DOOM, sviluppato da Id Software e Bethesda, è il nuovo capitolo e reboot dello storico franchise creato da Romero e Carmack tanti anni fa, quando l’industria videoludica era nei suoi primi anni di vita. Con una grafica pixellosa, che era alta tecnologia per i tempi, DOOM stregò un’intera generazione di videogiocatori, con la sua gretta violenza e la dinamicità che offriva, facendo calare gli utenti nei panni di uno sterminatore di demoni che faceva quello che andava fatto a suon di proiettili e tecnologia.

Ormai sono passati decenni da quando il primo capitolo venne messo in commercio e le cose si sono evolute tantissimo, passando dai pixel enormi fino al fotorealismo. E proprio in questo scenario, assistiamo ad un ritorno dell’anima dei veri DOOM con la nuova avventura proposta da Id Software. Sarà riuscito il novello capitolo ad essere un bel gioco sia per gli appassionati che per i nuovi utenti? Noi di Gamempire.it siamo andati e tornati dall’inferno con l’intento di fornirvi una recensione su uno dei brand più iconici del settore.

Un altro giorno, nuove minacce infernali

Il gioco possiede tre modalità: campagna, multiplayer e “SnapMap”, un tool di creazione di livelli molto ben fatto di cui parleremo più avanti. Tuttavia, come lo è stato in passato, il fulcro di DOOM è proprio la campagna principale del gioco, perciò inizieremo da qui la nostra analisi.

La nostra storia inizia con il giocatore, ovvero il nostro caro vecchio Doom Guy, che si risveglierà all’interno di un complesso di ricerca su Marte. Spaesati, ci renderemo presto conto che c’è qualcosa che non va, ovvero che la realtà si è fusa con la dimensione demoniaca, creando una vera e propria invasione sulla colonia marziana. Ovviamente il nostro eroe è l’unico che può fermare la venuta dell’inferno sulla terra, o meglio su Marte. Questa è, a grandi linee, la trama di DOOM, che ovviamente presenta un protagonista muto circondato da molti personaggi piuttosto loquaci, alcuni dei quali anche molto interessanti. Nelle prime fasi di gioco, scopriremo che il complesso su Marte appartiene ad una compagnia che ha dedicato tutte le sue risorse allo studio dell’energia Argent e del mondo demoniaco per far progredire la scienza ad ogni costo. Sappiamo, purtroppo, che questa spasmodica ricerca del potere assoluto porta risultati disastrosi, infatti non sono riusciti a tenere i demoni sotto il loro controllo, scatenando gli eventi apocalittici che vivremo sul pianeta rosso. A capitanare l’intera struttura è uno scienziato robot di nome Samuel Hayden, il quale possiede conoscenze molto vaste sul mondo al di là del portale.

Nonostante fosse lui il capo dell’intera struttura, chi muoveva le fila era una certa Olivia Pierce, una scienziata prodigiosa che è stata corrotta dai demoni stessi, in modo da essere usata come il vessillo che avrebbe scatenato gli eventi narrati nel gioco. Nonostante la storia abbia una narrazione ben impostata, completata dal ricchissimo database di registri trovabili in gioco e accessibili dal menù dedicato, il finale del titolo è decisamente sottotono e quasi “smorzato” per creare il proseguo nel prossimo capitolo del franchise. Il che è piuttosto evidente sopratutto nel boss finale, che appare sia poco ostico sia come una sorta di rimpiazzo di quello che doveva essere lo scontro con l’effettiva nemesi del giocatore. Ciò è sopratutto marcato dal ritmo frenetico della campagna, la quale crea un crescendo di eventi che porta il giocatore ad aspettarsi una conclusione esplosiva e dai toni superiori rispetto alle missioni precedenti. Purtroppo, in questo, DOOM ha fallito nel suo intento consegnando un’uscita di scena che interrompe bruscamente il ritmo della trama.

Doom

Passiamo invece ad analizzare la gemma brillante dell’intera esperienza fornita dal titolo: il gameplay. Inizierete la vostra avventura scegliendo un livello di difficoltà tra i quattro selezionabili, che vanno dal classico trio “Facile-Normale-Difficile” a Incubo e, una volta sbloccata, Ultra-Incubo (che ricordiamo risulta una difficoltà così elevata da non essere stata completata neanche dagli sviluppatori). In tal senso, il gioco offre una vasta gamma di gradi di sfida adatti sia a chi si approccia al genere per la prima volta, che quindi potrà tranquillamente scegliere normale, sia a chi è un veterano dei tempi d’oro, il quale potrà gioire delle difficoltà più elevate che garantiscono sicuramente una bella gatta da pelare anche al più esperto dei giocatori.

Già dalla prima missione noterete che starete imbracciando la vostra fidata arma, pronti ad uccidere qualsiasi cosa si muova. Questo è lo spirito del gameplay di DOOM, il quale vi mette a disposizione una vasto arsenale di strumenti di morte per occuparvi di tutti i demoni che incontrerete sul vostro cammino, possibilmente nella maniera più brutale ed epica possibile. Non si può mirare con le armi, tranne qualche eccezione, ed ognuna di esse avrà ben due modalità di fuoco secondario selezionabili, che spaziano da bombe a impulsi a razzi ricercanti, il che crea un’infinita varietà di combinazioni e di strumenti utilizzabili, adatti ad affrontare qualsiasi situazione e nemico. Il gioco avrà un ritmo molto veloce e perciò è stata eliminata la meccanica di ricarica delle armi. In tal senso, non è neanche consigliato fermarsi per nessuna ragione. Del resto, un bersaglio fermo è un bersaglio morto nel mondo di DOOM.

Vi ritroverete dunque a sparare selve di proiettili in costante movimento, creando un bagno di sangue attorno a voi. Per aumentare l’epicità dei vostri assassinii, sarà possibile eseguire delle uccisioni particolari una volta che i vostri nemici lampeggeranno. Questa modalità d’esecuzione è piuttosto brutale e vede il vostro personaggio squarciare e colpire i demoni a mani nude, ricevendo in premio salute e munizioni. Oltre che ad essere un tratto distintivo della saga, queste “uccisioni epiche” sono visivamente appaganti e differenti in base al nemico che si colpisce e al punto in cui si mira, creando quel perfetto mix tra gore e brutalità gratuita che tanto accompagna il brand di DOOM da sempre .

Avremo inoltre a disposizione alcuni gadget, come le granate, e alcune armi in grado di uccidere istantaneamente i nemici più ostici. Queste sono la classica motosega e il vecchio BFG 9000, le quali possono tranquillamente sbarazzarsi di ogni demone nel gioco, al costo però di preziose munizioni trovabili solamente se sparse sulla mappa. In tal senso, seppur forti, queste armi non sbilanciano assolutamente il gioco in quanto rimangono risorse da utilizzare solo in estrema emergenza, dato che non è possibile sapere con certezza quando si riusciranno a trovare proiettili per esse.

Ogni arma del gioco potrà essere potenziata, avendo fino a 4 potenziamenti per modifica, di cui uno potrà essere sbloccato attraverso il completamente di una determinata sfida, mentre il resto si baserà sulla raccolta di punti armi che può avvenire uccidendo un determinato numero di nemici o scoprendo molti segreti all’interno dei livelli. Lo stesso discorso vale per l’armatura, la quale avrà alcuni potenziamenti riservati alle capacità e acquistabili attraverso i punti armatura sottratti a delle carcasse trovate in gioco (di cui molte sono nascoste), mentre i parametri come salute, munizioni e corazza potranno essere aumentati trovando frammenti di energia Argent sparsi nel gioco. Inoltre sarà possibile trovare delle rune fluttuanti nel mondo di gioco, le quali garantiranno dei bonus quando vengono equipaggiate. Per ottenerle, però, sarà necessario completare alcune sfide che tuttavia non risultano per niente ostiche nella maggioranza dei casi.

Nonostante questa caterva di potenziamenti per il proprio personaggio, che sono permanenti nello slot di salvataggio selezionato, il gioco risulta comunque ben bilanciato e non diventa eccessivamente facile una volta raggiunto il grado massimo in tutti i settori. Piuttosto sono da considerarsi un passaggio quasi obbligatorio se si vuole avere una chance di sopravvivere alle difficoltà più elevate, dato che i nemici sono in grado di togliere quasi tutta la vita in un colpo solo. Insomma, se avevate paura di essere over powered alla fine della prima run, non avete da temere: DOOM offre una sfida anche per i più preparati con l’equipaggiamento migliore.

Passando ai nemici, questi saranno diversi e feroci, sopratutto i più ostici e grossi, e richiederanno parecchi colpi prima di andare giù. Ogni avversario che troverete avrà un suo unico tipo di attacco e abilità e sarà necessario imparare i loro punti deboli e i loro movimenti se si vuole avere una chance di sopravvivere nelle situazioni più caotiche ed affollate. Oltre ad essere piuttosto forti, risultano anche piuttosto abili nel circondare il giocatore e a tagliargli le vie di fuga, il che mostra l’ottima intelligenza artificiale donatagli dagli sviluppatori. Dagli zombie lentissimi ai colossi satanici che fanno salti di mille metri, tutti avranno il desiderio di distruggervi nella maniera più cruenta possibile, così come lo avrete voi per loro. Il design dei mostri è ben studiato e c’è della creatività in molti di essi, con qualche ritorno di figure già note al franchise, tuttavia alla lunga possono risultare leggermente ripetitivi e sopratutto con poche variazioni nella loro specie. Infatti, una volta scoperto l’ultimo tipo di nemico presente nel gioco, si noterà una certa frequenza a ripetere sempre lo stesso esemplare di demone scontro dopo scontro e nella stessa sequenza. Il che può far storcere il naso ai giocatori più attenti al level design, mentre non creerà nessunissimo problema a chi vuole solo uccidere più nemici possibile nella maniera più veloce possibile.

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I vostri avversari, sopratutto con delle uccisioni epiche, lasceranno ogni tanto cadere dei globi salute e delle munizioni, mentre ve ne daranno molte se sarete in pericolo di vita. Nonostante forniscano effettivamente un quantitativo di vita al giocatore, quest’ultimo è molto esiguo rispetto ai danni che può provocare un colpo dei nemici in questione, il che rende la salute una risorsa utile solo a chi saprà gestire il campo di battaglia in maniera saggia, sopratutto considerando che qualsiasi risorsa andrà raccolta da terra, come è proprio del genere FPS Arena. Non illudetevi, quella poca vita data dai nemici non aumenterà le vostre chance di sopravvivenza.

Detto questo, c’è da notare però che le uccisioni epiche potrebbero essere troppo frequenti e leggermente sbilanciate nel quadro complessivo nello scontro, sopratutto utilizzando armi pesanti  come il cannone gauss e il lanciarazzi, che permettono di creare delle vere e proprie catene consecutive di esecuzioni di nemici senza il minimo sforzo.

Oltre alle armi convenzionali, il gioco mette a disposizione diversi “power up” che possono essere raccolti sul campo di battaglia, i quali donano diversi “status” come: l’immortalità, la velocità, il danno quadruplo e la possibilità di fare uccisioni epiche con un singolo pugno, il che è semplicemente fantastico e brutale a livelli estremi, oltre che essere un tripudio all’esagerazione del franchise. La loro bassa frequenza d’apparizione li rende piuttosto utili se usati strategicamente nelle situazioni concitate, ma principalmente fungono da piccolo espediente per creare un elemento di varietà nella sfilza di combattimenti che si susseguono nel gioco.

In DOOM non si deve solo sparare, infatti ci saranno molte sezioni di platforming, sopratutto quando sarà necessario scoprire i vari segreti e collezionabili sparsi per la mappa. Oltre ai potenziamenti descritti prima, sarà possibile trovare dei pupazzi del Doom Guy che sbloccheranno i modelli degli elementi del gioco (visibili nella sezione extra) e infine, in ogni mappa, sarà presente una porta che condurrà il giocatore a un livello classico dei Doom precedenti, per poi permettergli di sbloccare quel livello da giocare nella sezione Mappe Classiche, il che è una chicca sicuramente molto divertente e molto gradita dai vecchi giocatori. Questi collezionabili, alcuni dei quali saranno molto difficili da trovare, vi spingeranno a giocare i livelli più volte per trovare tutto ciò che era nascosto, il che si accoppia benissimo con le tre sfide da completare per ogni missione.

Dunque qui siamo davanti alla vera e propria essenza di DOOM trasposta in gameplay, ovvero il classico girone infernale dove solo le nostre armi saranno in grado di fare pulizia nella maniera più cruenta e spettacolare possibile. Veloce, appagante e ricco di contenuti, il gameplay di DOOM è adatto ad ogni giocatore che voglia divertirsi, nel pieno stile degli FPS Arena che da tanto mancavano sui nostri schermi. Nonostante sia un’esperienza ottima e dalle meccaniche ben oliate, sopratutto considerando la longevità della campagna e la rigiocabilità evidente, c’è una ripetitività di fondo non indifferente che smorza moltissimo l’ottima presentazione del gameplay. Sia nei nemici, che negli ambienti, che nelle meccaniche, c’è un costante filo conduttore con stesse dinamiche che crea delle increspature nel quadro generale del titolo, rendendolo spesso ridondante e prevedibile, andando a cozzare con il crescendo adrenalinico che DOOM vuole portarci sotto ogni aspetto.

Nonostante questo, la campagna raggiunge vette di qualità che non si vedevano da molto tempo nel genere degli FPS.

Non si è mai da soli all’inferno

Oltre alla campagna è presente un comparto multiplayer, che vede al suo interno diverse modalità originali e creative. Nonostante la grande personalizzazione del proprio personaggio e delle armi che si possono portare in battaglia, il multiplayer è molto al di sotto del livello qualitativo della campagna, rendendolo più un’attività di contorno che un vero e proprio motivo d’acquisto del gioco. Seppur divertente, risulta sbilanciato e poco pulito nel lato tecnico. Il positivo però c’è ed è dato dal feeling di ritorno agli FPS arena che tanto ci hanno fatto sognare nel passato, il che non è male se accoppiato alla miriade di cose da sbloccare giocando online, forse uno dei motivi per cui continuare a fare qualche partita.

Insomma, se volete prendere la pausa dalla campagna per qualche ora di divertimento online, è il posto per voi. Ma non vi aspettate un multigiocatore competitivo o rimarrete amareggiati. C’è da sottolineare però che la connettività è in media molto stabile, il che è essenziale in un ambiente di gioco così dinamico come quello di DOOM.

Doom Beta

La componente online scintilla invece con SnapMap, ovvero la possibilità di creare dei veri e propri livelli da poter giocare o da far giocare alla comunità online. Questo piccolo strumento di creazione risulta ben fatto e molto intuitivo, sopratutto grazie ai tutorial presenti in gioco. Oltre a permettere di creare veri e propri contenuti, aggiunge un valore illimitato di giocabilità grazie alla numerosa quantità di mappe potenzialmente presenti sul portale, tutte accessibili facilmente e senza troppe attese.

Nonostante il comparto online risulti effettivamente un contorno della campagna, è abbastanza divertente da poterci spendere delle ore di qualità senza troppi problemi. Grazie a SnapMap, sopratutto, si potranno mettere alla prova le proprie capacità creando livelli difficili, oppure cercando di mettere in difficoltà gli altri giocatori, pubblicandoli online.

La bellezza della brutalità

Per il comparto tecnico, ci sono solo lodi da tessere. Partendo dalla grafica, abbiamo un motore che riesce ad esprimere la fluidità e la stabilità giusta per il titolo, anche su console, dove raggiunge i 60 frame al secondo rimanendo nella sua bellezza stilistica. Nonostante gli ambienti siano per la maggior parte ripetitivi, ci sono molti scorci suggestivi che spaziano da strutture di ricerca andate in pezzi e piene di riti satanici, a valli infernali con teschi giganti sparsi a perdita d’occhio. In tal senso, l’inferno è forse il luogo meglio realizzato di DOOM, e su questo non c’è da stupirsi. I personaggi e i menù risultano molto dettagliati e dallo stile unico, sopratutto per quanto riguarda l’armatura che indossiamo e i ricercatori che incontreremo. Le ottime texture si accoppiano alla perfezione sia con l’ottima illuminazione che con gli effetti visivi, i quali sono ben resi sopratutto per quanto riguarda le fiamme ed il sangue.

Passando al sonoro, le musiche sono magistrali ed accompagnano benissimo l’esperienza di gioco con il loro sound heavy metal. Non troppo calcate, pompano l’adrenalina necessaria nelle fasi di combattimento, regalando assoli di chitarra mentre si apre in due un gigantesco demone cornuto, il che è un quadro che pochi giochi al mondo possono permettersi di regalare. In pieno stile DOOM la colonna sonora riprende perfettamente il feeling dell’ambiente con alcune parti “electro” miscelate tra una chitarra e l’altra, andando poi ad essere più marcate nelle musiche ambientali durante le fasi d’esplorazione. Nonostante non sia un genere adorato da tutti i videogiocatori odierni, si tratta di brani ben composti e adatti all’esagerazione splatter che il gioco vuole dare al giocatore, rendendola quindi una delle colonne sonore più azzeccate di tutti i tempi. C’è inoltre da sottolineare che è pieno di riferimenti a brani dei capitoli precedenti, che chi ha buon orecchio coglierà senza troppi sforzi.

Per quanto riguarda i controlli, sicuramente usare mouse e tastiera è molto più efficiente dell’avere un pad in mano, tuttavia gli sviluppatori hanno mappato i controlli per quest’ultimo in maniera ottimale, permettendo così di scorrere tra i menù e le armi senza troppi sforzi o manovre che fanno togliere le dita del giocatore dal grilletto, evitando dunque di fermare la frenesia d’azione che ogni combattimento richiede.

Conclusione e commento dell’autore

DOOM infine è ciò che i fan dei primi due capitoli storici stavano aspettando: azione frenetica, esagerazione splatter, orde di nemici da uccidere e nient’altro, solo uno shoot em up frenetico, divertente e soddisfacente.

Nonostante la conclusione della storia della campagna sia deludente, il resto della modalità single player è ottimamente realizzato e presenta livelli qualitativi notevoli, che non solo possiede un enorme valore di rigiocabilità, ma anche delle difficoltà crescenti ed ardue perfino per chi è esperto del genere. Un comparto grafico ottimo, una varietà di armi, nemici e potenziamenti molto vasta, citazioni e livelli dei vecchi capitoli rendono questo DOOM un’ottima esperienza sia per i nostalgici che per i nuovi giocatori che si approcciano alla saga nell’era moderna.

Inoltre, a supportare la campagna, è presente l’ottimo strumento SnapMap, che permette di creare livelli personali e condividerli anche online, e anche un comparto multiplayer che, seppur non eccellente o degno di nota, può essere divertente per chi apprezza gli FPS Arena. In sintesi, DOOM è uno dei titoli più divertenti e visivamente appaganti dell’anno e che meglio definiscono il genere FPS vero e grezzo, come lo era tanto tempo fa.

Personalmente l’ho trovato molto divertente e mi ha interessato molto andare a cercare segreti e citazioni tra i vari livelli, sopratutto i registri che presentano un sacco di retroscena e biografie utili a capire gli eventi della campagna, la quale tuttavia mi ha deluso nelle battute finali.

Vale la pena prendere DOOM? La mia risposta è assolutamente sì, vi regalerà moltissime ore di qualità come lo fece nei suoi primi due capitoli. Questo è un vero e proprio ritorno di uno dei migliori brand della storia videoludica, non c’è dubbio, ma Bethesda e Id Software hanno ancora da lavorare su alcuni difetti che potranno correggere benissimo nel nuovo capitolo, che sinceramente non vedo l’ora di giocare.

Infine, se siete curiosi di sapere quali trofei vi attenderanno nel gioco, date un’occhiata alla nostra guida ai trofei di DOOM.