Ci sono storie che ci hanno portato in terre lontane, ai confini della fantasia e dell’immaginazione. Una di esse è “La Terra di Mezzo” creata da J.R.R. Tolkien con la sua saga del “Signore degli Anelli”, portata in Italia nella versione cinematografica grazie a Warner Brothers. Naturalmente un tale successo si è avvertito anche nel mondo video-ludico grazie a diversi progetti più o meno famosi. Dai titoli Lego fino alla “Guerra del Nord”, il mondo di Tolkien è stato esplorato in lungo ed in largo su ogni console.

Uno dei videogiochi più acclamati è stato sicuramente “La Terra di Mezzo: L’Ombra di Mordor”. Questo action-RPG ha sorpreso il pubblico grazie alla suo “sistema nemesi” (di cui parleremo in questa recensione) che gli permise di creare un mondo infestato da una minaccia che si adattava ai cambiamenti generati dalle azioni del giocatore. Per quanto la storia fosse una libera interpretazione del mondo di Tolkien, i giocatori hanno gradito così tanto quanto fatto che Warner Bros, lo scorso 10 Ottobre, ha finalmente pubblicato l’atteso seguito: “L’Ombra della Guerra”, che noi avevamo già provato alla Milan Games Week.

Il nuovo titolo, che ho recensito su PlayStation 4 normale, si propone con le stesse caratteristiche del suo predecessore ma enormemente ampliate. La quantità e qualità in “Ombra della Guerra” è stupefacente, così tanto da essere un titolo che può fare scuola a livello di game design e della struttura dell’IA. Purtroppo però, con l’ombra deve necessariamente esserci la luce e dunque anche un lavoro mastodontico come questo deve avere le sue scelte poco lungimiranti.

Il gioco di Warner Bros e Monolith Productions può dunque essere il candidato perfetto per definirsi l’RPG completo nella Terra di Mezzo? Può essere la “forma finale” di ciò che è iniziato con “L’Ombra di Mordor”? Secondo quanto ho vissuto in questa lunga campagna, penso proprio che sia il caso di conferirgli tale onorificenza.

L’unico anello, ancora per poco

Come da tradizione, questa è una storia che ruota ancora una volta attorno all’unico anello. Lo spettro di Celebrimbor, il fabbro elfico leggendario ingannato da Sauron, si è fuso al Ramingo morente Talion al fine di avere la sua vendetta sul signore Oscuro. “L’Ombra della Guerra” riprende esattamente da dove ci eravamo lasciati con il suo predecessore, ovvero dopo il duello con Sauron sul Cancello Nero.

Il nostro obiettivo, questa volta, sarà assemblare un grosso esercito per colpire la minaccia direttamente al suo cuore, distruggendo per sempre l’oscurità che avvolge tutta Mordor. Il giocatore si imbarcherà in una vera e propria campagna ricca di personaggi, cinematiche, lotte campali e creature mistiche, in pieno stile “Signore degli Anelli”.

Già dai primi momenti di gioco, diventa manifesta la pienezza di contenuti narrativi nel titolo, quasi triplicati rispetto a “L’Ombra di Mordor”. Non solo ci sono ben cinque regioni esplorabili, ma ognuna di esse ha una catena di missioni unica e ben approfondita. Oltre ad essere necessarie per rendere più vivido il mondo immaginato da Monolith Production, sono utili sia per smorzare che per amplificare l’atmosfera “epica” del gioco a seconda del personaggio che abbiamo davanti. Sebbene si sfiori il demenziale, lo humor è così ben dosato da non risultare eccessivo e, dunque, una gradita aggiunta nella narrazione.

Le vicende principali e secondarie non sono così tanto separate le une dalle altre, dando quella sensazione di connettività logica tra le parti di un conflitto bilaterale, complice anche il lavoro svolto dal sistema Nemesi. Tutto converge nell’atto finale (o atti) attraverso una missione conclusiva degna di questo nome, con conseguenze palpabili e decisamente importanti per la “lore” dell’universo tolkeniano.

Parlando proprio di quest’ultima, notiamo una maggiore attenzione – e presenza – alle figure apparse nel corso delle opere del maestro, cercando di inserirle più accuratamente possibile nella narrazione del gioco. Ora, qualcosa può far decisamente storcere il naso ai fan più sfegatati, ma bisogna sempre ricordarsi che si tratta in fin dei conti di una storia originale.

“L’Ombra della Guerra” offre una story line ottima che finalmente ha lo spessore giusto, quasi eguagliabile ad una vera e propria pellicola del franchise a cui appartiene. Attraverso un cast ben caratterizzato ed un maggior ruolo degli orchi e dell’esercito nemico, che quindi non si limita ad essere un gruppo di fantocci da uccidere, il gioco vi farà immergere in una fantasia lunga ben più di 20 ore al limite tra luce ed ombra.

Di Uruk e Uomini

Come accennato nell’introduzione, “L’Ombra della Guerra” mantiene saldo il cuore del gameplay già creato nel capitolo precedente: ovvero un action-RPG con abilità, parkour ed essenzialmente strutturato sulla meccanica dell’attacco/contrattacco vista nella famosa serie video ludica di Batman.

La punta di diamante dell’intera produzione giocosa risiede nell’innovativo sistema Nemesi. Quest’ultimo è un motore dell’IA in grado di generare orchi unici per ogni giocatore, creando vere e proprie trame e situazioni diverse in ogni esperienza del titolo. Collaudato nel primo titolo, nel seguito questa meccanica è stata rafforzata a dismisura, aumentando sorprendentemente le possibilità generative di questa tecnologia.

Camminando per Mordor avrete a che fare con un esercito cangiante pieno zeppo di tradimenti, fratellanze, strategie e tutte le altre interazioni che rendono più “reali” le truppe di Sauron. Oltre questo, il maggiore spessore fornito alle IA alleate prende ancora più vivacità sfruttando a piene mani le risorse del Nemesi, creando vere e proprie storie tra gli orchi che recluterete.

Però, giocando, ho avuto l’impressione che le enormi dimensioni dell’Ombra della Guerra abbiano creato alcuni casi di ripetitività nel Nemesi, cosa che non avevo mai sperimentato nella precedente iterazione. Per sua natura, questa casistica può essere anche attribuita alla semplice sfortuna ma, se consideriamo il livello generale, non posso che lodare l’enorme diversità di elementi presenti soprattutto in relazione al “twist” finale che, non potendo spoilerare, mi limiterò a descrivere come una meccanica  che cambia “tutto”.

Passando al lato RPG, vediamo anche qui un potenziamento non indifferente. Mentre “L’Ombra di Mordor” era principalmente basato sull’azione, questa volta vediamo effettivamente una componente ruolistica più dominante. Talion sarà infatti dotato di un equipaggiamento che potrà essere cambiato con i vari drop – di differente rarità – che lasceranno i nemici, con tanto di potenziamenti a livello di gemme, abilità e statistiche. Effettivamente si tratta di armamenti che fanno la differenza per il proprio personaggio, sia estetica che pratica. Soprattutto, attraverso di essi, si vede la maggiore presenza degli stati alterati come: fuoco, veleno, maledizione, etc. Una gradita aggiunta che va ad essere una spada a doppio taglio nel corso del gioco.

Un’altra novità è rappresentata dalla conquista delle fortezze: forse una delle cose più belle e divertenti che offre “L’Ombra della Guerra”. In difesa o in attacco, il nostro compito sarà quello di organizzare le nostre truppe assegnando comandanti e potenziamenti a nostro piacimento, sfruttando il nuovo sistema di livelli e rarità introdotto per gli orchi. Le possibilità di preparare le nostre forze sono abbastanza varie e vengono riassunte nel valore di “potere” dello schieramento. Il punto di questa dinamica è quello di conquistare/difendere delle zone all’interno della fortezza, sfruttando i propri capitani schierati sul campo. Nel caso in cui le zone vengano dominate, ci sarà una grande battaglia che deciderà le sorti dell’assedio.

Gli assalti alle fortezze, grazie anche alle moltissime abilità a disposizione di Talion e del suo esercito, sono realizzate splendidamente. Il senso del grande assalto è palpabile fin da quando si cerca di sfondare i cancelli a suon di catapulte Graug, eppure il team di sviluppo non si è fermato qui ed ha creato diversi modi per approcciarsi a questa modalità. Per esempio, è possibile infiltrare i propri orchi per avere già tutte le zone conquistate prima ancora di iniziare la battaglia, oppure creare guardie del corpo pronte a tradire i propri capitani (prima che lo facciano con voi). Ancora una volta, il sistema Nemesi ci dimostra che tutto è possibile all’interno del gioco e per questo rimarremo sorpresi fino all’ultimo secondo di gioco.

Il gameplay risulta dunque fresco, ricco e pieno di variabili in continuo movimento. La libertà d’azione si sposa con la creatività del giocatore al fine di creare un’esperienza ludica difficilmente eguagliabile. La sensazione di creare il proprio esercito pezzo dopo pezzo è accostabile solamente all’onore di diventare il signore di Mordor attraverso le azioni che compierà chi tiene in mano il pad. Sia la parte action che quella RPG sono bilanciate, prendendo il meglio da entrambi i mondi soprattutto considerando la giusta vastità delle cinque regioni disponibili.

Come se non bastasse, “L’Ombra della Guerra” possiede una fase da “endgame” chiamata “Guerra delle Ombre” e un comparto multiplayer piuttosto ricco. Entrambe si basano sul difendere o attaccare le fortezze nemiche dell’IA o di altri giocatori, decretando essenzialmente l’importanza di cercare ed ottenere orchi sempre più forti. Mentre, durante la Storia, bene o male il nostro personaggio otterrà tutto ciò che gli serve, la vera potenza risiede nelle nostre truppe. A quel punto non vi resta altro che esplorare il mondo cercando di ottenere il favore delle unità più potenti, oppure migliorando quelle che già avete. Tali contenuti richiederanno diverse ore di gioco, come è giusto che sia.

Dalle mura di Minas Ithil alla cenere del Cancello Nero

Venendo al lato tecnico, notiamo un netto miglioramento del motore grafico. L’immagine risulta più dettagliata, vivida e ricca di diverse tonalità di colori a differenza di quanto visto con il suo predecessore. La divisione in cinque zone ha permesso di creare ambienti tematici in grado di contestualizzare e diversificare sia i luoghi che i loro abitanti. Spiccano, questa volta, i modelli dei personaggi ed i design degli orchi, più ispirati e variegati rispetto a prima. Per quanto la qualità sia elevata su tutte le piattaforme, su PC e Xbox One X è disponibile un pacchetto di texture HD aggiuntivo.

L’aspetto estetico è sublime, cogliendo appieno le atmosfere fantasy dell’opera di Tolkien. Vediamo dunque una maggiore attenzione verso la fedeltà delle architetture presenti nella Terra di Mezzo mentre, al tempo stesso, il lavoro di creazione da parte del team artistico ha fatto si che il tutto risultasse più originale e d’impatto possibile. Potete anche scordarvi i filtri grigi di “Ombra di Mordor”, questa volta verrete accolti dal verde delle foreste di Carnan fino alla neve di Seregost.

Il lato sonoro è stato finalmente esaltato con le giuste composizioni tematiche. Mentre prima avevamo brani anche piuttosto generici, qui sono presenti pezzi che ricorderanno molto le più famose sinfonie delle pellicole. C’è da elogiare anche la grandissima cura nella riproduzione fedele degli effetti sonori: utilizzando delle cuffie sembra veramente di stare all’interno di una dimensione spettrale o vicino a dei Caragor infuriati. I rumori delle spade, dei colpi, degli spettri e dell’ambiente sono realizzati con maestria soprattutto per gli utenti con un buon impianto surround.

Venendo al doppiaggio italiano, questa volta non abbiamo davvero niente da rimpiangere. Sia Talion che Celebrimbor fanno il loro dovere per tutta la durata del titolo, con davvero pochi momenti di bassa qualità. Perfino gli altri personaggi, eccetto Bruz, risultano di qualità pari alla controparte inglese. Considerate inoltre che le linee di dialogo registrate per “L’Ombra della Guerra” sono davvero tantissime e, per tale ragione, è difficile tenere un livello qualitativo così alto.

Esiste, finalmente, un’opzione per regolare la difficoltà. A Normale, che sarebbe l’esperienza tarata per il pubblico generale, “L’Ombra della Guerra” è abbastanza tosto a seconda delle abilità dei capitani. Potreste trovare dei bastioni imbattibili da uccidere, se non con tattiche specifiche e complesse, così come deboli sacchi da boxe. In generale, però, è una difficoltà ben tarata per ogni giocatore. Se cercate una sfida, quella Nemesi sarà un vero e proprio inferno.

Il gioco presenta delle microtransazioni, purtroppo. Sebbene sia possibile acquistare forzieri con denaro reale (i quali vi daranno loot ed orchi) è possibile farlo anche grazie alla valuta del gioco, ottenibile in quantità industriali. Per quanto sia una pratica di dubbio gusto, e che personalmente avrei completamente evitato, risulta completamente ininfluente all’interno del gioco, anche durante l’endgame. La rarità degli orchi, seppur influente, non ne determina necessariamente la forza e vi basterà utilizzare le fosse per capirlo. Il gioco è fatto per farvi utilizzare del tempo a forgiare il vostro esercito,non ha il minimo senso comprarlo (e, anche volendolo fare, è possibile tramite la valuta di gioco). Le polemiche su questo lato sono piuttosto sterili, ma ne parleremo in separata sede.

L’unico difetto evidente è una gestione poco illuminata dei menù. Spesso perderete parecchio tempo a passare dalla schermata della mappa, a quella dell’esercito, a quella dell’inventario ed, infine, a quella del personaggio. Certo, ci sono molti più elementi da gestire, ma sotto questo aspetto il primo capitolo aveva una dinamica più pulita e diretta.

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