Koei Tecmo e Square Enix presentano al loro pubblico Dragon Quest Heroes 2, il nuovo capitolo del musou ispirato dall’ormai storico franchise. Il primo titolo di questo spin-off ha ricevuto pareri decisamente misti, dovuti soprattutto alla mancanza di attività e alla ripetitività prominente che scaturisce dal genere. Heroes 2 invece si innova e rompe i limiti del predecessore (e del genere) introducendo diverse novità che offrono un ricco nutrimento per l’avido giocatore. Noi di Gamempire.it abbiamo calcato molti campi di battaglia per portarvi questa recensione, perciò non indugiamo oltre e passiamo ad analizzare Dragon Quest Heroes 2: The Twin Kings and the Prophecy’s End.

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La solita profezia che nessuno ascolta

Il gioco ci racconta la storia di due cugini che si addestrano per diventare Cavalieri di Kala: un regno di un grande continente diviso in tante frazioni. Dopo aver scelto quale dei due interpretare ed aver svolto il tutorial, ci ritroveremo all’interno di un’improvvisa guerra. Il conflitto nasce dal fatto che il principe di Dunisia decide di vendicare il padre, che si sospetta sia stato ucciso dal re di Kala. Questo evento provocherà una serie di altre conseguenze che metteranno in moto una sanguinosa battaglia tra le varie partizioni del continente, il quale ha comunque un governo centrale affidato all’imperatore.

Quest’ultimo, notando che dietro il casus belli ci sono degli individui sospetti e belligeranti, incaricherà i nostri due eroi di fare da “ambasciatori” in ogni paese, cercando di mantenere la pace. Tale fretta è data dalla profezia millenaria che prevede grandi sciagure nel caso si scatenasse una nuova guerra dopo il disastroso conflitto globale di tanti secoli fa. Come è evidente da queste righe, la struttura narrativa è piuttosto semplice e senza tante pretese, così come lo sarà il suo svolgimento. La trama si concentrerà principalmente sulle enormi battaglie campali e su alcuni momenti cruciali dedicati ai colpi di scena, specialmente nel caso di quelli drammatici. Ciò è in linea con la tradizione classica delle trame da old-school JRPG, ma rimane piuttosto lineare per dare risalto all’azione e al gameplay.

Nel corso del gioco incontreremo diversi personaggi provenienti dagli altri titoli del franchise, catapultati per caso in questo mondo. Purtroppo la caratterizzazione è concentrata principalmente sui due cugini e sul gruppo in generale, perciò difficilmente verranno approfondite le varie storie di ognuno di essi. Nonostante questo aspetto, il loro carattere è messo sotto i riflettori e ciò crea un cast unico e variegato in grado di regalare uno spessore più evidente nello svolgersi degli eventi.

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Dragon Quest Heroes 2 non punta platealmente alla grande narrazione, piuttosto preferisce creare una story line piena zeppa di personaggi buffi, umorismo, azione e cinematiche. Ciò non regala una storia memorabile ma permette di godersi il gioco in leggerezza, puntando tutto sul divertimento regalato dall’ottimo gameplay. Naturalmente la conclusione della campagna è abbastanza soddisfacente e chiude l’arco narrativo senza troppi problemi, nel classico stile dedicato agli “eroi che salvarono il mondo”. La rigiocabilità del titolo è limitata, ma non assente, soprattutto grazie alle moltissime missioni secondarie presenti che ampliano un bel po’ le ore di gioco.

Battaglie di classe

Dragon Quest Heroes 2 è un musou, e come tutti si focalizza sull’avere personaggi che combattono in battaglie tra aree vaste piene zeppe di nemici. Il twist che aggiunge il lavoro di Koei Tecmo è il fondere meccaniche da JRPG. Innanzitutto, ogni personaggio possiederà una classe predefinita tranne che per i protagonisti, i quali potranno decidere tra alcune scelte intercambiabili a piacimento. Oltre a tale meccanica, abbiamo diversi rami di abilità, equipaggiamenti, oggetti e tante altre chicche che analizzeremo nelle righe seguenti. Come è dunque evidente, si scosta dal genere nella misura giusta al fine di creare un mix con gli elementi classici che contraddistinguono il franchise.

Il mondo di gioco è diviso in due tipi di aree (escluso l’HUB): le zone aperte e le zone di guerra. Le prime sono spazi open world che funzionano da transizione verso le zone di guerra, ovvero le missioni vere e proprie. Tale meccanica rende il titolo molto più “RPG” esaltando l’esplorazione, il grinding e tutto ciò che deriva da tale scelta. Per esempio, molto interessante è il fatto di delimitare le aree delle zone aperte, creando delle condizioni per le quali devono essere sbloccate attraverso l’utilizzo di abilità o missioni secondarie. Ciò non solo permette un livello esplorativo difficilmente visibile in un musou, ma accresce la giocabilità donando novità perfino in luoghi già visti. In tal senso, Dragon Quest Heroes 2 introduce tante sfide e “boss” opzionali da scovare in tutto il mondo. Il giocatore avrà dunque molti compiti da svolgere oltre alle battaglie, annullando parzialmente il fattore ripetizione che infesta tutti i musou tamponandolo con alternative più che valide.

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Nelle zone di guerra, ovviamente, si combatte. Tale meccanica è resa in maniera molto fluida in Heroes 2, con perfino l’opzione per chi non vuole destreggiarsi tra le tante combo di tasti. Attraverso elementi come le abilità e le maestrie, ogni personaggio può essere modificato a seconda del proprio stile di gameplay, creando combinazioni uniche e variegate. Sebbene la difficoltà non possa essere selezionata, il gioco offre una sfida ben calibrata in ogni sua area. Negli ultimi livelli soprattutto, dovrete allenarvi per eguagliare il gap con i nemici. Ma ciò non è tedioso in quanto ci sono diversi meccanismi che facilitano l’esperienza, come per esempio gli slime grigi o i bonus online dati a seconda del giorno.

Molto interessante è la possibilità di cambiare personaggio al volo tra i quattro del party, permettendo una dinamicità unica soprattutto se accoppiata al meccanismo di Tensione: una modalità che permette all’eroe di diventare invulnerabile e lanciare attacchi devastanti. Proprio come ci ha abituato il Giappone, ogni combattimento è molto scenografico e pieno zeppo di power-up. Il divertimento risulta assicurato già così, ma se all’offerta si aggiunge la possibilità di raccogliere ed evocare i mostri sconfitti, allora il fattore “felicità” viene raddoppiato! Questa meccanica delle “medaglie” è gestita molto bene ed è perfino quasi vitale per riuscire a vincere nelle battaglie più ardue. Tale cura le permette di non passare come “feature secondaria” ma di essere un vero e proprio elemento chiave dell’esperienza di Dragon Quest Heroes 2, soprattutto data dall’enorme varietà dei nemici e dei loro effetti sotto forma di medaglioni.

L’unica nota negativa è forse la scarsa intelligenza artificiale, affidata spesso a pattern che si ripetono con poche variazioni sul tema. Il team ha voluto piuttosto focalizzarsi sui parametri, bilanciati essenzialmente dalla quantità di HP del nemico e dal nostro equipaggiamento. Quest’ultimo risulta un elemento ben gestito, con tanto di meccaniche di potenziamento e sfide secondarie per sbloccare le armi più potenti.

Al già ricco gameplay si aggiunge anche un ottimo comparto online che permette battaglie cooperative fino a quattro giocatori. Tale feature può essere usata sia nelle missioni della storia, sia in un dungeon online davvero ben realizzato. Ricorda molto quei dungeon tipici degli MMORPG, dove ci sono tantissimi piani da scalare in livelli procedurali. Davvero un ottimo tocco di classe da parte di Koei Tecmo, che introduce una vera e propria dimensione alternativa di gioco rispetto all’offerta principale, la quale è di per se divertente, ben strutturata e ricca di elementi.

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Dalla matita di Toriyama

Il comparto tecnico di Dragon Quest Heroes 2 è decisamente ottimo, su ogni piattaforma. Naturalmente, come siamo abituati da più di dieci anni, il design della serie è affidato alla penna di Toriyama, che non ha bisogno di essere presentato. La direzione artistica è come al solito pittoresca, cartoony e esteticamente godibile, nel pieno stile umoristico del titolo (e del franchise in genere). Il tutto viene reso attraverso un engine sublime, in grado di regalare scorci fantastici ed effetti di luce molto realistici. Nonostante tutto sembri fatto di pongo, per via dello stile cartoon, viene reso così bene e fluidamente da risultare visivamente appagante. Tale qualità è parzialmente concessa dalle eccellenti animazioni, curate in ogni frame perfino nel nemico più insignificante. Naturalmente le cutscene hanno un riguardo speciale, ma il tenore generale del gioco è di un livello decisamente elevato per essere uno spin-off. Un piccolo antipasto di ciò che ci aspetta in Dragon Quest XI.

Il comparto sonoro riflette pienamente quello grafico, grazie all’inclusione di tutte le soundtrack tipiche della saga. Naturalmente ce ne sono anche di nuove, ma lo score dei brani classici è così buono da risultare sempre giovane. Per quanto riguarda il doppiaggio, mentre quello giapponese risulta per lo più accettabile, quello inglese è totalmente sbagliato per via di un marcatissimo accento britannico fuori luogo. Seppur non sia una cosa grave, in questo caso è così insopportabile da rovinare intere scene di dialogo in un battibaleno. Oltretutto, non azzeccano neanche la tensione nel gridare le varie mosse di battaglia,  come è consueto nel panorama del genere. Una direzione davvero pessima che può essere corretta impostando la lingua giapponese.

Incredibilmente però, la localizzazione italiana fa un ottimo lavoro nel dare colore al testo. Come è consueto per questo tipo di produzioni, molti accenti del gioco vengono resi con dialetti italiani. In questo caso, vediamo Baldo che parla tranquillamente come un toscano doc! Tale sforzo, che si riflette anche negli slime e in altre creature, è da lodare ed evidenziare come ottimo modo per rendere più “italiana” una traduzione accurata.

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Per quanto riguarda i menù, quest’ultimi sono pochi, ma forse eccessivamente lenti. Nonostante ci sia un meccanismo di autosalvataggio, la chiesa rimane ancora l’unico modo per annotare manualmente i propri progressi. Ciò non sarebbe un problema se non fosse per le diverse linee di dialogo introdotte in un meccanismo che dovrebbe essere istantaneo. Tale piaga affligge tutti gli altri NPC con cui dovrete svolgere numerose operazioni, allungando i tempi di crafting, delle missioni e tanti altri momenti morti che ruberanno tempo inutilmente, tra jingle e linee parlate inutili. Una situazione decisamente controproducente in un titolo frenetico come questo.

Conclusione e commento dell’autore

Dragon Quest Heroes II di Square Enix e Koei Tecmo è un ottimo titolo che fonde musou e JRPG. Sebbene la storia sia abbastanza semplice, il suo humor e il cast riescono a donarle un grado di godibilità accettabile, ottimo accompagnamento al ricco gameplay. Quest’ultimo fornisce tanti elementi all’offerta, dall’esplorazione al forgiare il proprio personaggio. Ogni piccolo dettaglio è stato curato nelle meccaniche, che includono moltissimi elementi anche per l’esperienza online. Tale cura si riflette nel comparto tecnico, specialmente in quello grafico dove il design di Toriyama risplende grazie ad un motore fluido ed esteticamente ottimo.

Sebbene ci sia qualche imperfezione qui e lì, Heroes 2 è sicuramente un degno titolo che si inserisce nella collezione del franchise. Qualsiasi fan della serie, anche neofita dei musou, può apprezzare questa perla che assicura tanto divertimento ed azione. Personalmente, ho trovato molto ben gestita l’intera struttura di gioco, capace di evitare la ripetitività. Purtroppo ammetto che in alcuni punti ho sofferto dell’eccessivo backtracking, ma data la sporadicità penso sia stata più una sensazione personale che un vero e proprio difetto oggettivo.

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