Nella sua ‘Bacco perbacco’, Zucchero credeva ci volesse un “Ave Maria” per poter tirare fuori qualcosa di positivo da un ‘mai’. Ed oggi, con questa recensione, cercheremo di tirare fuori qualcosa di positivo da Terroir, un tycoon game che ti darà la possibilità, con mouse e tastiera, di poter gestire un vigneto ed infine, vendere il tuo personalissimo vino.

Botte piccola, ma vino buono

Partiamo parlando di qualcosa di sicuramente positivo, la grafica.

Terroir si presenta al videogiocatore con una grafica pulita, in 3D, molto spigolosa questo è vero ma comunque semplice e apprezzata dal sottoscritto. Non che ci si possa aspettare di più da un gioco che pesa veramente poco, e deve pesare poco, Terroir deve essere un passatempo calmo e tranquillo, magari da tenere in una finestra a fianco mentre vi state guardando un film o una serie tv su Netflix, ed un peso troppo eccessivo non permetterebbe a PC anche più deboli rispetto alla media di poter fare questo. E tutto questo, è sicuramente un fattore positivo.

Ad aggiungersi alla grafica minimale ma comunque apprezzabile ci sono tutti i dettagli riguardo ai vini, all’uva, alla creazione del vino ed infine alla vendita delle bottiglie di vino che sono stati davvero apprezzati dal sottoscritto. Terroir infatti, come in ogni tycoon che si rispetti, ha bisogno di un attimo di attenzione riguardo ad un paio di parti della creazione del vostro vino. Bisogna infatti tagliare in tempo le foglie per permettere all’uva di crescere, bisogna stare attenti a che lavorazioni decidiamo di compiere e con quali metodi, quanto tempo il nostro vino dovrà rimanere a fermentare e tutte queste opzioni aumenteranno o diminuiranno uno o più dei nostri parametri permettendo al giocatore di avere un controllo completo sul vino e sulla sua creazione.

In vino veritas

L’ultima parte del gameplay di Terroir è assolutamente la parte più delicata del gioco.
In base a come avrete gestito il vostro vino potrete ovviamente farne delle bottiglie e nel caso farlo provare ad esperti per recensire. La qualità degli stessi recensori aumenterà via via nel gioco permettendovi così di avere, nel caso il vostro vino sia di qualità, una recensione importante e tante vendite. Sotto questo aspetto Terroir non ammette errori, mandare in vendita un vino non adeguato, magari in grandi quantità, vi manderà presto in bancarotta e dovrete ricominciare la partita, questo può sicuramente frustare all’inizio, ma i tempi di Terroir sono così veloci che ritornerete al punto precedente senza problemi.

Insomma, tutto positivo per ora, Terroir si presenta quindi come un tycoon dettagliato e votato al miglioramento e all’espansione del vostro vigneto, espansione in tutti i sensi possibili. Infatti in Terroir potrete comprare terreni per poterli trasformare anch’essi in vigneti, potrete costruire case per i vostri lavoratori, bonificare foreste per renderle adatte al vostro uso ed in aggiunta uno shop (con la valuta del gioco) per poter personalizzare il vostro terreno con elementi ambientali carini ma assolutamente non necessari.

Ogni struttura, ogni lavorazione, ogni oggetto ha un potenziamento o un’alternativa per rendere ancora più particolare il vostro vino, con in aggiunta diverse tecniche per migliorare sempre di più la vostra vinificazione e migliorare infine la qualità del vostro vino. Tante possibilità e quindi tanta longevità, il che potrebbe far piacere ai videogiocatori che compreranno il gioco.

Retrogusto acido

Terroir però non è solamente rosa e fiori (o in questo caso viola e uva) anzi, il gioco ha un retrogusto acido che non tutti potrebbero apprezzare, e a dir la verità, nemmeno io ho apprezzato alcune scelte fatte dagli sviluppatori, ma fatemi spiegare.

Il primo problema di questo gioco sta sicuramente nella localizzazione, possiamo infatti trovare Terroir solamente in inglese e in quello che credo essere cinese, non certo una gran selezione di lingue e visto il tutorial comunque lungo e da leggersi tutto, diventa molto scomodo per i giocatori italiani poter giocare ad un gioco del genere. Chiariamoci subito, io non ho nessun problema con l’inglese e ho giocato a molti giochi in inglese nella mia vita, ma se in una storia puoi capire il contesto attraverso le frasi che leggi, in un gioco che sfrutta anche termini tecnici la cosa può far passare la voglia di giocare.

Il secondo problema riguarda sicuramente il tutorial stesso.

Non c’è infatti un tutorial che ti guida mano a mano alla creazione del primo vino, permettendoti di non sbagliare e imparare al meglio, bensì c’è una sezione del gioco con un manuale e svariati punti da leggersi inizialmente per poi iniziare a giocare.

Capite quindi, che una procedura del genere è molto scomoda, la persona che non vuole stare lì e leggersi punto per punto (in inglese), andrà alla cieca seguendo ciò che le varie didascalie dicono, sbagliando sicuramente all’inizio. Credo pertanto che un buon tutorial debba inizialmente interagire con il gioco e il giocatore stesso facendogli vedere, a mano a mano, ogni dettaglio importante, mentre il manuale dovrebbe essere utile unicamente nel caso tu ti scordi qualcosa durante la partita, insomma, il manuale è necessario ma va assolutamente a parte e oltre il tutorial.

L’ultimo problema invece è quello più grosso e problematico per Terroir, l’argomento. Credo infatti che, per il prezzo presentato, Terroir sia assolutamente un gioco da aspettare in sconto, e gli unici che potrebbero comprarlo a prezzo pieno sono effettivamente quelle persone che sono appassionate di vino o di alcolici e che magari sono interessate alle loro fasi di produzione. Per quanto infatti Terroir non sia un simulatore vero e proprio, presenta tutte le basi della catena di lavorazione dell’uva e della messa in vendita del vino e questo potrebbe essere molto utile a fini educativi. Una scuola potrebbe infatti, secondo me, sfruttare Terroir per presentare la produzione del vino ai propri studenti in maniera semplice e divertente, ma per il videogiocatore non interessato all’argomento, Terroir potrebbe non essere nemmeno considerato per l’acquisto.