Le conclusioni dell'impero (Recensione Breve)

Recensione Integrale

PREMESSA

Disponibile su Steam dal 17 marzo Lemuria: Lost in Space è un titolo che appassionerà i giocatori che hanno vissuto gli anni ottanta e novanta davanti le prime console e computer. Di base è un’avventura punta e clicca ma è caratterizzato da elementi GDR, avanzamento di livello, survival, per evitare di morire in mancanza di risorse, e puzzle da risolvere. Prima di analizzare nel dettaglio il gioco sviluppato da EJRGames va specificato che il titolo non richiede un computer molto performante per essere apprezzato ed anche il prezzo contenuto, data la sua natura indie, fa di questo gioco un valido passatempo in mancanza di titoli più impegnativi (ed al passo coi tempi).

TRAMA

La storia narrata in Lemuria: Lost in Space è semplice e basilare. La nostra nave spaziale, passando per l’orbita di Giove, si imbatte nella Lemuria, un’altra nave scomparsa però più di 70 anni prima senza lasciare traccia. Il nostro capitano decide quindi di indagare ma le forti radiazioni presenti rendono l’ambiente non vivibile; l’unico modo per scoprire i misteri della Lemuria è quella di inviare un robot controllato in remoto. Il giocatore sarà quindi il robot e l’ingegnere che lo controlla anche se quest’ultimo non prenderà mai parte all’azione.

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La storia, nonostante la classica nave scomparsa nello spazio, risulta stranamente interessante e coinvolgente, purtroppo però si perde molta atmosfera a causa delle poche comunicazioni e di un doppiaggio raffazzonato. Nel gioco non troveremo cutscene ma brevi dialoghi tra il capitano, lo staff tecnico ed appunto l’ingegnere che comanda il nostro robot. La mancanza di contenuti di spessore a livello tecnico intacca le buone premesse ma la storia è ricca di misteri ed enigmi che terranno incollato il giocatore fino alla fine.

GAMEPLAY

L’impostazione di gioco di Lemuria: Lost in Space è la più classica che potremo trovare nel genere catapultandoci negli ormai lontani anni ottanta ed i primi anni novanta in cui il “punta e clicca” era un must.

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Il sistema risulta fluido e lineare anche se a tratti si vede che fatica a proporre qualcosa di nuovo stagnando in un già visto molto marcato. A cambiare le carte in tavola ci pensa l’elemento survival che ci ricorderà in ogni istante che il tempo a nostra disposizione è limitato se non staremo attenti all’utilizzo delle nostre risorse. A bordo del nostro robot telecomandato avremo costante bisogno di ricaricare la nostra energia o recuperare il liquido di raffreddamento. I valori di queste risorse caleranno durante i nostri movimenti ma anche star fermi ad osservare l’ambiente consumerà energie. In alcune zone inoltre potremo incappare in malus che aumenteranno la perdita di questi preziosi elementi. Dovremo quindi, oltre che avanzare nei vari livelli di gioco, a recuperare risorse disponibili sotto forma di oggetti consumabili che potremo reperire frugando in giro per la nave Lemuria. Questi consumabili avranno dimensioni diverse che ricaricheranno, come da prassi, di più o di meno le tacche delle rispettive barre.

Ultimo elemento di carattere survivial sono le radiazioni che investiranno il nostro robot. Quest’ultimo ci darà una certa protezione, resistenza, ma, come è lecito aspettarsi, se quest’ultime raggiungeranno il “picco massimo” saremo belli che “fritti”. Inutile sottolineare l’importanza di trovare i consumabili che permettono di far scendere il livello di radiazione. Per nostra fortuna potremo migliorare il nostro mezzo grazie all’esperienza guadagnata procedendo nell’esplorazione e portando a termine determinati obiettivi. Un classico sistema a punti ci darà la possibilità di aumentare determinate statistiche come diminuirne i consumi o aumentare il valore massimo di un determinato elemento come la resistenza alle radiazioni.

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Chiude il cerchio la componente puzzle orientata in un sistema di hacking divisibile in 2 categorie: l’hacking e il netwar. Il primo serve per sbloccare i computer contenenti informazioni utili anche per progredire nella storia mentre i secondi permettono di disattivare i nemici di una determinata area. Preparatevi quindi a risolvere dei quiz che svariano da domande di cultura generale a domande scientifiche o matematiche, un buon modo per tener allenata la mente. Menzione a parte va fatta per i netwar che sono caratterizzati da mini-gioco con lo scopo di conquistare la piattaforma avversaria tramite hack, worm e DDOS attack. Le mosse a nostra disposizione saranno limitate e dovremo impegnarci al meglio perché non è concepito il pareggio.

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La componente di combattimento risulta di fatto la meno riuscita con una IA inesistente e una ripetitiva di fondo che facilmente stancherà il giocatore se non intervallata dai vari puzzle game e ricerca di risorse. I livelli di difficoltà mitigano l’esperienza in gioco e consigliamo di evitare la modalità semplice in quanto si perde gran parte degli elementi survival che dà quel tocco di corsa contro il tempo in più.

ENGINE E TECNICA

Se da una parte il level design non ci è dispiaciuto a livello grafico Lemuria: Lost in Space vacilla leggermente. Le texture che compongono il gioco non sono malaccio ma la ripetizione di asset è veramente marcata. A peggiorare la situazione ci sono dei modelli dei robot nemici poco articolati e dettagliati e proprio la mancanza di cure nel dettaglio che lascia indifferente se si sta attaccando uno o l’altro nemico. In generale avrei gradito un po’ più di attenzione ai dettagli, non solo nelle stanze dell’astronave (che sono un centinaio), ma anche ai vari modelli dei robot antagonisti. La quasi assenza di personalizzazione in un periodo in cui i giochi sfoggiano sempre di più elementi per distinguersi è un’altra mancanza che si fa sentire. Per quanto riguarda le performance in game come anticipato non ci sono problemi dati i requisiti minimi per poter eseguire il gioco.

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Lato sonoro il lavoro è buono e rialza leggermente le sorti di un comparto tecnico sufficiente grazie ad una musica elettro-futuristica che ben si sposa con lo stile di gioco proposto.

CONCLUSIONE

Lemuria: Lost in Space è un titolo valido ma che poteva essere validissimo con un po’ di attenzione in più per il dettaglio. Partendo dalla trama apprezzabile nel suo piccolo fino ad un gameplay che tiene alta l’attenzione del giocatore grazie ad elementi survival, si poteva tranquillamente puntare ad un livello qualitativo maggiore.

Il team di sviluppo è sulla buona strada per portare titoli di valore, speriamo di vederli presto all’opera su un altro gioco perché Lemuria: Lost in Space ha il suo perché specialmente per chi ha amato i giochi del genere tra gli anni ’80 e ‘90. Consigliato per chi è alla ricerca di avventure spaziali dal gusto retrò e giochi indi.