giochi è un viaggio nelle profondità dell’oscurità e della sanità, dove dei mali antichi tornano a nuocere chi li ha disturbati, affidando a voi il compito di far prevalere il vostro spirito di conservazione sulle maledizioni.

In linea generale, si può affermare che Amnesia è stato un titolo acclamato dalla critica principalmente per la maestria nel potenziare il comparto narrativo attraverso il gameplay, facendo camminare di pari passo le due cose in modo che sia proprio il giocatore stesso, con le sue forze, a scoprire gli elementi ed i misteri dietro la sua presenza in quel gioco. La sete di conoscenza, che contraddistingue la razza umana, è sia la rovina che la salvezza in questa serie. Dove vi spingerete per scoprire i segreti del gioco? Che pericoli o conseguenze sarete disposti ad affrontare? Sta a voi deciderlo.

Niente armi, solo ingegno

Il gameplay generale dei capitoli è piuttosto semplice. Tutto ciò che dovrete fare è camminare per il mondo di gioco armati solamente di una torcia. Il vostro compito è sopravvivere alle varie presenze all’interno degli ambienti utilizzando qualsiasi cosa a vostra disposizione.

In Dark Descent soprattutto vi ritroverete a nascondervi negli armadi, bloccare le porte con tavoli e sedie, scavalcare finestre e correre nelle fogne chiudendo delle porte. Tutto l’ambiente circostante può essere utilizzato, nei limiti del gioco, per assicurarvi una via d’uscita, ma in nessun modo potrete contrattaccare le creature che vi inseguono, sarete indifesi e la vostra unica salvezza sarà quella di nascondervi e fuggire.

Questo senso di impotenza, provato da molti giocatori per la prima volta proprio con questo titolo, è stato uno dei punti che ha attirato più persone verso il franchise. Nei videogame di solito si ha sempre un modo per difendersi, per uccidere i cattivi. In Amnesia invece è come se la vostra umana fragilità fosse esaltata ancora di più, facendovi rendere conto che anche in un videogame è possibile trovarsi disarmati di fronte ai pericoli.

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Un altro fattore interessante è il rapporto con il buio. Nel gioco, oltre alla classica barra della vita, è presente un indicatore che rappresenta la vostra sanità mentale. Rimanendo al buio per troppo a lungo, vedendo orrori o assistendo ad altre cose simili, si inizierà ad impazzire dalla paura. Più la vostra sanità sarà bassa, meno sarete lucidi e quindi soggetti a varie illusioni dovute alla paura. Questo aggiunge un fattore realistico decisamente importante, che tenta di simulare una vera sensazione di paura pura. Per recuperare questo parametro,  è possibile stare in un luogo illuminato, utilizzare oggetti specifici o risolvere alcuni puzzle sparsi per il gioco. Quest’ultimi sono ben realizzati, anche se alcuni di essi (specie nel primo capitolo) sono decisamente ostici e metteranno alla prova il vostro coraggio.

In Machine for Pigs molti elementi di gameplay vengono meno, così come l’esplorazione. Questo perché il capitolo non risulta un vero e proprio survival horror quanto un’esperienza puramente narrativa, simile a Dear Esther. Per questo motivo, molti fan sono rimasti un po’ delusi ma, essendo in questo caso compreso nella collection, sicuramente si tratta di un’aggiunta che non guasta.

Una paura invecchiata

Passando al lato tecnico, non vediamo netti miglioramenti rispetto alle edizioni passate. Nonostante la grafica della serie non sia affatto male, per un’edizione next gen ci si aspettava un po’ più di impegno per migliorarne il motore grafico. Ovviamente il punto focale dell’engine gli effetti di luce, splendidamente realizzati. Dunque è importante settare al meglio la luminosità per godersi il buio e l’atmosfera di gioco. Possibilmente, anche la stanza in cui lo si gioca non deve essere eccessivamente illuminata, per ovvie ragioni. Nel comparto sonoro non ci sono novità evidenti, i punti forti rimangono quelli del precedente capitolo: il doppiaggio rimane eccellente e la colonna sonora un ottimo accompagnamento.

L’unica pecca è che alcuni vecchi bug non sono stati affatto corretti, tanto che sono riscontrabili ancora in questa collection.  Si poteva fare sicuramente uno sforzo in più per correggerli, tuttavia sono così minimali e rari che non influiscono sull’esperienza di gioco complessiva. Il controller è sicuramente uno strumento meno adatto del mouse, il quale controlla meglio la visuale rispetto alle levette, permettendo manovre più precise ed adatte al tipo di situazione che Amnesia richiede. Tuttavia, la riproduzione e lo schema immesso sono abbastanza facili da utilizzare, diminuendo quindi il gap tra le varie periferiche. Chissà, magari in futuro verrà implementato un supporto per il VR, i presupposti ci sono tutti.

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Conclusione e commento dell’autore

Amnesia Collection è un’ottima occasione per chi non ha mai sperimentato il franchise, o per chi ha giocato solo ad alcuni titoli e non possiede un PC performante, mentre non c’è quasi nulla per i vecchi giocatori, gli elementi che hanno contraddistinto questa saga sono tornati di nuovo per far capire chi ha iniziato il fenomeno di un tipo specifico di Survival Horror. Con una narrazione originale ed interessante, il gioco coinvolge il giocatore in una lotta per la vita contro oscure presenze che sono al limite del grottesco. Ansia e scenari inquietanti sono gli ingredienti principali di questa esperienza, che va obbligatoriamente gustata con il giusto approccio.

Personalmente ho adorato la saga sin dai primi albori. Ricordo ancora il clamore che circondava il primo Amnesia, acclamato come uno dei migliori giochi presenti su Steam all’epoca. Rigiocandolo ammetto che ancora oggi, nonostante sappia cosa succede nel gioco a memoria, in alcune scene ho provato di nuovo ansia e paura. Poco da dire, il gioco è un pilastro del genere per evidenti motivi riscontrabili anche solo nella prima ora di gioco.

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