L’oscurità colpisce di nuovo, i cinque di Ubersreik tornano all’opera, e Fat Shark presenta un sequel degno di questo nome.
Invero, Sigmar protegge.

Non c’è sonno per i giusti

Certo, avrebbe potuto proteggere un po’ meglio i suoi più-o-meno volenterosi campioni. Se Ubersreik s’è salvata era grazie a loro.

Ma Warhammer è Warhammer, e Warhammer non sarebbe Warhammer se ci fossero i lieti fine – ricacciati indietro una volta, gli Skaven sono tornati all’assalto e ad un momento imprecisato delle avventure dei cinque contro l’orda di ratti, ne sono stati fatti prigionieri.
L’evasione dalla prigionia costituisce sia i primi momenti del gioco e del nuovo setting, sia il suo tutorial – una scelta vincente, che permette ai novellini di imparare tutto mentre si gioca piuttosto che dovendo sorbirsi lunghe spiegazioni e ai veterani di non annoiarsi mentre riprendono meccaniche con cui sono già familiari.

Nel tutorial non c’è molto di nuovo che un vecchio giocatore possa imparare, e questa è un’osservazione che vale per gran parte del gioco – Warhammer Vermintide 2 non altera il nucleo del gameplay, ma lo espande con nuove abilità, nuovi nemici, nuove sfide e vari aggiustamenti.

Trucchi nuovi, vecchi cani

Partiamo dal cambiamento principale – le sottoclassi per gli eroi.

A differenza del predecessore, Warhammer Vermintide 2 offre ad ognuno dei cinque eroi tre differenti sottoclassi, ognuna dotata di un’abilità passiva, un’abilità attiva (caricabile col tempo, subendo danni e infliggendoli) e un set di quindici tratti tra cui scegliere che modificano leggermente il funzionamento del personaggio o delle sue abilità.

Nemmeno a dirlo, tutto ciò aumenta considerevolmente la varietà di gioco. Se prima due giocatori del medesimo eroe si distinguevano nello stile esclusivamente per quali armi usavano, ora lo fanno per quelle, per la sottoclasse e per i tratti scelti della sottoclasse – un passo in avanti non indifferente e corroborato dall’aggiunta di alcuni nuovi tipi d’arma, alcuni specifici per sottoclasse (come la balestra automatica per la Shade di Kerillian), altri no (come la lancia elfica, arma scelta dell’Handmaiden ma equipaggiabile da tutte) ma ognuna ugualmente viabile.

Così Vermintide 1 aveva sviluppato le fondamenta della propria progressione, così Warhammer Vermintide 2 continua l’onorata tradizione del dare a ogni cosa tempo e modo di eccellere senza prevaricare il resto – un merito più unico che raro, quando si hanno a disposizione tante possibilità.

Attrezzi del mestiere

Un altro notevole passo in avanti è stato fatto sul fronte loot, uno dei grandi fastidi del predecessore.

Anziché ottenere equipaggiamento casuale alla fine di ogni missione, ora si ottiene una loot box – piano coi forconi, fatemi finire – in cui si trovano o armi solo per l’eroe correntemente utilizzato, o accessori validi per tutti, oppure Gesta Eroiche (missioni da giocare con un set di particolari modificatori in cambio di loot più prezioso).

Il modo in cui la qualità del loot è determinata non è cambiata, né il sistema dei bonus ai pezzi d’equipaggiamento, e va bene così. Perché cambiare quel che già funziona bene, in fondo?

Se non è rotto, non sistemarlo

Dice il popolare detto inglese, completamente a ragione – però nulla vieta di apportare altre migliorie.

Come già menzionato, il nucleo del gameplay è rimasto invariato – la stessa intensa, precisa e viscerale azione 4vsOrda primariamente melee. Tutto ciò che la rendeva una boccata d’aria fresca per il genere torna in Warhammer Vermintide 2 ed è ora supplementata dalle abilità delle classi, un bonus gradito e con un certo impatto sugli scontri che però non rubano la scena all’hacking-and-slashing.

Ciò che ruba leggermente la scena sono i nuovi nemici, boss in particolare. Splendidamente progettati e diabolicamente competenti, fanno sembrare gli un tempo temuti Rat Ogre dei teneri infanti al confronto, impressione che aumenta soltanto all’aumentare della difficoltà – l’IA si fa più scaltra, i danni più elevati, la frequenza degli assalti maggiore, la necessità di coordinarsi e giocare come una squadra più pressante.
La maniera giusta di aumentare la sfida, indubbiamente.

Ratti e insetti

Detto tutto ciò, Warhammer Vermintide 2 non è perfetto – non nel suo complesso, almeno.
Sotto il puro profilo del gameplay e dell’ambientazione è eccellente e un sequel degnissimo di questo nome, ma sotto il profilo dell’esecuzione lascia talvolta a desiderare.
I problemi principali qui sono due – i bug, e il requisito dell’always online.

Il primo è piuttosto semplice da spiegare.
Il gioco risente di notevoli bug, fastidiosi per quanto non eccessivamente severi: audio che salta, parlato che s’interrompe o viene sovrascritto da nuove battute prima che quelle in corso abbiano il tempo di concludersi, bug visivi o dell’HUD (come sopra, con una Kerillian apparentemente morta ma a tutti gli effetti ancora in gioco).
La serie di problemi e fastidi è abbastanza lunga, ma è ragionevole supporre che Fat Shark provvederà a correggerli a breve e non intaccano eccessivamente l’esperienza, anche se hanno l’effetto di un cantante lirico che stecca clamorosamente durante un’opera: quel che c’è attorno rimane ottimo, ma proprio per quello l’errore diventa così evidente.

Più grave è invece il secondo, ossia il requsito che il giocatore sia costantemente online per anche solo giocare con i bot.
Non è un problema nuovo, questo – anche il primo Vermintide aveva questo orribile sistema client-based, teoricamente per rendere più ardua la modifica dei file di gioco e l’hacking, ma che finiva perlopiù per frustrare i giocatori sfortunatamente disconnessi a metà sessione o rimasti per un motivo o per l’altro senza connessione. Così è anche ora.

Quale che sia la ragione, e a prescindere dal fatto che non sia una sgradita novità, è un netto punto a sfavore del titolo – uno dei pochissimi, ma nondimeno rilevante.

La sentenza

Warhammer Vermintide 2 non è perfetto, ma ci va molto vicino.

È praticamente tutto ciò che i fan veterani dell’1 hanno chiesto, cioè lo stesso gioco ma più grande, più vario, più difficile, più Warhammer – e considerata la magistrale realizzazione, è un gioco che non può non fare breccia nei cuori di chiunque adori le ambientazioni grimdark, sistemi di combattimento melee raffinati e forti elementi cooperativi.

Lode a Sigmar!