BENVENUTI A MORDOR

Dopo tanto parlarne è finalmente arrivato il momento di scrivere la recensione di questo attesissimo titolo, realizzato da WBIE, al secolo Warner Bros. Interactive Entertainment, e Monolith Production.
Il gioco ha inizio nella notte in cui Sauron ritorna a Mordor, appena i suoi Black Captains uccidono brutalmente i Ranger del Black Gate. I giocatori vestono i panni di Talion, un ranger che ha perso la sua famiglia e tutto ciò che aveva di più caro, solamente per tornare in vita grazie a un misterioso Spirito di Vendetta.
Piuttosto che soffermarci solo sulla storia di Talion sarebbe anche il caso di citare l’elfoCelebrimbor, anch’egli vittima, cosi come Talion, dell’assassinio suo e della sua famiglia ad opera di Sauron. Il giocatore nel corso di questa avventura potrà godere delle abilità di uno quanto di quelle dell’altro, il tutto in un unico personaggio capace di agire a livello spirituale quanto che a quello materiale.
Non appena la vendetta personale di Talion viene svelata, i giocatori scoprono il mistero dello Spirito che lo possiede, scoprendo le origini degli Anelli del Potere e affrontando la definitiva nemesi.

E cosi, dopo un breve filmato di presentazione che potrebbe risultare anche poco chiaro a chi non ha dimestichezza con la storia, ci troviamo subito catapultati in una sorta di minitutorial che ci spiegherà le basi dell’attacco e del contrattacco e gli altri elementi utili in combattimento, grazie ad un piccolo allenamento “padre-figlio” che nel frattempo ci regalerà qualche altro flashback al fine di renderci più accessibili storia e vicende che ci accingiamo a vivere.

UN GAMEPLAY VISTO E CONOSCIUTO…

Il primo impatto con il gioco non è di grande spessore, si avverte subito un senso di già visto ed il nostro protagonista non risponde celermente ai comandi cosi come ci piacerebbe fosse.
Andando avanti nelle fasi introduttive del titolo la sensazione rimane, così come si fa spazio nella testa l’idea che il gioco in questione sia stato realizzato prendendo “spunto” un po’ qui ed un po’ li tra i titoli più famosi degli ultimi tempi.

Una volta ripreso il controllo del nostro protagonista, dopo aver visto alcune fasi di intermezzo, ci toccherà, nell’ordine:

  • Scoprire che lo sblocco delle torri ci permette di avere informazioni sul territorio ad esse circostante e sui tesori in esso nascosti (Assassin’s Creed), nonché poter localizzare una buona varietà di missioni secondarie utili ad ottenere i potenziamenti
  • Saltare giù da una torre con una sorta di salto della fede che non finirà in una palla di fieno ma dopo una capriola ci porterà ad atterrare in piedi come il migliore dei felini (ancora Assassin’s Creed)
  • Picchiare un gruppo di nemici basandoci fondamentalmente sul contrattacco e sul colpo finale mentre essi sono a terra storditi (Batman Arkham)
  • Interrogare un nemico dopo averlo messo Ko (nuovamente Batman Arkham).

Nonostante il gioco ricordi entrambi quei titoli per gli aspetti appena descritti, occorre anche ricordare come il protagonista di “L’ombra di Mordor” non goda, purtroppo, degli stessi movimenti sciolti e poco meccanici dell’uomo pipistrello o degli appartenenti alla setta degli assassini; animazioni un po’ legnose rendono il godimento degli ambienti di gioco leggermente meno entusiasmante, cosi come una non perfetta risposta ai comandi vi farà storcere il naso nelle prime fasi di gioco, ma tenderete ad abituarvici.

… MA UN DIVERTIMENTO ASSICURATO

L’esplorazione ed i combattimenti, dopo una prima fase un po’ stucchevole, riescono comunque a regalare divertimento; nonostante spesso gli stessi rimandino ad altri titoli,i combattimenti, quanto le fasi di esplorazione, rendono L’ombra di Mordor un titolo godibilissimo se si superano gli scetticismi iniziali.. I combattimenti stessi, nonostante siano figli di quanto già visto in Batman Arkham e Assassin’s Creed, riescono, fendente dopo fendente, a regalare un divertimento inaspettato e crescente, grazie anche allamole massiccia di potenziamenti sbloccabili e alle spettacolari e cruente “esecuzioni” che vi permetteranno di finire in maniera tanto teatrale quanto sanguinolenta il malcapitato che si troverà ad incrociare la vostra lama, godendovi delle splendide sequenze al rallentatore in stile cinematografico che renderanno assai goderecci gli affettamenti finali dei vostri nemici.

La quantità di potenziamenti per il nostro protagonista, per le sue armi e per le sue abilità rappresenta inoltre un forte incentivo a dedicare parte nel nostro tempo di gioco all’esplorazione e alla ricerca di tutti i segreti localizzabili grazie allo sblocco delle torri di cui accennato in precedenza.
Alla “varietà” della componente esplorativa si aggiungono le meccaniche delle missioni, primarie o secondarie a seconda di cosa vi vada di fare, centrate sui combattimenti alternati a delle fasi stealth, ma con obiettivi secondari più facilmente identificabili sfruttando una delle abilità specifiche che assai ricordano, non ce ne voglia nessuno, le prime apparizioni del famoso “occhio dell’aquila” in Assassin’s Creed; elemento che fu poi ripreso in parte dallo stesso Batman Arkham…

Una particolarità che colpisce nel gioco è il sistema di crescita dei nemici, che ne modifica parametri, comportamenti e statistiche in virtù delle scelte in game del videogiocatore, rendendo il loro atteggiamento, quanto il loro progredire di grado tra i ranghi delle forze nemiche, molto realistico come mai visto fino ad ora.
Il “Sistema Nemesi” garantirà ad ogni Uruk che affronterete caratteristiche uniche e dati personali e, nel caso in cui riuscirà ad eliminarvi, anche una promozione tra le armate di Sauron che infesteranno i territori di Udûn e Nurn nei quali svolgerà l’azione di gioco, garantendogli al contempo il diritto a nuovi sottoposti, anch’essi dotati di una propria e personale identità. Ognuno di loro si ricorderà di noi ad ogni nostra nuova apparizione, dopotutto siamo già morti all’inizio del gioco, non abbiamo checkpoint se non la torre da cui abbiamo iniziato, ed ogni volta che incroceranno nuovamente la nostra spada non si risparmieranno improbabili battute e commenti sulla nostra precedente sconfitta e dipartita.
Il Sistema Nemesi potrebbe generare anche conflitti iterni tra gli Uruk che ambiscono al potere portandoci in prima persona e nella foga dello scontro a fare un favore ad uno di essi eliminando il diretto rivale e mettendolo nella condizione di darsela a gambe prima di affrontarsi nuovamente in futuro più potente e più pericoloso.
Avremo anche la possibilità di convertire alcuni Uruk alla nostra causa, inserendoli tra i ranghi nemici per nostra mera utilità al fine di sconfiggere i capitani più pericolosi o avre appoggio dagli arcieri in particolari e concitate fasi di gioco, preoccupandoci sempre e comunque della loro scalata al potere e della loro sopravvivenza.

Ecco, in precedenza abbiamo descritto come L’ombra di Mordor abbia pescato a piene mani da altri famosi titoli, in questo caso occorre dare al titolo in questione il merito di aver creato un sistema che da origine ad un sistema infinito di situazioni casuali portando le dinamiche sandbox del gioco ad un nuovo ed inedito livello dal quale speriamo che altri sappiano trarre insegnamento.

COMPARTO TECNICO

Il doppiaggio realizzato interamente in italiano appare di più che ottima fattura fin dalle prime fasi di presentazione del filmato iniziale.
L’ottima impressione rimane tale anche progredendo nelle fasi di gioco con dialoghi piacevoli e godibili tanto quanto le splendide musiche di atmosfera che ci accompagneranno nel corso della nostra fantastica avventura.

Appare invece una scelta inutile e discutibile quella di far si che parte dell’audio di gioco relativa a particolari effetti, e a volte voci, venga riprodotta dal pad piuttosto che dell’audio in game, portando a compromettere l’esperienza di chi gioca con le cuffie e a costringervi a giocare buona parte della vostra avventura con il pad in carica, attaccati alla vostra console, manco fossimo nel 1999.
La grafica, seppur non del tutto eccezionale, appare anch’essa più che di ottima fattura nelle fasi di intermezzo, mentre di qualità leggermente più bassa durante l’azione di gioco.
Piacevole la scelta dell’alternanza giorno notte e delle condizioni atmosferiche, graficamente ottimamente realizzate.
La cosa che colpisce di più è sicuramente la realizzazione dei modelli dei personaggi, non tanto di quelli degli esseri umani quanto di quelli degli Uruk, splendidamente realizzati con particolare cura di componenti e dettagli specifici, come cicatrici e malformazioni, che rendono ogni esemplare di questa razza diverso dal precedente regalando delle ottime impressioni di varietà in game.

Per quello che riguarda la longevità del titolo, la struttura del gioco in se garantisce già di per se numerose ore di gioco alle quali vanno poi sommate la stragrande quantità delle missioni e degli incarichi secondari da portare a termine nelle terre di Mordor (che a dire il vero alla lunga rischiano di creare un senso di ripetitività). Giusto per farvi un’idea vi basti pensare che, con una “giocata alla buona” delle missioni secondarie, al termine della storia principale avrete sul groppone una ventina d’ore di gioco ed una percentuale di completamento del titolo di all’incirca solo quasi la metà, con tantissime missioni secondarie da portare quindi ancora a termine che garantiranno un’ottima longevità del titolo.

COMMENTO DELL’AUTORE

L’ombra di Mordor è un ottimo titolo, tuttavia non si può fare a meno di precisare come ciò sia dovuto, in buona parte, al lavoro fatto da altri altrove. I combattimenti e le fasi di esplorazione che traggono ispirazione dalla saga di Batman Arkham e quella di Assassin’s Creed, così come la raccolta e l’analisi dei molti collezionabili che si ispirano ad altri successi della scorsa generazione di console, rendono il gioco sicuramente ampio e con molte cose da fare, ma comunque lo inquadrano tra i titoli che, nonostante cerchino di rappresentare (male) qualcosa di nuovo ed inedito, tendono a lasciare un retrogusto di “già visto” al videogiocatore medio.
Sotto il profilo puramente tecnico il gioco è di buona fattura, con un comparto audio di tutto rispetto ed un comparto grafico che tende a fare adeguatamente il suo sporco lavoro; lasciano un po’ interdette invece alcune delle capacità motorie del protagonista così come alcune delle sue azioni, nelle fasi di combattimenti quanto nelle fasi di esplorazione.
Il titolo riesce a regalare molto divertimento soprattutto nelle fasi di combattimento con gli uruk grazie alla spettacolarità delle esecuzioni e alla varietà di comportamenti dei nemici; da tenere in considerazione anche la grande quantità di incarichi secondari, ancor più numerosi se si possiede un pass stagionale.
Ci sentiamo di consigliare il titolo, ovviamente, agli amanti del Signore degli Anelli, ma anche a coloro che hanno apprezzato i giochi “fonte di ispirazione” de “La Terra di Mezzo: L’ombra di Mordor” o che sono appasionati di questo genere di meccaniche di gioco.
Da parte nostra possiamo definirlo come “una nuova e piacevole sferzata di qualcosa di già visto sul mercato”.

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