Ogni qualvolta che un titolo viene ricostruito tecnicamente per una nuova console c’è sempre una critica efferata da parte dell’utenza. Ce n’era davvero bisogno? Era necessario? In molte circostanze la risposta è no, ma nel caso del capolavoro di Fumito Ueda Shadow Of The Colossus, possiamo fare un’eccezione.

Oggi vi diamo il nostro parere sul remake di questa pietra miliare sviluppato da Bluepoint Games, team ormai espertissimo in questo genere di operazioni.

Alla scoperta del mito

Riproporre in salsa moderna uno dei videogiochi più significativi della sesta generazione è sicuramente una scelta saggia. Shadow Of The Colossus ha completamente rivoluzionato il modo di intendere il videogioco, non solo come opera di puro intrattenimento, ma anche come esperienza intimita e implicita, affrontata, in parte, già dal precedente ICO.

La storia vede un giovane ragazzo: Warden, pronto a tutto pur di ridonare la vita a una giovane ragazza: Mono. Il giovane, insieme al suo fido cavallo Agro, è costretto a eliminare 16 colossi, il costo necessario per ridare l’anima alla ragazza.

 

Tutto ciò però ha un costo che si fa chiaro mano a mano che ogni idolo viene distrutto. Dormin, colui che gli concede questo “patto col diavolo”, lo riassicura, invitandolo a continuare. Il viaggio di Warden nell’enorme valle nascone una storia toccante, sofferente e epica, in un finale ancora oggi molto discusso e che lascia tantissimi dubbi e curiosità.

Ciò che rende Shadow Of The Colossus speciale è il suo modo di raccontare: silenzioso, velato, mai banale e sempre tenendo alta la curiosità del giocatore. Blue Point Games è stata brava a tenere intatta gli sguardi, le cutscene e le perfette inquadrature di ogni momento del gioco.

Il tocco di Ueda si nota ancora oggi a distanza di anni. Ogni galoppata, ogni passo, ci da l’idea di vivere in un dipinto in continuo movimento. Tra le steppe e il cielo coperto di nuvole, dove a volte un raggio di sole ci guida in questo luogo solitario e pieno di mistero.

Mi basta una spada e un cavallo

Shadow Of The Colossus, così come tutti i titoli di Ueda, non è sicuramente ricordato per le sue meccaniche di gameplay particolari. Warden ha a disposizione due armi e un cavallo, e questo è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per andare a “caccia” di Colossi. Oguno di essi ha diversi punti deboli da attaccare, molti dei quali richiederanno un uso particolare di una determinata arma.

Per identificare le vulnerabilità di ciascuno di essi, sarà necessariopuntare il raggio di sole sulla creatura, grazie a un riflesso della propria spada. Questi esseri sono veramente enormi, per raggiungere alcuni punti, dovremo letteralmente scalare il Colosso, arrampicandoci e facendo ben attenzione a non cadere.

Il sistema di resistenza funziona in maniera molto simile a Zelda Breath Of The Wild, e anzi, proprio quest’ultimo ha preso ispirazione da Shadow Of The Colossus. Bisogna sempre ricordare che la creatura non sarà contenta di essere attaccata, di conseguenza cercherà sempre di buttarvi giù. Spetterà a voi ragionare su come attaccare i punti deboli.

I Colossi non sono facili da trovare nelle enormi steppe della valle, per questo motivo ci aiuterà Argo. Il destriero nero ci accompagna in tutta la nostra avventura, e anzi, risulta essere un elemento importantissimo, anche per eliminare alcune delle 16 creature.

Le meccaniche risultano essere un mix tra action/adventure e qualche fase platform ben riuscita. Tutto ciò funziona, riuscendo a mantenere una buona varietà di situazione nel corso dell’intero percorso narrativo.

Una bellezza a metà

Il lavoro svolto da Blue Point Games sia dal punto di vista audio/visivo è assolutamente ineccepibile. Il gioco risulta straordinario, cavalcare con Argo nella valle non è mai stato così bello o affascinante, soprattutto su Ps4 Pro, dove grazie al 4K dinamico il gioco prende vita.

L’opzione sui 60fps invece c’è sembrata un po’ fuori dallo stile del gioco stesso, incredibile ma vero, il gioco risulta maggiormente godibile agli standard 30fps rock solid, anche perché il gioco originale soffriva tremendamente di cali.

La cosa che lascia un po’ con il naso storto, però, sono alcune scelte stilistiche sui colori e sull’illuminazione che snaturano l’opera originale in diverse parti. Un problema già noto in diversi remake, come ad esempio: la Halo Master Chief Collection o Gears Of War Ultimate Edition.

Un vero peccato, questo perché Shadow Of The Colossus era eccezionale proprio per il suo intensivo dei colori e del suo sapientemente uso del sistema di illuminazione. Tutto ciò rende il gioco meravigliosamente da vedere, ma lontano dalla fedeltà artistica dell’opera di Ueda.

Per quanto riguarda le tracce sonore, per fortuna, il lavoro è stato di semplice svecchiamento. Non troverete, quindi, delle musiche diverse rispetto al gioco Playstation 2.

 

 

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