Il franchise di Shin Megami Tensei è forse uno dei migliori della scena videoludica in assoluto. Purtroppo, per diverse ragioni di localizzazione/stile, è sempre rimasto nel mercato di nicchia. La stessa sorte è toccata soprattutto alla serie spin-off di Persona, difficilmente trovabile nel suolo nazionale se si escludono i capitoli degli ultimi anni (Arena, Dancing all night, Golden e Portable). Grazie a Koch Media e a Deep Silver, Persona 5 è  arrivato al pubblico generale creando un consenso unanime nella critica, tanto da renderlo il “Miglior Gioco su PlayStation 4  del 2017” per il punteggio di Metacritic, scavalcando perfino Horizon Zero Dawn. Il suo valore è pari a quello di mostri sacri come The Witcher 3 o Uncharted 4, e questo è un traguardo pazzesco per un gioco rimasto sconosciuto alle masse fino ad ora. I fatti introducono da soli il titolo di ATLUS, frutto di un lungo percorso tra le generazioni di console e dal periodo di gestazione di moltissimi anni. Senza ulteriori indugi, andiamo a vedere cosa ci aspetta nel mondo di Persona 5.

Persona 5 PlayStation 4 Gamempire

 

Il ladro gentiluomo

Come ormai è usanza per la serie, il giocatore vivrà la storia di uno studente Giapponese che si ritroverà coinvolto in una trama che viaggia tra l’occulto, il sovrannaturale, lo slice of life ed il sociale. In Persona 5 il tema centrale è il romanzo picaresco: ovvero il racconto di come degli eroi diffamati/rovinati/esclusi dalla società finiscano per diventare motore del cambiamento, al fine di distruggere le catene dell’oppressione e liberare così il mondo dalla corruzione. Proprio per immergerci in quest’ottica, il nostro alter-ego sarà un ragazzo che viene processato e condannato ingiustamente dopo che aveva tentato di salvare una donna da uno stupro. Attraverso la denuncia dello stupratore, che dichiara di essere stato colpito dal nostro eroe, la vita del giovane verrà rovinata.

Grazie ad un colpo di fortuna, verremo accettati in una scuola di Tokyo per concludere il nostro percorso scolastico. E sarà proprio nella capitale del Giappone che avrà inizio la storia dei “Phantom Thieves”. In Persona 5, assisteremo alle vicende di un gruppo di ragazzi che viene in contatto con un mondo parallelo creato dai desideri umani. Attraverso questa dimensione, i protagonisti scopriranno di avere il potere di “cambiare le persone” fingendosi dei ladri in grado di far confessare i criminali semplicemente rubandogli il cuore. Con l’intento di riformare la società attraverso il loro personale senso di giustizia, questi giovani furfanti lotteranno con ogni mezzo pur di riuscire nel loro scopo. Questo è il filone principale del gioco, che è esattamente l’opposto di quello di Persona 4 dove i protagonisti erano dei novelli “detective” in dei strani casi di omicidio.

La trama naturalmente è vastissima e a testimonianza di ciò c’è la longevità del gioco, prossima alle 100 ore. Il giocatore, nei panni del protagonista, dovrà vivere sia il lato “sovrannaturale/giocoso” dove combatterà dei demoni in vari dungeon tematici dall’eccellente design, sia il lato “normale” della vita studentesca e delle relazioni con i propri amici. Ciò ci porta al discorso delle tematiche, che nel gioco saranno decisamente tante. Dal bullismo agli abusi, dal crimine organizzato al mobbing, dalla morte di persone care all’affidamento, ogni tema viene approfondito in maniera egregia grazie all’ottima sceneggiatura, i dialoghi scritti in maniera eccellente ed il cast eccezionale. Il focus principale è tuttavia riservato alle tematiche sociali, che vengono espresse nel filone delle missioni principali. In tal senso, il gioco riesce ad azzeccare il ritmo e le situazioni giuste per esporre sia il lato “oppressivo” del sistema sia il lato rivoluzionario del nostro gruppo, soprattutto nelle ore finali dove i colpi di scena sono così tanti da tenervi incollati fino all’ultimo secondo.

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Il cast di gioco è variegato e fuori dagli stereotipi classici, come ci hanno abituato anche le altri entry del franchise. Ogni relazione importante del gioco avrà il cosiddetto “Social Link” (qui chiamato “Confidant”): ovvero una sorta di “parametro” che si riempie frequentando le vostre amicizie. Oltre a fornirvi diversi bonus ed eventi nel gameplay, tale funzione permette di approfondire la storia e le motivazioni di ognuna delle persone che incontreremo. Grazie a questo sistema, Persona 5 vi consentirà di vivere veri e propri legami, donando spessore ad ogni membro del cast senza sacrificare assolutamente nulla della narrativa principale. Attraverso stretti legami d’amicizia, amori, vicende tragiche, rivalità e tanti altri scenari, verrete a contatto con una dimensione umana difficilmente raggiungibile da qualsiasi altro gioco che non sia una visual novel. Ciò permette al giocatore di affezionarsi, scoprire le dinamiche di gioco e di legarsi ancora di più al gruppo di cui segue le vicende, permettendo dunque un coinvolgimento unico e dall’impatto elevato nei momenti clou.

Il nostro alter-ego parlerà per mezzo delle nostre scelte di dialogo, che sono importanti sia a livello di trama che di gameplay. Stavolta avremo molte più occasioni di influenzare la storia e il ritmo dell’avventura, rispetto ai titoli del passato. Come sempre, ciò porterà a diverse conclusioni in base a ciò che decideremo di fare, ma solo una via conduce alle vere risposte. Purtroppo, tale percorso non è sempre facile da raggiungere e richiede del ragionamento oltre alla capacità di cogliere gli indizi che il gioco fornisce. Proprio come un ottimo giallo, Persona 5 vi mette sul tavolo una sequela di vicende nascoste nel rumore, simboleggiato essenzialmente dalle zone densamente popolate di Tokyo. Solo voi potrete arrivare alla conclusione definitiva, la quale è indubbiamente una delle migliori del franchise MegaTen, soprattutto per un colpo di scena che perfino i vecchi giocatori non si aspetterebbero mai. (Ma il gioco vi fornisce un indizio ben preciso fin dai primi minuti, basta saper ascoltare! NdR)

L’esperienza narrativa di Persona 5 ha stile, azione, emozione ed ogni altra sostanza che compone un’ottima trama. Non c’è nulla che risulti di troppo nella storia principale o in quelle correlate, nessun dialogo fuori posto, nessun umorismo eccessivo, nessun cliché, nulla che faccia storcere il naso. Prendendo il meglio da ogni fonte d’ispirazione, il team di ATLUS ha realizzato l’impossibile regalando un romanzo tra il moderno e l’antico, uno stendardo di valori che va a palesare alcune delle piaghe del mondo civilizzato di oggi. Tokyo, che è riprodotta fedelmente nei minimi dettagli, rappresenta lo scenario perfetto per l’indifferenza, l’apatia e l’ambizione criminale che serpeggiano in tutte le metropoli della Terra. Sfruttando questo tema, Persona 5 lo fa suo e crea l’avvincente leggenda di un gruppo di ladri che lotta contro i veri criminali che passano come eroi. Adesso, vedete anche voi la distorsione del mondo?

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“I am thou, thou art I”

Come accennato nel paragrafo precedente, i nostri protagonisti agiscono all’interno di una dimensione cognitiva chiamata “Metaverse”. Proprio come la Midnight Hour o il Mondo della TV (ed in realtà più simile a quest’ultimo), il “Metaverse” è popolato da “Ombre” e “Persone”. Il potere di evocare le “Persone”, che in questa accezione è inteso come un’entità che manifesta il vero io interiore, sarà quello che i nostri protagonisti otterranno in una maniera o un altra. Seguendo la tradizione, il nostro alter-ego potrà possedere più di una “Persona” a differenza degli altri suoi compagni o abitanti del “Metaverse”. Questo perché verremo scelti appositamente come campioni da un’entità rimasta invariata per ogni capitolo della serie Persona: l’elusivo Igor.

Essenzialmente, ci ritroveremo ad esplorare dei dungeon creati dalla mente dei criminali che andremo a combattere. Quest’ultimi sono tutti tematici e possiedono dei design eccellenti, con tanto di trappole, puzzles e quanti altri meccanismi possibili. Tutti verranno controllati da “L’Ombra” del criminale che vorremo attaccare, cioè la manifestazione fisica dei loro desideri. Le “Ombre” sono infatti entità che rappresentano la corruzione della psiche umana, anche se non è facile definirne la precisa natura, ed assumono la forma di creature degli scenari mitologici di qualsiasi cultura. Il bello del gioco è quello di utilizzare qualsiasi di queste entità mettendole al nostro servizio, creando delle vere e proprie battaglie a turni dove la differenza viene fatta da tipologie di attacchi, statistiche, resistenze/debolezze e tutti gli altri meccanismi classici del genere.

Il combattimento, seppur a turni, è frenetico e pieno zeppo di variabili che lo rendono vario e sempre divertente. Oltre ad un enorme bestiario di “Persone”, avremo a disposizione un vasto arsenale che varia dalle armi convenzionali agli oggetti, fino a pistole ed attacchi speciali. Potremmo perfino fondere i nostri demoni per averne alcuni di più potenti, caratteristica di quasi tutte le produzioni MegaTen. Le azioni eseguibili sono tante e la sfida risulta più permissiva rispetto al passato, anche se non mancano diverse chicche e boss segreti per i veri giocatori hardcore. La formula è dunque sempre la stessa, ma correlata di così tanti elementi nuovi da risultare genuina e molto più divertente/dinamica, oltre che esteticamente perfetta grazie all’HUD creativo ed originale.

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Essendo ladri, nei dungeon dovremo destreggiarci nelle ombre per avere sempre il vantaggio negli scontri. A tal fine è stata inserita una piccola meccanica di stealth che tematizza il gioco e rende l’esplorazione più intrigante, seppur alle volte finisca per essere difettosa. Sono stati aggiunti anche più checkpoint rispetto al passato, il viaggio rapido ed altre chicche che rendono meno frustrante il soggiorno nelle zone di combattimento. Una di queste è sicuramente l’introduzione della verticalità, che ci permette di scalare i muri ed interagire in maniere del tutto nuove per la serie. Ogni piccolo elemento è tarato per non risultare mai oppressivo o ripetitivo, garantendo quindi il divertimento e mai la noia. Ciò è frutto soprattutto dell’esperienza di Catherine e degli errori commessi con il Tartarus di Persona 3, o la ripetitività degli schermi dei dungeon di Persona 4.

Tuttavia, il titolo in questione è ambientato anche nel mondo reale e perciò dovremo vivere la nostra vita da studenti. Attraverso alcuni stratagemmi narrativi, i limiti di tempo per esplorare i dungeon saranno fissati in modo da essere vissuti tra determinate date (eccezione fatta per uno secondario sempre presente). Perciò, mentre nel “Metaverse” siamo dei ladri di cuori, nella Tokyo della realtà siamo dei semplici studenti che devono fare il loro dovere: esami, studiare, vivere la vita e cose di questo genere. Qui entra in atto la seconda componente di Persona 5: la vita normale. Attraverso le varie sezioni delle giornate, potremmo svolgere diverse attività nei famosi quartieri della città. Fare amicizia, visitare negozi, lavorare, studiare, andare alle terme e chi più ne ha più ne metta! Il gioco fornisce tantissime cose da fare a discrezione del giocatore, creando una vera e propria metropoli simulata.

Entrambi gli aspetti del gameplay risultano ben organizzati e vari nei loro contenuti, tanto da riservare sorprese persino nel New Game+. Ciò testimonia la mole di attività, così elevata da non essere disponibile per il completismo nella prima run di gioco ( a meno che non seguiate una guida che vi dica cosa fare giorno per giorno). La libertà disponibile mista alla qualità degli elementi proposti crea un mix assolutamente divertente, impegnativo al punto giusto e rilassante nelle sezioni simulative.

Persona 5 Gamempire PlayStation 4

Il team di sviluppo ha creato un’ottima dualità tra le caratteristiche meccaniche della serie, soprattutto grazie all’introduzione di molta varietà probabilmente permessa dalla transizione alla nuova generazione (l’ultimo gioco principale risale alla PlayStation 2). Tuttavia, ciò che è migliorato sono i collegamenti tra le attività del mondo reale con il “Metaverse”. In Persona 5 infatti avremo molti più bonus dai social link, per esempio, o molte occasioni per ottenere oggetti curativi. Alcune attività ci permetteranno perfino di accedere a zone nascoste o di aprire tesori altrimenti inaccessibili. Per la prima volta, e forse anche grazie ad alcuni artefatti narrativi che ne spiegano il motivo, il mondo reale ha conseguenze in quello fittizio. Ed il gioco fa un buon lavoro nel sottolinearlo, sia dal lato tecnico che in quello relativo alla trama. Anche qui, l’esperienza fatta con Catherine ha influito molto.

Estetica delle maschere

Venendo al lato tecnico, si può solamente apprezzare l’enorme qualità del prodotto che abbiamo davanti. Partendo dal motore grafico, il team di ATLUS conferma lo stile generale del franchise ma lo rinnova grazie alle tecnologie investite nella next-gen, seppure sia effettivamente un po’ datato. I colori, le palette, i menù, perfino i letterbox dei dialoghi, ogni cosa è stata creata letteralmente su misura, con una cura nel dettaglio quasi maniacale. Ogni piccolo effetto su schermo riflette lo stile dato al gioco, che in effetti è un qualcosa di così originale da risultare difficilmente associabile a qualsiasi altra cosa. Attraverso la rappresentazione di diverse ispirazioni provenienti dai brillanti design del cast principale, la grafica spazia tra colori, luci ed effetti visivi al limite tra il fumetto e la realizzazione 3D. In effetti, con Persona 5 ATLUS ha voluto dare più rilevanza al lato “anime” della serie, forte dei quattro film su Persona 3 e della serie su Persona 4. Vediamo dunque più cutscene (engine e non), più scene realizzate ad hoc e non semplici dialoghi di testo con modelli base, mezzibusti per più personaggi, inquadrature d’azione e tanti altri espedienti che aumentano il valore estetico.

Guardando su schermo il dipanarsi di ciò che è la componente visiva del gioco, ci si rende conto come ATLUS abbia surclassato tutti rimanendo fedele alla sua originalità, lasciando da parte fotorealismo ed altre grafiche da paura. Un gioco che, seppur inferiore alla media tecnica, rimane miglior nel puro senso visivo. Ciò è principalmente dovuto alla cura di ogni elemento, con nulla lasciato al caso o trattato come qualcosa di secondario. Ogni piccolo pixel, rappresenta uno scopo, un tema, un simbolo e lo fa al massimo del dettaglio possibile.

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Venendo al sonoro, basterebbe citare il nome di Shoji Meguro per capire che Persona 5 sfoggia una colonna sonora degna di essere chiamata come tale. Rimanendo fedele al suo percorso jazz, Meguro crea composizioni nuove che accennano a diversi altri temi dell’intero franchise MegaTen. Vediamo il ritorno dell’iconica “The Poem of Everyone’s Soul” ma tante nuove tracce dal tono funky/rock che sono magistralmente composte. Con un mix tra moderno, anni 70/90, il compositore prende  ispirazioni da tanti elementi per poi convertirli in qualcosa di nuovo e geniale, oltre che orchestrata con tante tipologie di strumenti. La canzone principale del gioco “Wake Up, Get Up, Get Out There” viene riproposta in molte chiavi, pratica tipica delle produzioni nipponiche e di Meguro in particolare. Ogni brano funge da accompagnamento per momenti specifici del gameplay o della trama, dando spessore sia alla musica che all’elemento che sta sottolineando. Come sempre, il team di Shoji Meguro sorprende regalando brani memorabili ed orecchiabili, tanto da rimanere impressi nella mente di chi neanche ha mai giocato ai suoi titoli. Siamo nel calibro di Uematsu, se non superiore.

Venendo ai controlli ed ai menù, anche qui non ci sono lamentele di alcuna sorta. Essendo essenzialmente un gioco basato sui turni, i comandi sono abbastanza intuitivi e rapidi, con i grilletti utilizzati come selettori tra le varie finestre. Ciò accelera le tante navigazioni che tuttavia sono state ridotte da alcuni espedienti utili relativi alla memorizzazione dei dati. Per esempio, premendo R1 il gioco cambierà automaticamente Persona ed attacco se si conosce la debolezza del nemico e si può colpirla. Altri espedienti di questo genere velocizzano le altrimenti tediose parti che potrebbero stancare nella enorme longevità di gioco.

Il titolo introduce, per la prima volta nella saga, diverse funzionalità multiplayer interessanti. Tra queste vediamo la possibilità di accedere rapidamente ad un network che ci mostra diversi dati sulle attività dei giocatori, il che aiuta nel programmare le proprie giornate o nei test. Oltre a questo, abbiamo una fusione particolare nella Velvet Room, delle chicche nelle battaglie (anche se rarissime) ed altri piccoli aspetti che rendono questa componente interessante ed utile, ma mai invasiva.

Il gioco non presenta una traduzione italiana. Sebbene ciò non pesi sul voto finale, è necessario che sia segnalato. Ciò non pregiudica assolutamente l’esperienza di gioco, la rende solamente meno accessibile a chi non conosce neanche un po’ di inglese base, perché in effetti i dialoghi sono semplici e chiari.

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Conclusione e commento dell’autore

Persona 5 di ATLUS è forse il miglior gioco per PlayStation 4 dell’anno corrente. Ogni suo elemento è curato nei minimi dettagli, dalla trama interessante e profonda al gameplay vario e ricco. ATLUS ha superato i difetti dei suoi titoli precedenti creando l’opera magna della serie Persona, difficilmente superabile in qualunque suo lato. Con una longevità stratosferica, pari a 100 ore di quest principale, ci si aspetterebbe di stancarsi, di annoiarsi o di trovare della ripetitività di fondo. Nessuno di questi elementi è presente nel gioco in questione, piuttosto è in grado di riservare sorprese continue e di tenere incollati allo schermo senza alcuno sforzo. Il tutto è corredato da un’eccellente direzione artistica, che rende il comparto visivo una gioia per gli occhi anche solo per l’intelligente uso dei colori. Se poi aggiungiamo le composizioni del mostro sacro di Shoji Meguro, allora si ottiene il pacchetto perfetto.

All’improvviso Persona 5 ha squarciato il mercato donando la gemma migliore di un franchise passato in sordina fino ad ora. Come se fosse una metafora delle vicende del gioco, i “Phantom Thieves” rubano il cuore del giocatore immediatamente e senza appello. Naturalmente alcuni difetti minori ci sono, come la poca attenzione alle meccaniche della cover, o alcune scelte poco intelligenti riguardo la fusione delle “Persone”. Tuttavia, negare il valore effettivo del gioco sarebbe da folli e alla fine non aggiungerò alcun commento personale. Perché? Bhe, non ho davvero altro da dire davanti all’evidente qualità del gioco preso in analisi. Una degna conclusione di una serie di giochi