No - L'impero lo sconsiglia a tutti!

Le conclusioni dell'impero
(Recensione Breve)

Rise of Insanity, titolo sviluppato da Red Limb, è uno di quei giochi che sembra fare di tutto per essere speciale ma crolla sotto il peso di soluzioni e scelte di stile mediocri.
Non contento di risultare piatto e confusionario il gioco dà la possibilità di essere vissuto in modalità virtuale.
La VR sta vivendo una situazione di sviluppo molto dedicata, da un lato gli sviluppatori hardware si stanno impegnando a portare nuovi e più performanti device, dall’altro il software non riesce a trovare un modo per esprimersi al meglio.
Quello che manca è quella vera killer app, quel gioco con la G maiuscola che possa veramente far scattare la scintilla ed aprire le porte a questa interessante tecnologia.
Rise of Insanity è uno dei tanti walking simulator che non fa altro che appesantire il già non leggerissimo e articolato visore che i giocatori devono mettersi in testa. La domanda sorge spontanea: perché devo collegare un buon numero di device e cavi per un gioco che già giocato normalmente risulta tedioso e mal confezionato? La speranza di vedere un miglioramento a livello di immersione una volta lanciato il gioco in modalità virtuale crolla sotto i colpi di una motion sickness che metterà a K.O. anche chi ha lo stomaco rivestito di amianto.
Sfortunatamente, anche per una brevità dell’esperienza, dobbiamo sconsigliare il gioco a computer ed evitarlo come la peste su un qualsiasi visore.

Recensione Integrale

Una storia sconclusionata

In Rise of Insanity il racconto è basato sulla storia del dott. Stephen Dowell e della sua famiglia massacrata barbaramente da un sedicente assassino. Grazie a tecniche di ipnosi il dottore, di cui vestiremo i panni in prima persona, cercherà tramite flashback di ricostruire l’evento. La struttura è la più classica che si possa immaginare nel tentativo di riportare a galla quanto successo ma fin da subito la debolezza del racconto si farà sentire. Le visioni che ci verranno propinate saranno spesso e volentieri sconclusionate disorientando l’utente e mascherando la linearità della trama.Un possibile mistero svelato verrà contornato spesso e volentieri da sequenze di deliri incomprensibili che avranno lo scopo di spaventare il giocatore ma che cascheranno nei più banali cliché. Per completare il gioco servirà poco più di un’ora ma capiremo ben prima l’inconsistenza del titolo con un finale, sconclusionato, che lascerà quasi sicuramente perplesso più di un giocatore.

L’inconsistenza e il nulla

Se la storia è una serie di deliri chimici e non inutili il gameplay rasenta la pochezza più assoluta. Se il tipo di gioco proposto è chiaro fin dalle prime battute ci saremo aspettati una variazione sul tema, magari cambiando luoghi e tipi di interazioni.Rise of Insanity ci grazierà con un walking simulator in cui girovagherete in una sorta di loop, dove andando avanti potrete accedere a stanze prima chiuse a chiave ed interagire con alcuni degli indizi sparsi negli ambienti. A salvare il salvabile avremo qualche enigma che però falliscono nel dare quel poco di profondità ad un gameplay inesistente.Il fatto di girare in luoghi ripetuti fino alla nausea, con alcuni di essi abbastanza ispirati, rende il gioco lento e tedioso data la mancanza di un vero gameplay. Rise of Insanity risulta quindi una tech demo per un possibile gioco horror che manca clamorosamente il bersaglio.

Tecnica ed Engine

Tecnicamente Rise of Insanity è il regno della mediocrità. Effetti di luce, ombre e qualsiasi texture su cui poseremo gli occhi fa capire la qualità a basso costo del gioco. Vero che non tutti i giochi hanno un budget infinito ed i Red Limb sicuramente non avranno le risorse di Rockstar Games, ma si poteva cercare uno stile più singolare e raffinato.
Tutto sembra preso di peso da un qualsiasi engine ed infilato dentro senza troppa curanza anche i vari e già citati cliché per spaventare l’utente. Se le musiche sono anch’esse senza un nesso logico con quanto vedremo e per nulla originali, tentativo anche qui mancato di rendere il gioco psichedelico, il peggio di sé arriva con il visore in testa.


Il motion sickness è una brutta bestia, quelle rare volte in cui mi ci siamo imbattuti in questo stato ci ha allontanato dalla tecnologia per qualche settimana.
Una mangiata di minuti di Rise of Insanity in modalità VR sono stati sufficienti per raggiungere il punto di non ritorno, ovvero quello che ti obbliga a togliere il visore, spegnerlo e prendere più di una boccata d’aria. Esperienza da evitare.

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