PREMESSA
ARRIVA XBOX ONE E L’ANTICA ROMA

Ryse è uno di quei giochi dallo sviluppo decisamente contorto.
Il titolo originario era Codename Kingdoms e fu presentato all’ E3 2010 come gioco esclusivo per l’utilizzo del Kinect.

Un anno dopo questa prima apparizione Codename Kingdoms fa ancora parlare di se, ma questa volta l’utilizzo del sensore di movimento microsoft è trattato come parte integrante del gameplay. A Maggio 2013 il gioco, dopo aver cambiato nome in Ryse: Son of Rome, viene annunciato come esclusiva Xbox One e, con la sorpresa di molti addetti del settore, il Kinect viene relegato all’utilizzo di qualche semplice comando vocale.

Ryse: Son of Rome è arrivato infine il 22 novembre insieme alla nuove console Microsoft, forte di un motore grafico dalla alte prestazioni e del fascino dell’antica Roma, scopriamo insieme i pregi e i difetti di questa esclusiva.

IL GIOCO
UN IMPATTO CHE LASCIA IL SEGNO

L’impatto con Ryse: Son of Rome è di quelli forti.
Raramente partiamo con una recensione dal comparto tecnico ma il titolo ha una forza visiva notevole e sin dai primi momenti il nuovo motore sviluppato da Crytek si mostra in tutto il suo splendore.

Il livello tecnico è decisamente elevato con una serie di immagini e sequenze capaci di mettere subito in chiaro le potenzialità del nuovo hardware della XBOX One. Le animazioni sono fluide e reali con espressioni facciali così dettagliate che a fatica non si pensa di essere davanti ad un film. Le armature scintillanti e le armi definite con texture raffinate forniscono una resa visiva notevole; l’illuminazione dinamica e fisica chiude una totalità che rimarrà impressa a lungo nelle nostre retine.
Il tutto non può che fa ben sperare per i titoli futuri sulla nuova console Microsoft.

Il gioco ci pone nei panni del centurione Marius il quale dovrà affrontare la classica storia di vendetta ponendolo davanti a orde di barbari in una scia di sangue senza fine.  Con un comparto tecnico così maestoso e un’ambientazione storica capace di offrire sicuro fascino e infinite possibilità narrative, possiamo dire fin da subito che si poteva fare di molto meglio. I ragazzi di Crytek a livello narrativo ci hanno creato personaggi piatti e non sufficientemente approfonditi che impediscono al giocatore di stabilire un qualsiasi tipo di legame emotivo anche con il protagonista Marius.

La storia scorrerà sul nostro monitor, lasciando come ricordo solo il titolo del gioco e una strana sensazione di aver giocato ad una trasposizione videoludica del gladiatore: tanti, troppi, sono i riferimenti e le scene che ricordano la pellicola di Ridley Scott, sfortunatamente senza la stessa incisività.

GAMEPLAY
IMMENSI POTERI COSMICI IN UN MINUSCOLO SPAZIO VITALE

Se la storia non brilla per originalità, in un pozzo infinito di idee come l’antica Roma, il vero handicap di Ryse è il gameplay.
Il gioco, oltre ad offrire pochi spunti di approfondimento, risulta ben presto ripetitivo e monotono con il protagonista Marius pronto a massacrare un numero di nemici quasi sempre uguali e privi di qualsiasi tatticismo.

Il nostro protagonista dispone del consueto attacco veloce, effettuabile con la pressione del tasto X, e uno più potente che sarà possibile eseguire mediante la pressione prolungata del medesimo. Il tasto Y è invece adibito alla rottura della guardia, mentre A permette di parare i colpi nemici tramite lo scudo e B tornerà utile a schivare gli attacchi avversari.

Chiude il cerchio dei comandi il tasto RT che avvierà invece l’esecuzione, una spettacolare sequenza in QTE disponibile dopo che avrete ridotto in fin di vita un avversario. Il barbaro di turno sarà avvolto da una leggera aura colorata in corrispondenza del tasto da usare e si potrà così portare a termine l’esecuzione. Una volta avviata l’esecuzione con il tasto RT sarà impossibile sbagliarla, anche nel caso in cui non doveste riuscire nel QTE premendo tasti errati e l’unica ripercussione sarà l’attribuzione di un minor bonus di punteggio.

Altra aggiunta che alla lunga stancherà il giocatore è la possibilità di abbinare un potenziamento ad ogni singola esecuzione ottenendo, a seconda dell’oggetto equipaggiato, la rigenerazione della salute, ulteriore aumento di punti esperienza, denaro, o rigenerazione della Furia. Quest’ultima è la classica modalità che ci fa diventare praticamente immortali: attivabile tramite il dorsale RB, stordirà i nemici nei paraggi con una forte onda d’urto e rallenterà anche il tempo! Inutile dire che per un breve lasso di tempo Marius potrà affettare qualsiasi pezzo di carne che si trovi nelle vicinanze.

Finiti i poteri del nostro super centurione romano?

Ebbene no, dopo una serie di uccisioni il nostro eroe entrerà in modalità Aquila di Fuoco che gli consente di infliggere maggiori danni e sterminare i nemici in pochissimi colpi. L’efficacia di questi colpi combinati all’intelligenza artificiale nemmeno lontanamente similie a quella introdotta in un certo The Last of Us, fa si che l’avanzamento risulti più che altro una questione di stile, volto a effettuare più combo possibili per alzare il punteggio finale.

Nonostante il forte vantaggio numerico, i barbari attaccheranno sempre uno per volta e basterà destreggiarsi tra schivate e parate per dare il via a esecuzioni multiple sicuramente spettacolari.Immancabili i boss fight anche se ridotti all’osso e caratterizzati solo da fattezze più grosse e resistenza maggiore (in totale affronteremo cinque tipologie di nemici…). Il tutto è decisamente poco approfondito e soprattutto mal calibrato con un menu di upgrade per sbloccare nuove abilità e nuove esecuzioni che non aggiunge praticamente nulla alla monotonia del gioco. Un sistema più ricercato e meno combo-supersayan avrebbe caratterizzato meglio l’ambientazione e i personaggi trattati dato che il ricordo dell’antica roma non può e non deve essere sporcato da barre di caricamento per colpi assurdi e privi di senso.

Crytek, nel tentativo di rendere più varia l’esperienza di gioco, ha pensato di creare delle brevi fasi di gioco in cui potremo utilizzare macchinari a postazioni fisse o lanciare giavellotti. Prendendo la mira con il tasto LT, basterà mantenere la pressione di RT fino al momento opportuno per lanciare giavellotti a notevole distanza. Anche qui l’ingaggio automatico del bersaglio e una sensazione di totale mancanza di fisica dietro il lancio del giavellotto rende il tutto fin troppo semplice e aumenta ulteriormente la piattezza del gioco.
La tipica formazione a testuggine dell’esercito romano, famosa per aver portato molte vittorie all’Impero, in Ryse si riduce a banali ordini che il giocatore potrà impartire tramite comandi vocali al Kinect: l’esercito si muoverà da punto a punto in formazione tra uno sbadiglio e l’altro; muore così la testuggine, il Kinect e da il colpo di grazia al gameplay.

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MULTIPLAYER
L’ONLINE NELL’ANTICA ROMA!

La modalità multi giocatore online ci permette di scendere nell’arena al fianco di un altro gladiatore affrontando diverse orde di barbari di difficoltà e numero crescente.
A somme fatte questa esperienza, complice anche delle mappe varie e non eccessivamente lineari, si è rivelata abbastanza appagante e più competitiva di quanto sia risultata la campagna in singolo. Interessante l’introduzione delle divinità che ci permetteranno di affrontare ogni partita con specifici bonus, come esperienza, salute, denaro o furia, estasiando e incitando la folla. Le arene disponibili sono circa una decina e le attività da svolgere saranno diverse: dalla liberazione di prigionieri alla cattura di alcuni barbari messaggeri, fino alla difesa di un punto specifico della mappa.

Non manca la possibilità di personalizzare il proprio gladiatore tramite il denaro virtuale ottenuto in partita, equipaggiando degli elisir utili a recuperare parte della salute o una unità dell’indicatore furia.
Il netcode è risultato quasi sempre stabile e non abbiamo riscontrato lag o rallentamenti di sorta mentre dal punto di vista tecnico possiamo segnalare un leggero ridimensionamento del comparto tecnico tra gestione di luci e texture meno ottimizzate rispetto al giocato in single player.

AUDIO E SMARTGLASS
CHIUDI GLI OCCHI E ASCOLTA LA IL SUONO DELLE SPADE

Avendo già introdotto il gioco come un autentico e maestoso spettacolo visivo possiamo concentrarci sulla parta audio-sonora del titolo e la tanto discussa applicazione per smartglass.
La componente audio del titolo, pur non disponendo ancora del dolby surround su Xbox One, ha una qualità ottima con effetti notevoli che accompagnano egregiamente le incredibili scene di guerra del gioco. Ottimi i suoni d’ambiente e rumori delle battaglie, mentre risulta discreto il doppiaggio in italiano.

Epiche le musiche presenti nel gioco che si sposano perfettamente con l’argomento trattato.
Chiude il comparto tecnico e interattivo la companion app scaricabile su dispositivi Smartglass: ci è sembrata superflua in quanto aggiunge semplicemente un po’ di statistiche e qualche news; speriamo, ma siamo poco fiduciosi, in un aggiornamento futuro o in migliori applicazioni per i nuovi giochi XBOX One.

COMMENTO DELL’AUTORE
Ryse: Son Of Rome, oltre ad aver avuto una gestazione travagliata, è un gioco dai due volti: da una parte il comparto tecnico rende immancabile il titolo nella nostra collezione, dall’altra il gameplay e una storia decisamente piatta rendono quasi superfluo giocarlo tutto.
Passate le prime ore di sbalordimento per grafica, sonoro e tutto quello che succede a schermo il giocatore procederà nella ripetizione del pattern più efficace per massacrare quanti più nemici senza gloria ne lode. (cosa decisamente importante per l’impero).
Chiude il multiplayer interessante e a tratti divertente e che salva in piccola parte tutte le mancanze di trama e gameplay ma non la totalità del gioco.
Crytek manca clamorosamente il colpo pur essendo un esclusiva Xbox One e pur avendo tra le mani l’impero romano, un vero peccato ma le promesse a livello tecnico sulla nuova console Microsoft ci sono tutte, ora c’è da mettere le idee.


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