Recensione Completa

Avendo da sempre una particolare passione per l’arte in generale, sfociata anche nel mio percorso di studi, l’essere venuto a conoscenza di questo Vandals mi ha trovato subito incline a testarlo per capire con quali obiettivi la famosa emittente televisiva Arte abbia voluto entrare nel mondo dei videogiochi. Molti dicono che i videogiochi sono arte, ma mettere l’arte all’interno dei videogiochi è cosa molto meno frequente. Ovviamente non si parla in questo caso della cifra artistica del gioco ma realmente di rendere una delle frange dell’arte e nello specifico della street art, l’arte dei graffiti che è esplosa nel corso dello scorso secolo, protagonista di un gioco.

Non solo vandali

Per la sua natura a livelli chiusi e anche a causa di una sostanziale mancanza di background, Vandals sembra non avere alcuna traccia narrativa. Un giovane writer cerca di esprimere il proprio istinto artistico sulle pareti delle città evitando di essere fermato dalla polizia. Un plot che sembrerebbe lasciare l’onere di attrarre il giocatore al solo gameplay. Ma per i più attenti c’è una lezione da apprendere e incamerare. C’è differenza tra imbrattare un muro con una scritta e dare sfogo alla propria anima sul cemento di un muro. Questo Vandals potrebbe permettere di comprendere la profondità del fenomeno del writing e della street art.

Non tutti i vandali che sporcano di vernice le nostre strade sono criminali da arrestare, ma in alcuni casi la sensibilità che possiedono permette loro di creare vere e proprie opere d’arte. Sono stati considerati criminali solo perché non compresi dalla società in cui hanno vissuto e perché hanno agito non in maniera ufficiale. Vandal, grazie anche ad alcuni collezionabili nascosti nella mappa, offre al giocatore alcuni assaggi della storia della street art regalando mini-lezioni d’arte contemporanea per comprenderne il suo vero potenziale. Certo non tutti i writer sono artisti, ma potrebbe essere questo un modo di comprendere la differenza e cambiare la propria opinione in merito.

Guardie e writer

Cinque città (mondi), ognuna con 12 livelli da affrontare (di cui due segreti) per un titolo che si completa in 5 ore o poco più, ma che potrebbe richiedere qualche ora in più alla ricerca di tutti i collezionabili e delle valutazioni perfette. Questi sono i numeri di Vandals che offre un gameplay semplice e convenzionale. Ci sono piccoli livelli-rompicapo in cui raggiungere un punto prestabilito, creare il proprio attacco d’arte, e successivamente raggiungere l’uscita senza che i poliziotti riescano ad intercettarci. Un nascondino che, grazie ad alcuni oggetti di supporto, regala una curva di difficoltà da non sottovalutare che nelle battute finali potrebbe essere più contorta di quanto il giocatore possa immaginare. Il tutto controllato unicamente dal mouse che si comporta bene vista anche la semplicità delle azioni da svolgere.

Oltre a questo, c’è la componente creativa dettata dalla tavolozza bianca dei muri da dipingere che sarà a disposizione di ogni giocatore proprio come un angolo di metropoli sul quale dare sfoggio delle proprie doti. Dopo i primi acerbi tentativi fatti di forme semplici e simboli famosi, una volta presa dimestichezza con la tavolozza e gli spray di diverse dimensioni, è stato facile lasciarsi trasportare dalle ambientazioni e dagli altri disegni più famosi che macchiano alcune pareti e provare a creare qualcosa di più profondo. Nella mia prova, per esempio, i livelli di Berlino hanno rievocato in me le proteste pre-crollo del muro ed è stato quasi automatico provare a disegnare il senso di ribellione e il desiderio di andare dall’altra parte di quella barriera proprio di quel periodo storico.

Certo, la pochezza di colori, tipi di “pennello” e i comandi non certo impeccabili non permettono di disegnare come si vorrebbe, ma questa libertà limitata riesce comunque a dare uno spunto educativo e d’immaginazione soprattutto ai più piccoli e alle menti più aperte ad esperienze creative. Gli artisti sopiti potrebbero trarre giovamento da questa esperienza di gioco.

Suoni urbani e facce sconosciute

La colonna sonora riporta ad uno stile urbano molto sommesso e cupo con alcune tracce che ricordano il team principale della serie Stranger Things. Un degno accompagnamento mixato bene anche con gli effetti sonori che con la loro pulizia non sembrano artificiali né sgraditi. Unica pecca è il passaggio al menu di gioco durante il quale si sentono fastidiosi ronzii. Questo esperimento di fusione tra arte e videogiochi si sgonfia leggermente per quel che riguarda la realizzazione grafica che mostra tutti i limiti di un progetto acerbo. Poligoni spigolosi, scenari schematizzati e con qualche spazio vuoto di troppo.

Si tratta di una precisa scelta stilistica che tuttavia non convince pienamente vista la natura fervente e dinamica del messaggio di Vandals. Le minime tracce lasciate dagli artisti famosi sui muri, gli stessi artisti che compaiono come mini-lezioni collezionabili, sono poca cosa in confronto a tutti i muri grigi e ai pochi effetti di luce presenti. Uno stile grafico che accentua la sensazione di solitudine che questi artisti di strada hanno provato nei primi anni della loro arte, ma non aiuta a rendere gradevoli gli scenari con visuale isometrica.

Come scritto nella recensione breve, il gioco non è quindi adatto a tutti i palati, ma pare più un esperimento educativo o un nuovo media con il quale diffondere la conoscenza dell’arte. Potrebbe esserci un futuro anche scolastico per questo tipo di progetto. Vedremo se Arte vorrà continuare su questa strada.

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