PREMESSA

Lords of the Fallen è un gioco che fin dal suo annuncio è stato etichettato come clone di Dark Souls.
Prima di analizzare ed entrare nel dettaglio è giusto fin da subito chiarire che si, il gioco di Deck 13 e i CI Games ricalca alcune dinamiche del gioco di From Software, ma in un qual modo riesce a differenziarsi e a proporre delle meccaniche tutte sue. Altro aspetto importante di questa produzione è il fatto di essere ben lungi da un titolo tripla A anzi il team di sviluppo ha avuto a disposizione delle risorse decisamente limitatee vedere a schermo quello che sono riusciti a fare ha quasi dell’incredibile.
Prepariamoci ad affrontare i signori dei caduti muniti di una buona e sana pazienza.

TRAMA

Lords of the Fallen, nonostante goda di un’atmosfera in un qual modo evocativa per alcuni tratti gotici e medievali, è supportato da una trama decisamente debole e fin troppo lineare. La storia è senza ombra di dubbio l’aspetto più fragile di questa produzione, accompagnata da dialoghi e personaggi che raramente desteranno l’interesse dei giocatori se non per il design azzeccato. La parte positiva è appunto l’ambientazione che risulta affascinante, fredda e crudele, un luogo dove i peccati non vengono mai dimenticati e anzi vanno a marchiare per sempre i corpi di chi li ha compiuti.
Nel gioco vestiremo i panni di Harkyn, un criminale che di atti indegni ne ha compiuti molti e che verrà liberato per aiutare le forze di Antonidas, signore dell’umanità, a respingere l’assalto di creature demoniache chiamate Rhogar. Nonostante un velo di mistero avvolga sempre gli eventi, la narrazione va spedita verso la conclusione con qualche raro colpo di scena non sufficiente a risollevare le sorti di una trama non proprio da Oscar.

GAMEPLAY

Se ad un primo impatto il richiamo a Dark Souls è evidente, man mano che si entra nel vivo del gioco i fattori unici di Lords of the Fallen si fanno vedere e possiamo confermare e rassicurare che il lavoro di CI Games non è una banale scopiazzatura. Il combat system sfrutta basi prese quasi di peso dai Souls, girando tutto attorno al targeting dei nemici e all’apprendimento dei loro pattern. La gestione oculata della stamina e del peso del proprio equipaggiamento, con quest’ultimo che influenza in modo notevole difesa, e la schivata richiamano a gran voce il lavoro di From Software, ma alla lunga si notano svariati cambiamenti.
Le combinazioni base possono consumare meno stamina o dar vita a serie di colpi molto dannose se si sferrano gli attacchi con un timing preciso indicato da un brillio nella barra dedicata, manovre come i calci non spezzano direttamente la guardia, ma portano gli avversari ad affaticarsi a loro volta, fino a poterli stordire dopo qualche colpo. In poche parole possiamo azzardare che il combat system proposto dal team di sviluppo è leggermente più realistico rispetto a quello dei Souls, cosa notabile anche nelle schivate, che presentano leggere finestre di recupero e hanno frame di invulnerabilità molto più limitati. L’unico aspetto irrealistico è legato all’assenza di hitbox delle pareti, che permette di colpire i nemici anche con fendenti orizzontali di uno spadone in uno stretto corridoio passando allegramente attraverso il cemento. Questo aspetto è da legare al fatto che le mappe di Lords of the Fallen presentano un gran numero di locazioni ristrette e le armi a due mani sarebbero state inutili senza questo accorgimento.

Il mondo di Lords of the Fallen è tutt’altro che gigantesco e le mappe hanno una struttura piuttosto labirintica. In queste locazioni dobbiamo dimenticarci teletrasporti, distese sconfinate o un gran numero di segreti, il gioco è come detto decisamente lineare e raramente troveremo qualcosa di inaspettato. Nonostante una gestione non proprio idilliaca delle missioni (capiterà di perdersi) riusciremo a muoverci discretamente bene ed apprezzare i tanti combattimenti grazie alla varietà dei nemici. Avremo avversari più o meno ostici, ma i boss sono decisamente “cazzuti” e le creature demoniache aggressive, mobili e in grado di difendersi permettendo così al gioco di mantenere il livello di sfida elevato per buona parte dell’avventura. Qualcuno ha trovato una certa facilità all’inizio del gioco, se paragonato al punitivo Dark Soul, qualcun’altro verso la fine quando il personaggio è decisamente più “corazzato”. Da quello che abbiamo potuto vedere e provare sicuramente il gioco saprà farsi apprezzare da chi cerca una buon grado di sfida.
Un aspetto che in particolare ci ha incuriosito è la gestione delle magie, che si basa su un maglio incantato(uno speciale guanto di cui si entra in possesso dopo circa mezz’ora di gioco), con incantesimi vari a disposizione, e sulla scelta della classe iniziale. Il giocatore avrà libertà assoluta per quanto riguarda sviluppo delle statistiche e dell’equipaggiamento, ma la classe non sarà un semplice punto di partenza, bensì comprenderà un vero e proprio skill set magico decisamente utile.
Il chierico (o paladino) avrà poteri difensivi a disposizione, mentre guerriero e ladro offriranno rispettivamente poderosi attacchi o manovre velocissime. I rami a disposizione saranno solo tre, ma daranno una certa varietà al nostro personaggio e ai nostri combattimenti.
Il guanto è stato presentato dagli stessi sviluppatori come lo strumento adatto a rispondere all’eventualeesigenza di attaccare a distanza. I nostri personaggi non hanno mai a disposizione archi, balestre o altre armi da lancio, e le magie presenti nel gioco (eseguibili con una pressione prolungata del tasto cerchio/B) sono praticamente tutte di supporto. Questa è una delle differenze con il sistema di gioco di Dark Souls, dove tra le magie ci sono anche dei potentissimi strumenti d’attacco diretto. Questa parte, in Lords of the Fallen, è riservata al Maglio, che ha tre modalità di utilizzo: proiettile (lancia una magia d’attacco sul bersaglio selezionato), esplosivo (una sorta di granata), e raggio (un attacco ad area con “epicentro” il nostro personaggio). Tutte le magie per ovvie ragioni consumano mana che rigenera lentamente nel tempo e la cui quantità globale è variabile a seconda di quanto è potenziata la caratteristica Fede (l’unica stat “magica”) del personaggio.
Per rendere Harkyn un combattente degno di tale nome dovrete trovare dei cristalli rossi abbastanza frequenti, che fungono da checkpoint e permettono di spendere i punti esperienza guadagnati. In caso di morte perderete il vostro spirito nel punto in cui ci avete lasciato le penne, ma avrete stavolta un tempo limitato per recuperarlo, a patto che non utilizziate delle comode pietre in grado di riprendere tutto automaticamente.
Un elemento importante in questi tipi di giochi è la gestione della telecamera, in Lords of the Fallen spessonon regge il ritmo dell’azione e in alcuni casi rende il combattimento molto confusionario. Con l’apprendimento dei comandi e delle meccaniche di gioco riuscirete a gestire al meglio questo problema, ma sicuramente l’implementazione poteva essere seguita più da vicino data l’importanza che ricopre nello svolgersi dell’azione.
Al  momento il gioco sembra aver sistemato molti bug con una patch recentemente uscita, ma ancora adesso qualche problemino persiste, segno evidente che qualche mese in più per lo sviluppo non avrebbe fatto che bene al prodotto finale.

COMPARTO TECNICO

L’engine che muove il gioco è più che soddisfacente, tolto un po’ di tearing su console e una leggera ripetitività nel look delle ambientazioni, quello che vedremo a schermo si farà apprezzare anche grazie adun design di mostri ed eroe decisamente azzeccato (diciamolo, sono tutti veramente “tamarri” nel gioco, ma senza quell’esagerazione che può risultare “pacchiana”).
La campagna può essere finita in poco più di dieci ore se si è avvezzi al genere e, nonostante la possibilità di rigiocare determinate sezioni, il gioco non offre niente di più. Questo può essere visto come un punto a sfavore se paragonato ad altri titoli del genere, ma nel complesso possiamo dire che sono dieci ore divertenti ed intense (di combattimenti).
La IA dei nemici ci è sembrata buona con interessanti pattern d’attacco di alcuni Boss, anche se non tutti sembrano essere riusciti al meglio e alcuni di essi è risultato più facile del previsto eliminarli.

COMMENTO DELL’AUTORE
Come accennato il lavoro svolto dal piccolo team di sviluppo è sicuramente degno di nota, la qualità del design e del sistema di combattimento vanno sicuramente apprezzati, ma il gioco non è esente da mancanze evidenti soprattutto se paragonato al fin troppo citato Dark Souls.
Il gioco non è un action gdr indimenticabile, ma un buon prodotto che riuscirà a divertirvi e ad impegnarvi grazie ad un’impostazione decisamente votata al combattimento particolarmente realistico.
Consigliato a chi non può fare a meno di un sano gdr d’azione con un buon grado di sfida.

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