Cambiare è sempre una sfida, un rischio, una lotteria. Ci vuole coraggio e un pizzico di follia per mettere mano a grandi produzioni che poche volte hanno deluso l’utenza con la loro immagine sempre simile e sempre ottima. Ma del resto perfino le migliori fotocopie dopo un po’ sgranano. Game Freak ha deciso quindi che era giunto il momento per cambiare i suoi Pokémon.

A dire il vero già negli ultimi due capitoli (X/Y e Rubino Omega/Zaffiro Alpha) qualcosa era cambiato, ma erano stati tutti cambiamenti di contorno che non avevano intaccato il gameplay né l’evoluzione della storia del gioco. Questa nuova settima generazione di Pokèmon è arrivata su Nintendo 3DS il 23 novembre e stravolge molte delle certezze degli allenatori di tutto il mondo.

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Oggi è tutto diverso perché PoKèmon Sole e Luna mettono sul tavolo una nuova concezione della saga che potrebbe destabilizzare in un primo momento gli storici fan della serie. Tante novità, tanti cambiamenti per un brand che negli anni, pur rinnovandosi, aveva mantenuto una base solida di paletti attorno ai quali far ruotare le implementazioni contingenti.

Dalle palestre al giro delle isole

Il primo grande stravolgimento è nel obiettivo centrale del gioco. Dove prima c’erano le palestre oggi c’è il giro delle isole, una serie di sfide che dovremo affrontare tra gli atolli della regione di Alola, l’arcipelago simil-hawaiano che ospita questa nuova generazione di creature tascabili. Un cambiamento radicale in quanto altera completamente l’oramai familiare sistema di capo-palestra a cui eravamo abituati. C’è sempre un capo isola da sfidare, ma per raggiungerlo è necessario esplorare le isole e soddisfare determinate richieste.

L’esplorazione in Pokèmon Sole e Luna non è più solo un cercare Pokémon nell’erba o nelle caverne profonde, ma visitare luoghi articolati e risolvere piccole quest per poi arrivare finalmente allo scontro con il Kanuha dell’isola. Queste missioni in realtà sono tutte molto simili tra loro e hanno quasi sempre come obiettivo finale quello di sconfiggere gli ostici Pokémon dominanti. Benché questa rivoluzione sia apprezzabile, nelle prime battute destabilizza gli allenatori abituati alle palestre e dona qualche ora di spaesamento che passa, però, già alla seconda isola.

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Per di più grazie al nuovo Rotom Pokèdex, tutte le informazioni e la strada da percorrere sono sempre accessibili e indirizzano, fin troppo linearmente, l’avanzamento nel gioco. La linearità ovviamente è solo apparente visto che durante la storia potremmo, come sempre, andare alla ricerca dei Pokèmon più adatti alla nostra squadra e risolvere alcune facili missioni secondarie per recuperare oggetti e premi vari.

Purtroppo da evidenziare ci sono alcune cut scene davvero troppo lunghe, lente nel ritmo e come sempre non skippabili che spezzettano alle volte in maniera esasperante l’avventura. La direzione artistica tuttavia è davvero pregevole e attinge a piene mani dalle situazione ed eventi dell’anime, come se il videogioco fosse una costola di esso e non il contrario come è sempre stato. Nonostante questo alla trama manca ancora quel guizzo per essere davvero centrale nelle avventure Pokèmon, ma è comunque un buon inizio.

Dettagli, varietà e anime

La storia e l’ambientazione traggono giovamento dalla realizzazione grafica e dal livello di dettaglio. Ci troviamo di fronte ad una delle migliori espressioni grafiche dei Pokémon mai messe in mostra. Primo elemento che balza all’occhio è il superamento dell’effetto giocattolo dei personaggi. Ora sia il nostro avatar che gli NCP sono proporzionati e hanno sembianze verosimili pur essendo realizzate in stile cartoon: un passo in più verso la serie televisiva e il suo impatto visivo. I personaggi sono fortemente caratterizzati e ispirati più a luoghi occidentali (le Hawaii, ma anche il vecchio West per esempio), ma in alcuni tratti troppo esasperati (gli sgherri del team Skull sono troppo tamarri).

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I Pokémon hanno ottenuto lo stesso upgrade, soprattutto fuori dalle lotte dove in passato erano sempre più stilizzati e che ora popolano molti spazi e edifici nelle loro fattezze reali. Ma c’è un appunto negativo per quel che riguarda i nuovi Pokémon e le versione Alola di quelli delle precedenti generazioni il cui design molto spesso appare o troppo banale o troppo improbabile. Questa volta i disegnatori non sembrano essere stati particolarmente ispirati se non in un paio di eccezioni. Oltretutto sono solo 80 i nuovi Pokémon di questa settima generazione: un po’ poco per quello che si delinea sempre di più come un restart del brand.

Durante gli scontri anche le animazioni si sono fatte più diversificate e d’impatto con un ottima resa delle varie mosse e un forte senso di spettacolarizzazione generale. Purtroppo le tanto osannate Mosse Z si stagliano in questo panorama come l’esasperazione, tutta nipponica, della epicità dei duelli, finendo per risultare, a cominciare dalle mosse del nostro personaggio per attivarle, comiche e assurde.

Anche gli scenari sono stati migliorati con una telecamera dinamica che riesce a far cogliere molti particolari degli ambienti, i quali sono dettagliati e ricchi di elementi la cui diversificazione e caratterizzazione è molto marcata. A dire il vero questo livello di dettagli è elevato più nelle città che nei percorsi dove gli elementi di paesaggio sono più ridondanti e per certi versi standard

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Tuttavia si rimane un po’ interdetti per alcuni nei riguardo il frame rate alle volte ballerino, per un aliasing ancora troppo marcato e figlio dei limiti tecnici della console, e per l’assenza dell’effetto 3D, attivabile solo durante gli statti di fotografie con il Pokèvisore.

A degno corollario di questo impatto grafico, si apprezza anche l’ottima realizzazione del comparto sonoro. All’orecchio le campionature di suoni e tracce sono, manco a dirlo, ottime e sempre ispirate al passato ma con quel pizzico di novità di alcuni strumenti e sonorità che in ogni generazione nel tempo hanno lasciato il segno. I suoni sono quelli di Pokèmon, inconfondibili e familiari, che non hanno subito stravolgimenti e sono rimasti magici e iconici. I versi dei Pokémon sono chiari e distinti, anche se ancora troppo metallici, e accompagnano anche molte delle mosse d’attacco delle creature in battaglia. Un piacere per le orecchie insomma.

Quello che non facevamo con i Pokémon

Ma le novità apportate da Pokémon Sole e Luna riguardano anche il gameplay e tutte le sue sfaccettature. A livello di esplorazione abbiamo già detto che questo elemento è fortemente più marcato che in passato soprattutto per quello che riguarda il crafting. Ora i Pokémon sconfitti possono lasciare oggetti e le bacche vengono droppate ciclicamente da alcune palme sparse lungo i percorsi. La quantità di oggetti che è possibile trovare in giro per i vari percorsi è notevolmente aumentata e rende il gioco più simile ad una avventura che ad un mero susseguirsi di palestre.

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Anche gli incontri con i Pokémon sono cambiati con creature volanti che piombano dal cielo o animali che sbucano dal terreno. Ce ne sono molti di più e, seppure il livello di sfida come vedremo non è elevatissimo, la cattura dei Pokémon è diventata più ardua e meno scontata (un Tauros mi ha fatto penare non poco e sprecare circa 6 megaball prima di farsi catturare, ndr) anche a causa di alcune condizioni particolari necessarie per far apparire determinati Pokémon.

Peccato che sotto il profilo generale l’avventura, pur variegata e completa, risulti troppo semplice se data in pasto ad un pubblico di appassionati della serie. Il Condividi Esperienza è disponibile da subito, molti Pokémon particolarmente ambiti sono catturabili già nei primi tre percorsi della prima isola e in generale le missioni e gli allenatori che si incontrano sono tutt’altro che ostici, fatta eccezione per alcuni dominantiA questo si aggiunge la troppa frequenza con la quale gli NPC ci aiuteranno, curando la nostra squadra prima delle battaglie più importanti, e la semplificazione delle lotte con il gioco che registra e ci mostra l’efficacia delle mosse dopo aver combattuto con un nuovo Pokémon.

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La personalizzazione dell’avatar, il PoKèvisore per fare foto in determinati luoghi, la cura dei Pokémon dopo le lotte con il minigioco Pokèrelax “alla Nintendogs” (che permette addirittura di risolvere problemi di stato senza usare strumenti consumabili), PokéResort e Festinplaza con il suo comparto accessorio per il multiplayer online sono tutte sfaccettature del sottobosco di modalità accessorie utili a intrattenere i giocatori e a differenziare l’offerta allungando la longevità già accettabile dell’avventura principale.

Questa campagna di innovazione non riguarda soltanto l’inserimento di alcuni elementi, ma anche l’eliminazione di altri che forse semplificavano troppo il gameplay in precedenza o negli anni sono sempre stati una spina nel fianco. Tra le eliminazioni più pesanti c’è il Pokèradar che in passato permetteva di conoscere quanti altri Pokèmon fossero ancora rintracciabili in un area. Ora questa notizia è meno diretta e catturare e scoprire tutte le creature presenti in un luogo sarà compito arduo.

Altro elemento eliminato sono le MN, le mosse necessarie a superare determinati ostacoli. Pokémon Sole e Luna le mette in un cassetto e offre il Pokèpassaggio, un sistema che permette di chiamare temporaneamente una creatura con le abilità per noi necessarie all’avanzamento della storia. Un sistema sempre attivabile e utile a surfare in acque, spaccare rocce e volare, ma anche a operazioni secondarie come la ricerca di oggetti invisibili nei vari luoghi dell’avventura. Una novità questa davvero utile e apprezzata.

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Commento finale dell’autore

Pokèmon Sole e Luna è da considerarsi per certi versi un reboot della serie, anche se non del tutto. I cambiamenti di questa nuova generazione Pokèmon sono tanti e interessano la spina dorsale del gioco. Pensarlo come un Pokémon vecchia maniera è un approccio sbagliato. Andando oltre il muro dei ricordi e delle abitudini, l’avventura tra le isole di Alola è gradevole e graficamente ammaliante, nonostante qualche nuova creatura sia poco appagante visivamente.

Il nuovo filone della storia Pokémon è inusuale e forse ancora troppo acerbo, ma è una buona base di partenza per una futura rinfrescata all’ambiente. Purtroppo il basso livello di sfida, unito ad alcune scelte atte a semplificare la vita agli allenatori e a missini non indimenticabili, non riesce ad aiutare la storia a decollare e a dare quel senso di soddisfazione che negli anni (bisogna dirlo) è comunque andato scemando.

Trovarsi tra le mani Pokémon Sole e Luna spiazza e io non sono stato immune: troppo diverso il percorso da seguire, troppe novità tutte insieme. Una sensazione di spaesamento che si è mischiata nelle prime ore con quella di eccessiva facilità del gioco e che mi ha fatto temere il peggio. Tuttavia dopo qualche ora questa nuova avventura nelle terre di Alola mi ha conquistato e credo che il pubblico più giovane con meno conoscenza della storia Pokémon potrà apprezzarlo senza riserve. Per i più esperti forse il livello di sfida è troppo basso, ma in ogni caso percorrere per una volta una strada diversa non può essere così doloroso, no?

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