Talvolta ci troviamo dinanzi a titoli che passano in secondo piano, annunci fatti in sordina e dimenticati con il passare del tempo. Le cause sono da attribuirsi ad un marketing non proprio adeguato o alla presenza di nomi dietro a queste produzioni che non riescono a suscitare la curiosità e l’interesse dei giocatori.

Un esempio lampante di questa categoria di giochi è Furi, il titolo che accingiamo a recensire. Un action dal sapore indie sviluppato presso gli studi di The Game Bakers, uscito il 5 luglio su PlayStation 4 (gratis per i possessori del Plus) e su Steam.

La software house in questione non lasciava presagire grandi cose, un curriculum con tante produzioni per mobile, qualche apparizione su Nintendo 3DS, tutto nell’estrema mediocrità. Premesse sicuramente poco invitanti e comunque poco brillanti nell’affollatissimo panorama videoludico, in particolare quello indie. Dobbiamo assolutamente ricrederci.

Furi è un gioco riuscito sotto tanti aspetti. Un prodotto fresco, divertente e particolare. Scopriamo perché.

Metafora

Partiamo dal presupposto che The Game Bakers non ha voluto creare assolutamente un mostro di narrativa con Furi, bensì ha voluto delineare una trama che spesso va interpretata dal giocatore. Non ci sono cutscene di spessore, dialoghi lunghi o personaggi a destra e manca. C’è un “eroe” che deve liberarsi dalla prigionia in cui risiede. Un carcere fatto da tanti mondi che si susseguono senza sosta, ognuno abitato da un guardiano che dovremmo sconfiggere. Effettivamente è questa l’essenza del gioco, affrontare e mandare al tappeto i boss man mano che proseguiamo nell’avventura. Non ci saranno ulteriori nemici oltre che i “guardiani”, si tratta in tutto e per tutto di un action boss-centrico.

L’evoluzione della storia andrà avanti solo durante il percorso (pilotato) da un boss all’altro, da un mondo a quello successivo, da prigione a prigione. A farci compagnia sarà un’ambigua figura con una maschera da coniglio, dal design spiccatamente giapponese, che ci accompagnerà con brevi dialoghi abbastanza ispirati. Il giocatore dovrà collegare autonomamente i pezzi del puzzle cogliendo gli indizi che ci vengono imbastiti col contagocce ogni qual volta batteremo il boss di turno. Ad essere onesti nemmeno il finale riesce a chiudere adeguatamente il cerchio creatosi, si va avanti sempre per intuizione e proprio nelle ultime battute i giocatori potrebbero storcere il naso. Come detto precedentemente però non è questa l’essenza di Furi, la narrazione è bene o male il contorno all’anima del gioco. Se vista sotto questo punto di vista potremmo davvero ritenerci soddisfatti, considerando che altre produzioni di questo genere non s’impegnano nemmeno in tal senso.

Le fatidiche sette camice

Il cuore di questa produzione è senza dubbio il gameplay. In questo caso distorciamo un famoso detto dicendo che descriverlo è “più difficile a dirsi che a farsi.” Effettivamente il punto forte di Furi risiede proprio nell’immediatezza con cui si entra in sintonia con i comandi e con le meccaniche di gioco.

Abbiamo ripetuto più volte che in Furi dovremmo sconfiggere un boss dopo l’altro, circa dieci. Gli scontri verranno affrontati in determinate arene, ognuna messa su a pennello per ogni boss, ognuna con una logica da imparare e da sfruttare a proprio vantaggio. Ed ecco che allora che lo scontro si fa duro. Essenzialmente potremo attaccare con la spada, lanciare delle sfere d’energia con lo stick destro, parare e muoverci con uno scatto. Sembra davvero fin troppo semplice, ma non lo è assolutamente.

Anzitutto gli attacchi vanno eseguiti a rigor di logica, poiché ogni boss avrà tempi d’attacco, movimenti e difese estremamente diversi. Le sfere d’energia anch’esse dovranno essere usate sfruttandol’intelletto per non rischiare di vedersi ritorcere contro le proprie armi. Ed ecco che entra in gioco la parata, che di fatto è la caratteristica essenziale per andare avanti con le sfide. Parare col giusto tempismo ad esempio ci permetterà di recuperare una parte (piccola) dell’energia persa durante lo scontro. Una parata perfetta invece oltre a far recuperare energia spezzerà la difesa del nostro nemico permettendoci di colpirlo per benino. Lo scatto sarà anch’esso essenziale per poter schivare gli attacchi energetici tipici di ogni boss del gioco.

Ci rendiamo conto di quanto possa sembrare semplice o comunque poco profondo il gameplay descritto in questo modo, purtroppo per capirlo a fondo bisogna davvero impugnare il pad (sconsigliamo vivamente mouse e tastiera). Solo allora riuscirete a capire come ogni elemento di gioco è mixato perfettamente, creando un gameplay divertente, fresco, impegnativo e appagante.

Le sfide con i boss saranno davvero toste e in tal senso avrete modo di scegliere tra tre difficoltà, la prima rende le cose più tranquille, quella di mezzo invece già mostrerà i muscoli impegnandovi davvero molto. La maggiore delle difficoltà, sbloccabile solo dover aver concluso il gioco, invece è consigliata davvero solo agli hardcore gamer, coloro che vogliono sudare ben oltre le sette camice per portare al termine le sfide con i boss, già abbastanza lunghe normalmente.

Ogni boss infatti avrà sotto alla propria barra energetica dei piccoli riquadri. Ogni volta che porteremo a zero la vita del nostro nemico scomparirà anche uno di questi riquadri e si passerà allo stadio successivo della lotta. Ogni stadio si farà man mano più complesso con nuovi attacchi dai quali sfuggire, una maggiore velocità del nemico e così via. I riquadri appena citati li troveremo anche sotto la nostra barra vitale, infatti avremo tre tentativi di lotta prima di dover ricominciare la sfida col boss da zero. Avremo modo inoltre di recuperare un riquadro portando il boss allo stadio successivo. Un metodo davvero interessante e gratificante. Essenziale per non rendere estenuanti e troppo difficili gli scontri. Si tratta infatti spesso di dover apprendere tutte le mosse e le movenze dei nostri nemici prima di poter arrivare alla vittoria, e questo si traduce in più tentativi costellati di svariati game over.

Jappo-style

Già dal menu di avvio e dal primo stage si nota come Furi abbia accolto appieno l’influenza dello stile giapponese. Vi anticipiamo che sotto il profilo artistico si tratta di un lavoro davvero egregio. Lo stile scelto è quello del cellshading, non troppo curato, ma non per questo brutto a vedersi. A rendere il gioco un vero e proprio piacere alla vista è il design con cui sono stati ricreati i vari mondi sopracitati. Si tratta di un fantastico gioco di colori, un mix tra fantasy e futuristico che più volte ci ha fatto brillare gli occhi.

La ciliegina sulla torta inoltre è il character design di Takashi Okazaki, ammirato già in Afro Samurai, che ha messo su davvero un bello spettacolo caratterizzando al meglio i boss del gioco, ognuno dei quali originale, fuori dagli schemi e incredibilmente curato. Abbiamo anche notato in uno degli stage iniziali anche un piccolo tributo (vogliamo chiamarlo così) alla Big Sister di Bioshock.

A far brillare tutto quanto detto finora è la colonna sonora composta da alcuni grandi nomi della musica elettronica: Carpenter Brut, Danger, The Toxic Avenger, solo per citarne alcuni. Si tratta di una soundtrack studiata a pennello, capace di adattarsi alla grande ad ogni scontro, allo stile di ogni boss. Ogni scontro verrà accompagnato da una melodia che caricherà non poco il giocatore, ci sentiamo di dire che addirittura vi aiuterà a concentrarvi al massimo.

Commento dell’Autore

Furi è una di quelle produzioni che non fa parlare tanto di sé, almeno fino alla sua uscita. The Game Bakers è riuscita a mettere sul mercato un action boss-centrico davvero unico e spettacolare. Un gameplay profondo e appagante, ma non per questo poco intuitivo. Un universo artisticamente spettacolare, con un design davvero raro a vedersi. Se non fosse per un comparto narrativo non troppo curato, avremmo dinanzi un capolavoro vero e proprio.

Ora come ora invece è un must per tutti coloro che cercano un gioco d’azione fuori dagli schemi e divertente come pochi. L’unica limitazione vera e propria potrebbe risiedere nel prezzo: 24,99€ per circa 6 ore di gioco.
Ma a conti fatti li vale davvero tutti.

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