Quello che parte oggi, con la prima parte di una storia interamente dedicata in questo caso a Metal Gear Solid, è un progetto, probabilmente ambizioso, che cercherà di far ripercorrere ai videogiocatori le trame dei capitoli videoludici che hanno fatto la “nostra” storia, grazie a una narrazione particolare e inedita che, mi auguro e ci auguriamo, vi permetterà di vivere in prima persona i più bei giochi del passato.

La mia speranza è quella di riuscire a far rivivere sensazioni sopite a chi, come me, giocatore non più di primo pelo, questi giochi li ha toccati con mano nelle giornate (e nottate) della sua gioventù e anche, perché no, di permettere ai “novellini” (nel senso più buono del termine), di scoprire dove e quando le colonne della moderna industria dei videogiochi affondino le proprie radici.

Snake racconta Metal Gear Solid Logo

Ritorno alla vita

Le gelide acque dell’Alaska sono probabilmente il bentornato migliore che potessi aspettarmi dal Colonnello Campbell e dal Governo degli Stati Uniti d’America, ma per lo meno gli anni passati in solitudine a Twin Lakes mi hanno abituato a questo clima gelido e inospitale.

Non ho afferrato tutto quello che il colonnello mi ha detto riguardo alla missione e al suo aspetto burocratico, probabilmente non mi sono mai troppo impegnato nel farlo, ma mi basta sapere che ci sono di mezzo la FOXHOUND e il cadavere di Big Boss per potermi aspettare solo il peggio da questa missione.

Il colonnello parla, mi dice che ufficialmente sono lì per recuperare Donald Anderson e Kenneth Baker, rispettivamente direttore della DARPA e presidente della ArmsTech, tenuti prigionieri dal gruppo terroristico “Next Generation” e per valutare con accuratezza quali siano le reali possibilità che i terroristi siano in possesso delle armi nucleari che minacciano di utilizzare qualora non gli vengano consegnati i resti del cadavere di Big Boss, il soldato leggendario.

Dopo Outer Heaven e ancor di più dopo Zanzibar Land so per certo che dietro ogni ordine ufficiale della CIA, o di chi per loro, c’è sempre un piano nascosto del quale noi, carne da macello che nemmeno esiste per i registri ufficiali, non veniamo mai messi al corrente.

Quelli della FOXHOUND sono soldati eccezionali, assassini ineguagliabili, ognuno specializzato in qualcosa o con un dono tanto speciale quanto eccentrico e che, in combattimento, possono farti smettere di respirare nel giro di pochi secondi.

Io stesso sono stato un membro della FOXHOUND in tempi, che oggi, sembrano appartenere a un’altra vita. L’operazione a Outer Heaven prima e quella a Zanzibar Land poi, lo scontro a mani nude con Frank Jaeger, l’unico soldato che sul campo di battaglia io abbia mai considerato “amico”, nonché unico soldato dell’unità al quale venne riconosciuto il nome in codice più prestigioso, quello di Fox, che, in virtù del colore dei suoi capelli in battaglia, lo resero noto come Gray Fox; e infine lui, Big Boss, il mio padre genetico, lo scontro con lui e tutto quanto successe dopo la sua morte…

Un tempo era il colonnello, succeduto proprio a Big Boss, a comandare l’unità, ma adesso i disertori agiscono sotto la guida di un certo Liquid Snake. Mh, ne deve avere di fantasia questo tipo per utilizzare il mio stesso nome in codice.

Finalmente sono arrivato al porto, ovviamente solo e senza equipaggiamento.
Il governo non fornirebbe mai appoggio e supporto per una missione “non ufficiale”, figuriamoci. Non vedo l’ora di potermi levare questa dannata maschera e fumarmi una sigaretta con il gelido vento dell’Alaska che mi soffia sul viso.

Questo posto puzza maledettamente, e, nonostante la tuta che la dottoressa Naomi ha pensato per me mi mantenga piuttosto asciutto, è abbastanza scomoda per i movimenti. Ho recuperato in giro qualche razione militare, hanno un saporaccio, è vero, ma per le prossime ore saranno le mie uniche fonti di sostentamento.

Avrei dovuto prendere l’ascensore per salire in superficie, ma uno strano tipo dai lunghi capelli biondi lo ha preso prima di me e adesso mi tocca aspettare. Ingannando l’attesa che torni giù ho eliminato tutte le assonnate e poco sveglie guardie di sorveglianza presenti.

È tempo di levarmi questa attrezzatura da sub, questa odiosa maschera e salire in superficie a prendere una boccata d’aria.

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