Ni - L'impero lo consiglia solo ad alcuni!

Le conclusioni dell'impero (Recensione Breve)

I ritorni dal passato sono sempre graditi per cultori dell’amarcord, ma spesso si rivelano essere ritorni al passato che riportati ai giorni nostri senza un dovuto restiling. Legend of Kay ha fatto il giro del mondo delle console e delle generazioni, e come un classico veterano del business si comporta da gregario e fa da supporto alla lineup di titoli di prima fascia. Lo ha fatto un po’ ovunque e anche su Nintendo Switch si comporta allo stesso modo seppur qualche anno dopo le versioni per le altre console. Quello che THQ Nordic propone è un gioco pulito e sincero. Una bandiera di uno stile proveniente dal passato.

L’innocente fiaba di Kay, che ai più piccoli ricorderà certamente le dinamiche del famoso film d’animazione Kung Fu Panda, però si scontra duramente con il gusto contemporaneo verso tematiche più complesse e crude. La tenerezza penalizza il gioco agli occhi dell’utenza che l’ha giocato in passato e che lo riprende tra le mani ora. Di contro per un ragazzo più giovane sarà una bellissima scoperta.

Certo, il restyling non riesce a nascondere il peso degli anni nonostante il lifting patinato. Un porting che ripropone un gameplay che si trascina il peso degli anni non per mancanza di qualità, ma per le profonde differenze con l’offerta contemporanea.

Non si poteva certo chiedere di più a Legend of Kay dopo tutti questi anni, ma potrebbe rivelarsi una piacevole scoperta per chi non ha vissuto quel particolare periodo storico. Non va mai considerato questo gioco un pezzo principale della teca di Nintendo Switch, ma da regalare ad un bambino è l’ideale soprattutto per la sua capacità di far avvicinare i più piccoli con facilità ad un tipo di gameplay più articolato e proiettato verso produzioni più importanti.

Recensione Integrale

Sono passati 13 anni da quando Legend of Kay si è mostrato per la prima volta ai giocatori. Era il 2005 e i tempi erano diversi; i gusti erano diversi. Eravamo in una importante fase di cambio generazionale molto importante per il mondo dei videogiochi. PlayStation 3 incombeva e il suo predecessore stava sparando i suoi ultimi colpi. Il titolo sviluppato da Neon Studios faceva parte di questi ultimi fuochi d’artificio o almeno sarebbe dovuto essere così. Lo fu solo in parte, ma THQ Nordic (e prima Nordic Games) hanno fermamente creduto nel progetto fino a tirarlo a lucido e proporlo anche molti anni dopo per diverse piattaforme e arrivando fino a Nintendo Switch, la versione protagonista di questa recensione. Quando il gioco ha da offrire ancora dopo tutto questo tempo lo capiremo a breve.

Una fiaba per bambini

Una isola abitata da animali pacifici e governata dalle eque leggi del Cammino Splendente viene occupata e soggiogata dagli invasori topi e gorilla che la usano con il pugno di ferro; e lì un eroe, un giovane gatto di nome Kay avrà il compito di liberare l’isola dagli oppressori usando le nobili arti marziali. Questo in poca sostanza il plot di Legend of Kay.Come sì evince, la trama non è delle più originali, ma è figlia dei suoi tempi nei quali bastava spesso un eroe e tanti cattivi per dare senso al gameplay.

Non si può chiedere di più al morbido gatto Kay se non una piccola dose di rimandi alla cultura delle arti marziali e del Giappone feudale. Niente di così esaltante, ma abbastanza da offrire ai personaggi il background sufficiente per apparire credibili nella loro animalesca trasposizione. Se si vuole un gioco che rapisca per la trama lasciate perdere a meno che non apprezziate quella maniera di raccontare storie tipica di una fiaba per bambini. Anche il contesto dell’isola su cui è ambientata la storia non impressiona per la sua composizione ed evocativa realizzazione, soprattutto se rapportata al taglio super tecnico delle produzione contemporanee. I tempi sono cambiati e anche come gli occhi dei giocatori guardano le ambientazioni.

Le rughe che non si cancellano

E infatti il comparto tecnico di questa versione Legend of Kay Anniversary per Nintendo Switch, allo stesso modo delle altre versioni precedenti versioni, mostra in maniera importante il peso degli anni. A partire dalla realizzazione dei modelli dei personaggi che sia nella loro realizzazione sia nelle animazioni nelle scene di intermezzo sono troppo poco definiti. Non sono sgradevoli intendiamoci, ma la realizzazione mostra delle texture piatte, slavate e molto poco materiche, nonostante il restyling grafico. Un po’ di trucco e qualche colpetto di antirughe qua e là non riescono a nascondere l’avanzare dell’età.

L’effetto plastica lucida dei personaggi è accompagnato da scenari gradevoli e strutturati bene sia in verticale che orizzontale, ma spogli e lineari. Anche qui la vecchiaia avanza inesorabile e dopo 13 anni alcuni elementi arrivano ad essere ridondanti nelle fasi finali del gioco. Un titolo esteticamente adeguato a chi non ha grosse pretese in termini tecnici, come un giovane giocatore alle prime esperienze ludiche.

La difficile arte marziale felina

Nonostante l’inclinazione vero un pubblico giovane, il gameplay è meno semplice e immediato di quello che ci può aspettare. Da un lato c’è l’esplorazione e la risoluzione degli enigmi durante le quali i movimenti riescono ad essere fluidi anche se con qualche problemino dovuto alla ovvia gestione datata della telecamera, dall’altro ci sono le fasi di combattimento che necessitano di un po’ di rodaggio. Le animazioni sono abbastanza fluide seppur molto slegate tra di loro in alcuni frangenti, ma il vero problema è divincolarsi tra le varie tecniche. Niente che un po’ di allenamento iniziale non possa risolvere, ma il sistema di parate e colpi e abilità speciali per inanellare combo ha comunque dalla sua un pattern di attacchi che potrebbe farsi apprezzare da giocatori di tutte le età ma anche a chi non si sofferma più di tanto sulle combinazioni di tasti più articolate.

Quel “Legend of” nel titolo può essere considerato un richiamo ad una saga ben più famosa, ma la probabile voglia di emulare i trascorsi dell’eroe in tunica verde erano davvero complicati da portare a termine e infatti paiono virare molto più verso l’azione che l’avventura. Paragonarlo a Zelda, vista anche la longevità non incredibile, è sbagliato. Considerarlo come una produzione a sé stante molto più assimilabile per gameplay a Darksiders è più corretto, nonostante sia ammantato di una atmosfera molto più adatta ai giovani ragazzi.

Penalizzare il gioco solo per la sua veneranda età sarebbe sconveniente, ma esaltarlo come icona dei tempi che furono è altrettanto inesatto e lo sopravvaluta. Legend of Kay Anniversary trova spazio nella zona grigia delle produzioni di contorno di qualunque lineup, compresa quella di Nintendo Switch. Un gioco da offrire in pasto ai più piccoli per lasciargli godere la spensieratezza dei loro anni attraverso quello che potrebbe considerarsi un piccolo film d’animazione interattivo (ogni riferimento a Kung Fu Panda è puramente casuale).

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