Da quando è stato annunciato, NES Classic Mini ha destato un enorme interesse nell’utenza tale da costringere alcune catene di distribuzione a comunicare di non poter soddisfare istantaneamente le esigenze di chi lo ha prenotato (in molti negozi il limite di prenotazioni è stato superato da oltre un mese). In Giappone la versione Famicom è addirittura sold out da giorni. Un successo figlio di un passato glorioso che molti genitori hanno il desiderio di mostrare ai propri figli, che molti giocatori over trenta desiderano per la loro passione per il retrogaming, che molti giovani giocatori vogliono scoprire perché ne hanno solo sentito parlare. Un successo figlio anche, e questo dobbiamo dirlo, di questa fase di limbo di Nintendo, a metà tra la fine di Wii U e l’inizio di Switch. Un periodo di magra per le console casalinghe di Nintendo in cui si incasella perfettamente NES Classic Mini.

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La casa di Kyoto ha scelto trenta titoli da pre-caricare in questa console, che non dispone di un lettore per le cartucce NES, con una selezione che affonda le radici nel mito e nella leggenda di alcune saghe storiche. Se, tuttavia, siete stanchi di completare per l’ennesima volta i vari Super Mario e The Legend of Zelda ecco 5 giochi che potete riscoprire su NES Classic Mini e che forse non tutti conoscono.

[nextpage title=”Star Tropics – Link alle Hawaii”]

Proprio per tutti quelli che sono stanchi di tutte le volte che il primo iconico The Legend of Zelda è comparso sulle console Nintendo c’è Star Tropic: una avventura dinamica molto simile alla quella che ci ha visto vestire i panni di Link per la prima volta. Il gioco è stato creato da Genyo Takeda, responsabile tra l’altro di Punch-Out anch’esso presente in NES Classic Mini.

Il protagonista è Mike Jones che andrà alla ricerca di suo zio su e giù per alcune isole dei mari del sud. Un’atmosfera molto simile a quella delle pianure di Hyrule, contestualizzata in un ambiente marino, con rimandi allo stile degli enigmi e di gioco al quale siamo stati abituati negli anni da Zelda e compagni. Ben presto, però, l’atmosfera fantasy si tramuta in fantascientifica con gli alieni e alcune entità robotiche che fanno la loro comparsa sulla scena. Come si arrivi a questo punto di rottura sarà vostro compito scoprirlo.

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[nextpage title=”Gradius – Per ricordare un genere”]

Anni ’80, sala giochi, uno stormo di ragazzi che occupa le varie postazioni di gioco alla ricerca della run con il punteggio migliore. Erano gli anni dei giochi a scorrimento e soprattutto degli sparatutto ad ambientazione fantascientifica con tanto di veicoli volanti e svariati tipi di armi a disposizione.

Per ricordare quel periodo e tutte le domeniche passate alla ricerca dello score più alto non possiamo non menzionare Gradius, sviluppato da Konami prima per i cabinati e poi per le varie console dell’epoca tra le quali ovviamente il NES. Giocare a Gradius vuol dire ricordare e rivivere tutti titoli shooter a scorrimento che in passato sono stati protagonisti della scena videoludica salvo poi diventare via via sempre meno popolari e considerati (purtropp, ndr).

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[nextpage title=”Balloon Fight – Un esperimento sulla base di Mario”]

Negli anni ottanta la sperimentazione degli uomini di Nintendo era in fermento e nello studio Nintendo R&D1, che sarebbe poi diventati Hal Laboratory, nacque Balloon Fight, un arcade che al gameplay base del primo Mario Bros applicava palloncini e tecniche di volo strampalate. Questo è Balloon Fight, un titolo che per molti versi è considerato il gioco-cammeo di tutte le produzioni successive di Nintendo. Lo si trova come mini-gioco nella serie Wario Ware, in versione giocabile in Animal Crossing per Nintendo GameCube e come trofei, oggetti e scenari in molti degli Smash Bros, e nonostante questo non c’è mai stato un vero e proprio seguito se non si considerano Balloon Kid su GameBoy Color (uscito solo in Usa ed Europa) e Tingle’s Balloon Fight (pubblicato solo in Giappone) che sono tuttavia degli spin-off.

Questa piccola perla, alla quale diede il proprio contributo anche il compianto presidente di Nintendo Satoru Iwata, non è mai stata realmente sfruttata a dovere, ma ha il potere di tenere incollati allo schermo nel continuo voler superare il proprio record e riesce ogni volta a strappare un sorriso con i suoi pochi pixel colorati e la sua lieve ironia.

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[nextpage title=”Castelvania – Il primo incontro con Dacula”]

Dracula, un cacciatore di vampiri e una frusta. Basterebbero solo questi tre elementi per entusiasmare chi negli anni ha provato almeno una volta un titolo della serie Castelvania e se ne è appassionato, salvo poi farsi deludere leggermente dalle ultime incarnazioni, soprattutto quella per 3DS. Un tuffo al cuore e una scarica di adrenalina da ogni sciocco di frusta che negli anni ha messo in scena qualità e carisma.

Proprio a causa del leggero declino della casata dei Belmont (protagonisti del gioco) riprendere il mano le origini del male e magari far capire ai ventenni e quindicenni di oggi dove è nato il termine “metroidvania”. Qui ci metto anche un po’ della mia esperienza personale dicendovi che a tutt’oggi non ho mai avuto occasione di giocarlo (mea culpa) e che quindi sarà per me una occasione irrinunciabile di recuperare questo pezzo mancante nella mia esperienza videoludica. Una occasione da non perdere per tutti.

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[nextpage title=”Ghosts’n Goblins – La lancia mai spezzata”]

Le mitiche 200 Lire di qualche anno fa sono state l’indispensabile volano per avviare un divertimento ancestrale che negli anni non ha mai perso il suo fascino oggi retrò: i cabinati. Uno dei più consumati dalle mani dei ragazzi degli anni 80 è Ghosts’n Goblins, sviluppato da Capcom prima per coin-op e poi per le varie console dell’epoca, NES compreso. Al comando del cavaliere Arthur, armato inizialmente di una poderosa lancia, dovremo prodigarci per salvare la bella rapida dal mostro.

Considerato da una larga fetta di giocatori uno dei giochi più difficili di quel periodo, il gioco con il suo lo spawn selvaggio dei mostri, un alto tasso di Game Over e l’iconicità di alcune scelte stilistiche, è un mostro sacro dei videogiochi, che tutti guardano con rispetto e ammirazione. Tutti lo conoscono, moltissimi lo hanno giocato, ma in pochi lo hanno finito. Che sia questo il momento di spedire finalmente Astaroth (il boss finale) al creatore? Non sarà il gioco meno conosciuto tra i trenta disponibili per NES Classic Mini, ma rimane il titolo che più di tutti merita di avere un posto d’onore nella conoscenza videoludica di ogni giocatore.

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