Il genere dei gran strategici ormai, è un mercato di nicchia, sia per l’enorme quantità di tempo che necessitano, sia per le meccaniche che difficilmente possono essere apprese con rapidità. Imperator: Rome non fa eccezione, lo strategico in tempo reale sviluppato e pubblicato da Paradox Interactive, una certezza nel panorama del genere, è disponibile dal 25 aprile per Pc, macOS e Linux. Questo videogioco è il seguito di Europa Universalis: Rome, uscito nel lontano 2008. La mente dietro al progetto è Johan Andersson che ha lavorato su Hearts on Iron III, Crusader Kings II, Europa Universalis IV e il più recente di tutti Stellaris.

Io non parlo italiano

Prima di parlare del gioco devo fare un appunto. Imperator: Rome è completamente in inglese, così come le ultime uscite del produttore. L’inglese utilizzato non è difficile, ma le righe di testo presenti non sono poche, anzi, dalla quantità sembrano un libro dalla dimensione di un qualsiasi Harry Potter. Ovviamente la ormai classica frase dove dice che l’inglese è una lingua che tutti dovrebbero sapere vale anche per questo gioco, ma supportare il nostro idioma, soprattutto per una casa che è leader nel settore dovrebbe essere la base, se non un vanto, in fondo stiamo sempre parlando di un gioco che tratta dei nostri antenati anche se ormai sono passati più di 2000 anni.

Premi il pulsante rosso

Imperator: Rome è un titolo dove qualsiasi informazione a schermo è importante, ogni menu nasconde all’interno ulteriori informazioni rendendo la curva di apprendimento per questo titolo ripidissima, quasi un muro, anche per i più ferrati nel genere. Il tutorial non aiuta, considerando che come uno dei tanti obiettivi che ci viene imposto è quello di conquistare tutto il sud Italia. Viene semplice perdersi nella pletora di icone, statistiche e indicatori da tener sempre sott’occhio per non finire “disintegrato” dai paesi limitrofi. Molti dettagli potranno essere capiti solamente dopo decine, se non centinaia, di ore di gioco, che spesso si traducono in più e più partite riavviate per una semplice dimenticanza. C’è da dire che la spiegazione di ogni singola funzione avrebbe reso il tutorial della lunghezza pari ad un corso di laurea magistrale, in questo modo stimola il giocatore ad imparare, ma una maggiore completezza non avrebbe guastato.

Conquista l’Europa

Nel nuovo gioco Paradox non esiste alcuna campagna, la scelta ricade solamente in una partita dove si può impegnarsi tra cinque livelli di difficoltà, che vanno dal molto facile al molto difficile, unito ad altre pochissime opzioni non permette di differenziare una partita dall’altra. Se siete abituati all’ultimo titolo di Paradox, lo strategico spaziale Stellaris, vi rimarrà l’amaro in bocca per la non possibilità di creare il proprio lignaggio, però sarà possibile scegliere qualsiasi “nazione”, grande o piccola, presente dalle coste del nord africa, passando per i paesi scandinavi, fino ad arrivare al Tibet e all’Etiopia. Più di 7000 provincie che potranno essere tutte conquistate per poter portare l’impero alla sua massima magnificenza. La mappa di gioco è completamente in 3D e a seconda del livello di zoom, permette di riconoscere ad occhio preziose informazioni su qualsiasi nazione, compresa la nostra.

Per l’imperatore

L’obiettivo principe del gioco è espandersi, e qual è il migliore modo se non scendere in guerra? Nessuno. Imperator: Rome è fortemente incentrato in questo stato diplomatico e, soprattutto nelle prime ore di gioco, la fisionomia politica del mondo di gioco è sempre in subbuglio e in cambiamento, con unità in continuo spostamento nella mappa impegnate tra combattimenti o conquiste delle provincie. La situazione migliora nel prosieguo della partita, ove gli imperi iniziano ad essere più definiti, con conseguenti eserciti maggiorati e stabilità politiche. Restare troppo tempo in guerra aggiungerà la stanchezza all’impero, portando malumori e nei casi più eccessivi rivolte popolari che nel giro di due anni porteranno la scissione di tutte le provincie scontente. Oltre ad evitare questa situazione, l’unica soluzione è riconquistare i territori persi.

Diplomatici

Le diverse civiltà che si potranno gestire non funzioneranno tutte allo stesso modo, nel caso giocassimo con Roma, oppure con una qualsiasi altra fazione con il governo basato sul senato, ogni decisione presa dovrà essere condivisa ed approvata dal senato, si potrà anche non considerare le loro opinioni ma i malumori successivi a questa presa di posizione porterà a conseguenze spesso fatali. Per entrare in guerra spesso basta creare un casus belli, anche fittizio, per aggraziare nella scelta il senato. Diverso il discorso per le monarchie dove, essendo re, i piccoli malumori causati dai “cittadini” sono facilmente superabili. La diplomazia mette a disposizione tante opzioni ed alcune di queste sono “nascoste”. Se una nazione limitrofa si trova impegnata in un conflitto con un altro paese, scendere in guerra al suo fianco permetterà un aumento della loro considerazione nei nostri confronti.

Conosci il territorio

Le battaglie in Imperator: Rome non sono semplicemente basate sulla forza bruta oppure sulla grandezza degli eserciti, infatti non sarà raro trovarsi eserciti decimati da forze numericamente inferiori. Ogni regione può avere bonus o malus a seconda del terreno, del clima e delle costruzioni in essa presenti. Ogni esercito non sarà composto da un solo tipo di unità ma potrà essere composto da qualsiasi tipo di combattente, sia dalla lunga che dalla corta distanza. Inoltre l’intelligenza artificiale si adatta velocemente al pericolo incombente che gli si para davanti, modificando il proprio esercito per poter avere il sopravvento sugli invasori. Nella mappa di gioco, nessun partecipante è passivo, ognuno è alla ricerca di spazio e risorse ed abbassare la guardia è, spesso, il miglior modo di perdere.

L’impero splendente

Per concludere Imperator: Rome è senza ombra di dubbio il miglior strategico disponibile sul mercato. Gli appassionati del genere non possono e non devono desiderare altro, almeno per qualche anno, che più o meno è la durata di una partita. La quantità di valori da tenere sott’occhio è quasi infinita e l’intelligenza artificiale si adatta rapidamente e non è solo una comparsa. Purtroppo non c’è traccia dell’italiano. Con questo capitolo Paradox migliora e supera le sue ultime creazioni alzando ancora di una tacca l’asticella dello standard e della qualità.

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