The Witcher, Layers of the Fear, Dying Light. Tutti questi videogiochi elencati hanno una cosa fondamentale in comune: sono stati sviluppati da team polacchi. È ormai cosa nota il recente spopolamento di videogiochi provenienti da uno dei paesi più industrializzati al mondo, il quale negli ultimi anni riesce a garantire non solo prodotti ad alto budget, ma anche esperienze originali e coraggiose, mirate a soddisfare un determinato pubblico di nicchia.

 

Get Even è proprio uno tra questi: un titolo fortemente orientato ad una ben precisa cerchia di giocatori che amano le avventure narrative e che si pongono domande dall’inizio alla fine dell’esperienza, cercando di costruirsi una propria interpretazione di quello che è stato vissuto, fino a giungere una personale conclusione.

Salvare la ragazza

Siamo in Inghilterra, fuori da un edificio decadente e interamente circondato da mercenari, non sappiamo chi siamo e qual’è il nostro obiettivo. Ci addentriamo passo dopo passo, eliminando silenziosamente le guardie armate, fino a giungere all’interno dell’edificio stesso, altre guardie ci attendono e l’unico scopo è quello di superarle. Infine ci siamo, ecco il nostro obiettivo venuto allo scoperto: salvare una ragazza in ostaggio, legata e minacciata con una bomba. Proviamo a disattivare l’esplosivo, senza riuscirci, la bomba esplode.

L’inizio di Get Even è l’incipit di tutta la trama. Tutto ciò che facciamo ruota intorno alla ragazza e a quella bomba tragicamente esplosa. Poco dopo ci risvegliamo in un manicomio (apparentemente) abbandonato. Una voce ci guida e ci spiega chi siamo e che cosa ci facciamo in questo posto desolante. Finalmente scopriamo la nostra identità completa, ci chiamiamo Cole Black e siamo un mercenario, uno tra i migliori.

Cole Black però non si ricorda nulla, ha una amnesia e non riesce neanche a capire come è riuscito a salvarsi da quella bomba. La voce misteriosa proviene da un uomo di nome Red, il quale vuole assolutamente scoprire che ruolo avesse Cole nel salvataggio e perché questa ragazza fu rapita, per farlo utilizza una tecnologia denominata Pandora. Quest’ultimo è un inredibile dispositivo che permette di rivivere i ricordi celati dalla mente.

Quindi attraverso i nostri ricordi viviamo tutto ciò che è successo prima dell’esplosione, di chi è coinvolto e perché, riuscendo a presentare dei colpi di scena davvero inaspettati e di altissimo livello. Inizialmente la narrazione ci confonde, cerca di portarci su ragionamenti completamente opposti, ma passo dopo passo il livello qualitativo dell’intera storia si alza, andando a toccare vette altissime che riescono a sorprenderci, accompagnandoci verso un finale assolutamente ben fatto e per nulla scontato.

Pur avendo una trama capace di regalarci sempre attimi di attenzione e suspense, rimane comunque piuttosto lenta, il che la rende tremendamente poco appetibile per un pubblico orientato ad una vicenda più esplicita. Gli attimi che ci dividono tra un ricordo e l’altro ci portano a esplorare in maniera lineare il manicomio, dove Cole è praticamente “imprigionato”. L’intero edificio è completamente pieno di documenti da leggere – che arricchiscono la lore – e personaggi bizzarri, questi ultimi non hanno nulla da invidiare, come comportamento, ai paurosi e fuori di testa ricombinanti della saga di Bioshock.

È incredibile come l’intera esperienza vari tantissimo in atmosfera, passando da momenti thriller, fino giungere a situazioni che ricordano più un horror game (l’esplorazione del manicomio). Non mancano le situazioni in cui ci tocca prendere una scelta, anche se numerose di quelle che prendiamo in realtà, non si rivelano poi utili per cambiare il corso della vicenda.

Non chiamatelo sparatutto

Un grave sbaglio che si può fare è definire Get Even uno sparatutto in prima persona. Il gioco è prima di tutto una esperienza narrativa e come tale cerca in tutti i modi di farci evitare le sparatorie. Le fasi da shooting presenti sono appena abbozzate e testimoniano una certa volontà degli sviluppatori di non enfatizzarle. L’utilizzo della pistola angolare (un’arma in grado di sparare da dietro ai muri o ai ripari) risulta più importante ai fini della trama piuttosto che del gameplay.

Durante i ricordi ci capita più di cercare di evitare i nemici, anziché affrontarli in una sparatoria, visto che il gioco stesso cerca di indirizzarci verso il completamento di un ricordo senza mietere vittime. La parte interessante riguarda l’utilizzo del nostro smartphone, oggetto fondamentale composto da numerose funzioni utili per districarsi tra i ricordi e trovare delle prove. Tra le tante abbiamo la possibilità di usare una luce UV per identificare tracce ematiche o impronte, uno scanner per identificare determinati oggetti e una mappa che comprendere la planimetria della zona

Interagire con il nostro palmare risulta interessante nelle prime fasi di gioco, ma comincia a diventare ripetitivo e quasi frustrante a metà della vicenda, quando ormai i pochi puzzle ambientali proposti vengono meno.

Ogni ricordo contiene numerose prove da collezionare, queste ultime vengono raccolte in una stanza virtuale, permettendoci così di esaminarle nuovamente. È possibile rigiocare anche i ricordi già vissuti, in modo da trovare ulteriori prove che magari ci sono sfuggite in precedenza. Abbiamo avuto la possibilità di completare il gioco diverse volte, con scelte e stili diversi – anche collezionando quasi tutte le prove, i finali che abbiamo visto sono giusto un paio, ma molto simili fra loro.

La durata dell’intera vicenda varia dalle 9 ore fino ad un massimo di 25 per completarlo al 100%. Non sappiamo quanto la rigiocablità possa essere d’aiuto nell’allungare la longevità complessiva, anche visto la sottile differenza tra i finali proposti.

Luci e Ombre

Dall’annuncio, Get Even è stato decisamente ridimensionato. Gli sviluppatori promisero una grafica fotorealistica e in grado di impressionare chiunque, ma purtroppo non è andata così, almeno su console. Il gioco mostra un buon impatto grafico all’interno degli edifici -seppur quasi tutti simili-, ma non si può dire lo stesso degli ambienti esterni, statici e con una realizzazione tecnica altalenante e a sprazzi appena sufficiente.

La parte più grave però è la presenza di numerosi bug e glitch; addirittura alcuni di essi bloccano il nostro personaggio, costringendoci a ricaricare dal checkpoint precedente per poter andare avanti. Non mancano poi problematiche relative all’intelligenza artificiale, spesso prevedibile e poco attenta, che sono comunque problematiche risolvibili con una patch post uscita.

La vera sorpresa è il campionamento audio, con una colonna sonora eccezionale e integrata in maniera unica al gameplay e alle situazioni di gioco, riuscendo qualche volta a metterci in uno stato d’ansia perenne.

CONCLUSIONE

Get Even centra il suo personale obiettivo. The Farm 51 voleva realizzare un’esperienza narrativa di alto spessore e per quanto ci riguarda ci è riuscita, proponendo un titolo dalla trama interessante, originale, di ritmo sostenuto e piena di colpi di scena. La vicenda è tutto un crescendo che ci ha tenuti incollati allo schermo per tutta la sua durata.

Le problematiche relative all’aspetto tecnico e di gameplay abbassano parecchio la valutazione complessiva, ma è giusto specificare che sono cose normali per un videogioco di questo tipo che comunque presenta un impatto visivo generalmente discreto nella sua totalità e una colonna sonora davvero bellissima e integrata in maniera perfetta nell’atmosfera.

The Farm 51 può essere fiera del suo Get Even che seppur esso rimanga una esperienza di nicchia per gli amanti della narrativa. Il titolo mette alla luce delle tematiche viste poche volte all’interno di un videogioco, rendendo di fatto questo titolo, originale e coraggioso.

No Lo sconsigliamo a tutti!

Recensione Breve