Vi ricordate quel periodo videoludico in cui i giochi sulla seconda guerra mondiale continuavano a uscire a raffica? Ci eravamo quasi stufati di questa continua ambientazione bellica. La situazione è decisamente cambiata da un estremo all’altro, oggi abbiamo sul mercato un’ampia scelta di sparatutto futuristici, tra cui anche gli ultimi Call Of Duty, fortemente criticati dalla community per il loro essere troppo avanti nel tempo, sia per l’ambiente di gioco sia per delle meccaniche di gameplay ormai troppo distanti dall’ideologia iniziale della serie.

Quest’anno Sledgehammer Games e Activision decidono di tornare con i piedi per terra -letteralmente- con Call Of Duty WWII, riproponendo la seconda guerra mondiale e tutto ciò che ne consegue a livello di meccaniche. Sarà riuscito il team a rinvigorire una saga che negli ultimi anni ha perso un po’ di smalto? Oppure l’effetto nostalgia ha giocato un brutto scherzo?

Una seconda guerra mondiale… A metà

Sledgehammer Games ha ben pensato di costruire la campagna di questo Call Of Duty basandola interamente sugli Americani e sulla campagna per liberare l’Europa. Non possiamo essere sicuramente soddisfatti al 100% per questa scelta, visto che le situazioni mostrate nella campagna a singolo giocatore sono state già ampiamente viste nei precedenti titoli della saga, se non addirittura realizzate meglio all’epoca. Inoltre vivere un titolo che si basa sulla seconda mondiale, ma che racconta unicamente il conflitto americano in Europa, ci sembra assolutamente poco logico, quanto sbagliato, visto e soprattutto che i primi titoli del brand si concentravano su più fronti, riuscendoci in maniera davvero eccelsa.

Se vi aspettate una campagna dai toni forti, vi sbagliate. Call Of Duty WWII non è un titolo coraggioso, non mostra crudeltà efferate, come abbiamo già potuto assistere in titoli come Call Of Duty World At War o Brothers in Arms -per citarne due-, prova unicamente nel finale a mostrare qualcosa di nuovo, senza riuscirci. Nonostante tutto questo, la storyline sa regalare momenti esaltanti, grazie anche a circostanze scriptate e alla classica epicità che la serie Call Of Duty riesce da sempre ad avere. Inoltre, riesce ad offrire una grande varietà di missioni, dall’utilizzo di un cingolato, fino a pilotare un aereo da combattimento.

Nella sua totalità, la campagna riesce a intrattenere per tutta la sua durata di 7 ore, con semplicità e senza fronzoli eccessivi, tuttavia, non possiamo fare a meno di sottolineare quanto sia al di sotto delle aspettative, riuscendo, si, ad essere una delle campagne migliori degli ultimi Call Of Duty, ma allo stesso tempo è sicuramente la peggiore tra quelli ambientati nella seconda guerra mondiale.

Esperienza a tutto tondo

Parliamoci chiaro, la portata principale di questo Call Of Duty è sicuramente l’online competitivo e co-op, suddiviso in diverse modalità di gioco, dalle classiche: come deathmatch, cattura la bandiera, cerca e distruggi, postazioni, fino ad arrivare all‘inedita modalità guerra, molto simile a quanto già visto in Battlefield 1 con “operazioni”. Due fazioni, su due fronti, devono conquistare dei checkpoint per controllare la mappa, alternandosi tra attacco e difesa durante i turni di gioco.

Immancabile la Nazi-zombie mode, in cui, dopo un breve prologo, possiamo cimentarci con i nostri amici, ad eliminare ondate e ondate di zombie, ottenendo punti ed equipaggiamento. Questa è l’unica modalità in cui le microtransazioni influiscono, ma che possiamo garantirvi, non modificano il bilanciamento della stessa, riuscendo a essere sempre godibile e divertente.

Interessante il sistema di divisioni, il quale ci permette di selezionare alla nostra prima partita, la classe in cui vogliamo specializzarci. Aumentando di esperienza e livello, otteniamo diversi bonus passivi che possiamo selezionare, come la ricarica rapida o uno sprint più duraturo nel tempo. Un’altra interessante aggiunta è il quartier generale, il quale ricorda vagamente la Torre di Destiny, sostanzialmente un grandissimo Hub dove è possibile sfidare gli amici in scontri 1vs1, o al poligono di tiro, o ancora provare le kill streak, le quali ovviamente tornano in grandi quantità anche in questo capitolo.

Inutile specificare che il gameplay di Call Of Duty rimane ancora oggi solidissimo, forse troppo ancorato al passato, ma pur sempre solido. L’eliminazione dei doppi salti, della scivolata, e il ritorno ai combattimenti a “terra”, rende il titolo meno frenetico e più “strategico”, il che non è necessariamente un male.

Vecchio motore non si cambia

Sledgehammer Games è sicuramente la software house che riesce meglio a perfezionare il motore -ormai datato- di Call Of Duty, il risultato è un impatto visivo davvero sorprendente, anche se contornato da una staticità ambientale davvero evidente, un’intelligenza artificiale dei nemici ancora troppo, videoludicamente parlando, stupida, e delle animazioni ormai troppo datate che stonano completamente dalla notevole bellezza visiva del titolo. Il tutto considerando che il gioco è ancorato ai 60 fps granitici, sia in singolo sia in modalità online.

Da elogiare il comparto audio, completamente ricampionato e rivisto, il quale oltre a garantire degli effetti audio ben realizzati, dispone anche di un doppiaggio italiano davvero ben recitato e soprattutto ben scritto, molto fedele alle frasi originali. Tutto questo riesce a dare il giusto impatto al giocatore in qualsiasi situazione, a dimostrazione del fatto che Activision e Sledgehammer Games, si siano molto impegnate nella realizzazione di questo capitolo.

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