Ni - L'impero lo consiglia solo ad alcuni!

Le conclusioni dell'impero (Recensione Breve)

The Lost Child mi ha spiazzato due volte. La prima è stata quando ho visto la qualità degli primi sprite in stile anime che mi hanno fatto pensare di essere davanti ad una piccola perla e non al classico JRPG giapponese di media fattura. La seconda invece è stata quando mi sono addentrato nella fase esplorativa da dungeon crawler e mi sono reso conto di essere davvero difronte a un gioco di ruolo in stile nipponico dal sapore di pane raffermo. Duro da digerire e con un gusto acido adatto a palati davvero selezionati.

Gli sprite e le fasi narrative hanno una realizzazione degna di uno dei più pregevoli anime ma il resto è accompagnato da una trama che lascia a desiderare in quanto a originalità e si trascina quasi unicamente all’interno delle cutscene. Gradevole, non fraintendete, ma in alcuni tratti sembra di vedere alcuni dei più stereotipati cliché della narrazione dell’occulto e delle ignote ai più battaglie tra angeli e demoni sulla Terra.

Fuori dalle scene di intermezzo la realizzazione tecnica crolla miseramente in direzione di una esplorazione dei dungeon che richiama la serie Etrian Odyssey ma non raggiunge minimamente le vette scenografiche degli ambienti di quel brand. Scenari spigolosi e spogli attorno ai quali si sviluppa poco altro se non una serie di meccaniche di gameplay che anelano ad un disperato tentativo di apportare qualcosa di nuovo finendo per diventare un more of the same di tutto ciò che qualche decennio fa erano gli RPG.

Un giocatore “generalista”, che non venera i JGDR di una certa foggia, avrà molti problemi a cavare da questo The Lost Child qualcosa di buono. Ma la bocciatura completa è scongiurata poiché esiste una piccola cerchia di estimatori, appassionati di manga e di quel filone dal sapore retrò di un certo tipo di produzioni di giochi di ruolo, che lo apprezzerà grazie alla sua distanza dal canone dinamico delle produzioni contemporanee.

Recensione Integrale

Non posso negare di aver provato uno strano senso di irrequietezza quando ho avviato per la prima volta The Lost Child. Ho scelto di arrivare privo di informazioni all’appuntamento con la recensione di questo titolo, sviluppato da Kadokawa Games e pubblicato da Nis America, per evitare di essere influenzato da preconcetti iniziale. I due nomi alle spalle di questo videogioco sono sinonimo di interessanti produzioni e con queste premesse mi sono preparato ad affrontare questa recensione.

Anime da angeli e demoni

Per gli amanti delle visual novel i primi passaggi di questo titolo sono realmente soddisfacenti e fanno prospettare per un prosieguo davvero incredibile quantomeno dello stile narrativo, spiccatamente orientato verso il manga orientale. E la fase narrativa procede verso questa direzione proponendoci una serie di dialoghi (solo in inglese ma di più non potevamo aspettarci) dalle linee semplici, ma con qualche climax molto gradevole nel corso dell’avventura.

Peccato che, dopo una fase inziale adibita ad ambientamento, il plot scopra quasi subito le sue carte. Un ignaro prescelto si trova nel pieno di una faida tra angeli e demoni che avviene sulla terra con la maggior parte della popolazione quasi ignara di ciò che sta accadendo. A questo Prescelto tocca il compito di salvare il mondo dalla catastrofe. Occulto, presenze misteriose, inquietanti figure, angeli e demoni. La trama di The Lost Child pesca a piene mani da miti fin troppo abusati e non lascia nella testa null’altro che qualche frammento di sceneggiatura discreto anche se guidato da esempi e predecessori abbastanza noti del panorama nipponico di genere. L’ambientazione è Tokyo naturalmente e quindi la cultura nipponica è il cardine attorno a cui ruota l’intera produzione e vista anche lo stile degli sprite non poteva essere altrimenti.

I cultori dei manga e anime si sazieranno grazie agli artwork dei personaggi realizzati con una cura e una qualità degna di una grande produzione. E questo anche se in alcuni casi il fan service di alcune angeliche entità ci faccia scappare uno scettico “Ma davvero?”. Una sensazione che comunque un appassionato cultore di questo tipo di contenuti non disdegnerà assolutamente. Queste permette alle fasi di intermezzo e cut scene farcite di dialoghi di superare l’esame anche se guardato con l’occhio del cultore di genere.

Labirinti cubici

Quando però è la fase di dungeon cralwer a dover mettersi in mostra arrivano le dolenti note. Lungi da quella che è la qualità messa in mostra dai suoi diretti concorrenti. The Lost Child mostra dungeon spigolosi e spogli nei quali la vena creativa sembra aver lasciato spazio ad un accademico compitino. Dalle strade incomprensibilmente deserte ai sotterranei anonimi l’esplorazione è davvero un elemento trascurabile e la scoperta, passo dopo passo, dei suoi misteri è molto trascurabile fino a sembrare più un sottile contenitore utile solo a contenere il gameplay.

Se si paragona il gioco con la serie Etrian Odyssey lo stacco di scenari e fondali è tale da far sembrare The Lost Child un esperimento di uno sviluppatore in erba. Quello che è peggio è che l’atmosfera generale di cupezza cozza tantissimo con i pochi elementi interattivi presenti nei dungeon che per essere riconoscibili hanno delle colorazioni neon e forme da logo fin troppo stilizzate. E questo è un peccato poiché i menu di gioco sono disegnati in maniera altrettanto curata degli spirite di gioco. La cesellatura forse è un po’ barocca e piena di orpelli in alcuni casi ma senza mai confondere il giocatore.

Alleati spiritelli

Ed è un peccato non avere un supporto valido per un gameplay che, nonostante la mancanza di reali innovazioni, riesce a regalare qualche spunto per una sfida incredibile. Grazie ad una particolare meccanica di cattura delle entità nemiche che si incontreranno per poterle poi schierare al proprio fianco. Quella lunga lista di demoni e angeli avranno i classici punti di forza e debolezza ad determinati elementi e tipi di attacchi. Una somma di tanti aspetti presi qua e là che trova comunque una amalgama valida e apprezzabile nella ventina di ora per portare a termine il gioco.

Purtroppo, come scritto in precedenza, il quadro d’insieme del gioco, nonostante alcune buone caratteristiche, è incerto ed espressamente pensato per un pubblico davvero ristretto di persone, in special modo The Lost Child risulta ideale per quei giocatori che fanno dell’animazione giapponese e della cura nella realizzazione estetica il loro maggiore punto d’attrattiva.

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