Premessa: Days Gone è solo l’ultimo esempio di una lunga sfilza di titoli annunciati prima del tempo. Microsoft con il suo Sea Of Thieves o il più clamoroso Crackdown 3 si è praticamente comportata nello stesso modo, il quale ha influito poi negativamente sulla strategia di Xbox.

Sony invece lo ha preso come un vero e proprio vizio quello di annunciare decine di titoli molto prima della loro data d’uscita. Strategia che funziona, fino ad un certo punto. La lineup di Sony è incredibile e lo sarà anche per i prossimi anni, ma ancora non riusciamo realmente a capire che senso ha avuto presentare giochi come The Last Of Us 2 e Death Stranding così anticipatamente, giochi che non solo difficilmente vedranno luce nel 2018, ma che rischiano di saltare anche il 2019, giochi presentati ben 2 anni fa.

L’azienda giapponese ha dichiarato: “Il 2018 non è l’anno di Days Gone”. Cosa più che lecita, certo, ma perché allora presentarlo così presto? Troviamo veramente poco utile illudere la propria utenza con progetti ben lontani dalla fine dello sviluppo, senza considerare che si crea troppa pressione nei confronti delle software house.

È giusto mostrare dei lavori in corso visto la concorrenza di questo mercato, ma è ingiustificato creare del fumo con troppi giochi tutti in una volta. Bethesda ha più volte dimostrato che è molto meglio annunciare dei prodotti e rilasciarli nel tempo più breve possibile. Il successo di Fallout 4 e in parte di Wolfenstein II The New Colossus ne sono la prova.

Ancora oggi ci chiediamo dove siano finiti Final Fantasy VII, Shemnue, Deep Down (ancora non cancellato ufficialmente), senza considerare Ni-Oh e The Last Guardian, usciti dopo oltre 9 anni dal loro annuncio.

Rimandare un gioco è quindi lecito, ma risulta poco coerente nel momento in cui lo si poteva evitare semplicemente senza presentarlo così prematuramente. Sony è la principale colpevole di questi casi, inoltre la fan base, sembra clamorosamente apprezzare questa filosofia.

Microsoft e Nintendo non sono comunque da meno. Anche se sembrano aver cambiato mentalità, di errori ne sono stati fatti, a partire da Scalebound, fino ad arrivare a Zelda Breath Of The Wild, il cui sviluppo è durato oltre i 5 anni.

Se Nintendo è riuscita a cavarsela grazie a un capolavoro, la cosa è andata peggio per l’azienda americana, la quale, ne è uscita con le osse rotta. Tra la cancellazione di Fable Legends, Scalebound e Phantom Dust, al posticipo del tanto criticato Crackdown 3. Phil Spencer per fortuna sembra aver fatto mente locale, e da due E3, ormai, non presenta più titoli sul lungo periodo, ma solo quelli in uscita nell’anno fiscale.

Non è da escludere che altri annunci prima del tempo come ad esempio: Quantum Break o Ryse, abbiano influito negativamente sullo sviluppo. Non deve essere facile per una software house, avere una certa pressione, lo dimostrano i casi di Fable Legends, Scalebound e Phantom Dust. Giochi semplicemente abbozzati, presentati ad una fiera importante come l’E3, alzando le aspettative di milioni di fan.

Un altro caso abbastanza conosciuto e poco discusso – o forse semplicemente dimenticato – è quello di Halo 2. Annunciato nel 2002, il gioco ha avuto diverso problemi di sviluppo e di ridimensionamento rispetto alle idee originali, risultando si, un capolavoro, ma ben lontano dal gameplay d’annuncio.

Il primo Motorstorm o Killzone ebbero gli stessi identici problemi, il tutto pur di cercare di sorprendere i propri fan e dimostrare di avere prodotti di qualità in mano, quando in realtà, non esisteva ancora un reale gameplay da mostrare.

Si avvicina l’E3 2018, la fiera più importante dell’anno per quanto riguarda l’intrattenimento. Siamo davvero incuriositi dalla scelta strategica delle aziende, verificando se Microsoft rispetta la sua promessa e Sony decide finalmente di rilasciare date certe per i propri titoli e non solo la classica scritta TBA, ormai onnipresente ogni anno.

 

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