Dal 2011 al 2016 di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Hard Reset Redux vede la luce per la prima volta proprio nel 2011 in versione PC, per approdare poi oggi su console.
Scopriamo insieme i pregi e i difetti del titolo di Flying Wild Hog.

Un po’ di storia…

Il gioco, edito da Gambitious Digital Entertainment, va subito al sodo sin dai primi minuti: noi siamo chiamati ad impersonare il maggiore Fletcher, membro della corporazione CLN e a svolgere i nostri compiti di sicurezza a Bezoar, l’ultima vera roccaforte dell’umanità in un mondo sconvolto da una guerra con macchine senzienti e volenterose di distruggere la razza umana.
Bezoar è cupa, a tratti la componente cyberpunk dell’ambientazione è quasi soffocante nei suoi cliché, ma è comunque una location piena di fascino e con una architettura davvero interessante.
La trama, che sembra scontata per tutta la prima parte del gioco, in realtà subisce un vero e proprio ribaltone ad un certo punto, tanto da rivelarsi estremamente più pregna di significato di quanto ci si aspettasse. Si passa dunque da una sensazione di visto e rivisto ad un interrogarsi su alcuni aspetti del mondo di gioco che davamo invece per scontati. Le cutscene di intermezzo, realizzate in stile fumetto, contribuiscono seppur nella loro staticità a dipanare meglio la trama. Purtroppo la localizzazione è inglese, quindi i non anglofoni sono avvertiti.

In ogni caso, su questo fronte, chapeau, Flying Wild Hog!

Un gameplay rodato, ma che mostra le rughe

Il gameplay è un vero e proprio inno alla vecchia scuola. Niente coperture, niente ricarica. Solo noi, tonnellate di piombo (o gozziliardi di watt in plasma rovente, a seconda delle armi) e decine di androidi sempre più grossi e cattivi da sbrindellare allegramente. Molto interessante l’introduzione di una cyber katana, che ci consentirà, a patto di infischiarcene di morire tra shrapnel metallici e orge di piombo in forma di proiettile, di smembrare i nostri opponenti meccanici. Un po’ sbilanciato lo scatto che, forse, tende a semplificare un po’ gli scontri consentendo uno strafe un po’ troppo marcato.

Purtroppo l’area di gioco, per quanto evocativa a livello visivo, seppur con i suoi difetti, non rende appieno al giorno d’oggi e si risolve, in fin dei conti, ad un corridoio. Altra pecca è la longevità, circa otto ore, e la scarsa rigiocabilità del titolo.

Molto pregevole, invece, il sistema d’armi. Inizialmente saremo dotati di una mitragliatrice abbastanza classica nella sua funzione (punta, spara, trita) e una sorta di fucile al plasma. Potremo upgradare entrambi raccogliendo crediti e segreti sparsi per il mondo di gioco; questo porta ad una sorta di esplorazione quasi forzata, in quanto i miglioramenti non sono assolutamente economici (in termini di crediti di gioco) e il boost che otterremo dalla scoperta di aree segrete non è trascurabile.

Sempre a proposito delle aree segrete, molte di queste ultime saranno raggiungibili facendo esplodere oggetti sullo scenario e questa caratteristica, la distruttibilità degli ambienti (tra l’altro uno dei segni distintivi della serie) sarà ovviamente sfruttabile anche per abbattere i nostri nemici. Nonostante i limiti imposti dalle console, Hard Reset Redux riesce ad essere appagante per gli occhi e ogni scontro, frenetico e all’ultimo sangue come la tradizione degli FPS “old school” vuole, è una iniezione di adrenalina.

Tecnicamente molto valido, anche se…

Graficamente è nella media, non brilla particolarmente in alcun campo, ma allo stesso tempo non abbiamo notato difetti degni di particolare nota. Le ambientazioni, come detto in apertura, tendono ad essere forse un po’ troppo cupe e a dare un’impressione quasi di oppressione al giocatore, ma dato il contesto narrativo non è da considerarsi a tutti i costi un difetto quanto, forse, un valore aggiunto.

Gli effetti particellari sono di pregevole fattura, il framerate è stabile e la grafica risulta decisamente pulita, così come gli effetti di illuminazione che sono ottimamente realizzati. I caricamenti non sono proprio velocissimi, oscillano nella nostra esperienza tra i trenta e i quarantacinque secondi (versione digitale per Xbox One), ma tutto sommato nulla per cui strapparsi i capelli o puntare il dito.

Anche l’audio è ben curato, ma se vogliamo trovare un difetto in particolare, il riutilizzo di assets sonori è abbastanza marcato e si fa sentire parecchio durante il gioco. Purtroppo, però, qualcosa di rimarchevole sul piano tecnico c’è: il feeling con il pad è duro da trovare. Siamo consapevoli del fatto che con mouse e tastiera gli FPS vanno a nozze, ma in questo caso è a volte difficile mirare col pad, difficoltà che non si riscontra in molte altre produzioni.

In conclusione…

In definitiva un titolo che può piacere molto agli appassionati della saga e che può sicuramente trovare estimatori anche tra i giocatori dediti agli FPS vecchia maniera, frenetici e aggressivi. Non aspettatevi il GOTY, quello no, ma Hard Reset Redux è un titolo che, nonostante il peso degli anni, è sicuramente un piacere giocare e una vera e propria manna dal cielo per godere di un po’ di catartiche esplosioni a tutto schermo mentre sbrindelliamo robottoni cattivi.

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