In un periodo governato da fotorealismo e alta definizione è sempre più difficile trovare nel mondo dell’intrattenimento digitale qualcosa che stimoli la fantasia del giocatore al punto da immaginare forme delineate e personaggi anche in una schermata fatta di grossi pixel.

Questo è quello che cerca di riproporre René Buhling con il suo A Room Beyond, avventura grafica punta e clicca con una forte ispirazione proveniente dall’universo dello scrittore H.P. Lovecraft sviluppando le tematiche sociologiche sui 5 rimpianti in punto di morte. Tutto ciò è condito da una grafica che strizza l’occhio alla pixel art pur con le dovute differenze.

5 dying regrets

Come accade leggendo molte opere di Lovecraft, la sensazione che si ha lungo tutto il gioco è quella di trovarsi a metà tra il sogno e la veglia in un mondo onirico dove i mostri generati dal sonno si mischiano alla realtà. Il nostro alter ego dopo essere riuscito a scappare da una prigione in una grotta inizia la sua personale odissea all’interno di un mondo sconosciuto e tetro.

Un mondo nel quale dopo poco si paleserà l’inquietante presenza aleggiante del Ramingo di Bruma, una entità misteriosa che ha al soldo alcune orride creature. Quella che nasce come una fuga si tramuta ben presto in una missione di salvataggio e di soluzione dell’enigma del Ramingo, tra diroccati eremi e claustrofobiche grotte sottomarine.

Nonostante il ritmo giustamente lento del gioco, ci saranno molti colpi di scena a far impennare l’asticella della tensione durante l’esplorazione delle piccole porzioni di mondo disponibili volta per volta nel corso dei cinque episodi di cui è composta la trama.

Cinque come i già citati rimpianti in punto di morte che faranno da filo conduttore alla storia potendo davanti al giocatore numerosi momenti di riflessione filosofica, a patto di soffermarsi sui dialoghi tra i personaggi che rimandano a errori commessi dai singoli personaggio e poi espiati con dolore e violenza. A Room Beyond è a metà strada tra un romanzo da giocare e un videogioco da leggere.

Cliccando per il mondo

Per esplorare tutto il mondo di gioco basteranno l’uso del mouse e di un altro tasto che ci “guiderà” nella interazione con gli oggetti e lo scenario evidenziando gli elementi necessari al gioco. Dai movimenti alla combinazione degli oggetti tutto sarà ad opera esclusiva del tasto sinistro offrendo, come molto spesso accade per questo tipo di produzioni, un sistema di controlli semplice ed efficace.

Peccato che spesso il puntatore non sia preciso e costringa il giocatore a più tentativi per spostare il personaggio tra le crepe dello scenario anche, e questo lo vedremo dopo, per colpa di un dettaglio grafico che non consente spesso di distinguere i “muri” dalle strade percorribili. In alcuni casi i movimenti sono impediti o difficoltosi a causa di qualche ostacolo di troppo piazzato nello scenario che costringe a sposare più volte il personaggio tra le varie inquadrature fisse per trovare il punto giusto in cui agire con il puntatore.

In compenso la scelta e gestione del sistema di enigmi è funzionante e ben distribuita. Durante i cinque episodi avremo la possibilità e necessità di esplorare approfonditamente le aree di gioco per scoprirne ogni segreto e trovare i vari oggetti necessari. Trovare l’oggetto giusto o la combinazione corretta di più attrezzi per progredire nella trama non sarà comunque un’impresa per novizi e richiederà spirito di osservazione e, come detto all’inizio, tanta capacità di leggere tra le righe dei testi a schermo.

Una ricerca che spesse volte porterà a visitare nuovamente un luogo per recuperare oggetti fino a quel punto inaccessibili o sbloccando i vari trofei; tutto a vantaggio della longevità che comunque non supera le cinque o sei ore di gioco rendendolo l’avventura un’agile passatempo per un weekend considerato anche il prezzo più che accessibile.

Macchie di pixel e vuoto sonoro

Tuttavia giocare A Room Beyond non è un passatempo per tutti gli occhi. Se ad un primo sguardo nelle battute iniziale la sensazione di avventura (grafica) d’altri tempi è piacevole e appagante, già dopo pochi attimi ci si rende conto che qualcosa non funziona.

La scelta di dare una impronta grafica al titolo votata alla pixel art è gradevole quando un nuovo scenario si dischiude davanti ai nostri occhi per la prima volta, ma appena si inizia a indagare e rovistare tra i pixel alla ricerca di oggetti tutto appare confuso e indefinito.

E se da un lato i modelli quadrati dei personaggi e degli scenari catalizzano l’uso dell’immaginazione per comporre la scena in maniera più definita nella propria mente, dall’altro riconoscere oggetti più piccoli è molto meno semplice e immediato. In alcune occasioni anche gli enigmi stessi ne risentono costringendo a numerosi e vani tentativi consecutivi di interazione.

A questo si aggiunge un comparto sonoro qualitativamente ottimo, ma che non supporta a dovere ogni momento di gioco. Mentre, infatti, i colpi di scena e le fasi più concitate (come quelli della lotta contro le creature) sono ben accompagnati da una colonna sonora quasi da oscar, nelle fasi esplorative meno concitato il sottofondo sonoro si limita a qualche campionatura di suoni standard e poco altro.

Conclusione e commento finale dell’autore

Lovecraft e il suo universo sono topic molto popolari, ma con i quali è facile sbagliare. Già il solo affrontarli mette in ottima luce A Room Beyond. Se poi si considera che la trama di gioco e tale da essere paragonabile ad un romanzo interattivo provare questo titolo pare davvero un’occasione da sfruttare per chiunque sia appassionato del genere.

A Room Beyond è quindi un punta e clicca gradevole sotto il profilo della trama, nel quale tuttavia alcune scelte riguardanti il comparto grafico e sonoro sono penalizzanti per una buona esperienza di gioco.

Un gioco consigliato agli amanti Lovecraft sicuramente, ma anche a chi vuole vivere una breve avventura dal sapore antico delle prime avventure grafiche a tre dimensioni.