Età Vittoriana. Londra si presenta con il suo solito look: sole pallido e qualche nuvola nel cielo.  Al 221B di Baker Street è una giornata monotona, il dottor Watson è intento a ravvivare il fuoco nel camino mentre Holmes, si riposa sul divano, quando qualcuno bussa alla porta…

“La cura ideale alla mia malattia”

Sherlock Holmes: The Devil’s Daughter è l’ottavo titolo videoludico dedicato al personaggio di Doyle. Realizzato dalla Frogwares e pubblicato in Italia dalla Ubisoft, è uscito il 10 Giugno scorso, dopo una posticipazione di un paio di settimane rispetto all’iniziale data d’uscita che era fissata al 27 Maggio. Questo titolo continua, almeno idealmente, la serie degli Sherlock Holmes prodotti dalla stessa casa, che ha acquisito, ormai, una consolidata esperienza nel genere delle avventure grafiche, con una narrazione ed uno sviluppo a tema giallo/thriller, accompagnate da una nota d’avventura e una struttura in cinque missioni, ognuna slegata dalle altre, dando l’immagine di un gioco ad episodi.

La caratteristica Open Space ci dà la possibilità di esplorare in maniera libera ampie porzioni di città, di comprare il giornale e trovare varie attività secondarie come il pugilato e il gioco delle bocce. Inoltre, la presenza di spazi esplorabili da la possibilità di osservare meglio l’accuratezza dei particolari, le sfumature delle luce e come reagisce con l’ambiente.

Il personaggio di Holmes viene sviluppato in maniera coerente, con quel tocco, anche nei lineamenti, che ricorda vagamente lo stesso personaggio interpretato dall’attore Robert D. Junior. Per Holmes, infatti, l’ozio è una malattia che affligge la sua mente quando non lavora a nessun caso avvincente. “La cura ideale alla mia malattia” è la frase che viene pronunciata dallo stesso detective non appena accetta il primo caso da risolvere. E da qui inizia il gioco vero.

Un ambiente Vittoriano…

La grafica di Sherlock Holmes risulta essere vecchia di almeno un paio d’anni, con i dettagli dei personaggi poco curati, fatta eccezione per quelli che riguardano la linea principale della storia, come i personaggi più importanti ed i soggetti relativi alle missioni stesse. Il focus sul soggetto, elemento che caratterizza il gioco, invece, mostra una cura nei particolari necessaria ai fini investigativi.

Infatti, dall’analisi nel dettaglio dei vestiti, del viso e delle mani, per esempio, del soggetto dell’indagine si possono trarre degli indizi fondamentali per il completamento della missione. Tutto questo risulta gradevole e ben fatto.

sherlock holmes the devils daughter

I soggetti secondari, come le persone che sono presenti nelle vie, non hanno tratti che li distinguono in maniera particolare l’uno dall’altro, facendoli passare nettamente in secondo piano. Ultimo elemento da analizzare, ma non per questo meno importante, sono le animazioni dei personaggi sia durante i video, sia nel gioco. Movimenti poco fluidi e, a volte, poca relazione “causa-effetto”. Un esempio lo si nota all’inizio quando la ragazza entra in casa aprendo la porta compiendo il gesto dell’aprire senza toccare la maniglia.

Le ambientazioni esterne riportano in vita la londra Vittoriana del 1890 circa, (annata in cui è ambientato questo capitolo) permettendo al giocatore di poter godere di belle visuali sugli edifici e sulle strade, il tutto incorniciato in maniera consona dal rumore di strada e dal vociferare delle comparse di “riempimento”.

Muoversi come Holmes

Da buon titolo investigativo, Sherlock Holmes: The Devil’s Daughter, non delude per quello che concerne la qualità di gioco. Vengono messi a disposizione del giocatore, molte interfacce d’analisi, che permettono di notare i più piccoli punti d’interesse presenti sulla scena del crimine o nell’ambiente circostante:

  • Al primo punto troviamo il Talento di Sherlock: questa caratteristica ci dà la possibilità di scovare dei dettagli a cui altrimenti non faremmo caso. La schermata perde i colori ed entra in una scala di grigi dove, messi in risalto con un colore giallo/oro, è più facile far caso ed elementi nascosti o altrimenti poco visibili.
  • Gioco d’Immaginazione: in questa modalità si potranno fare delle ricostruzioni in base ai discorsi che vengono fatti con gli altri personaggi oppure quando un oggetto manca dalla sua posizione (es. fucile dalla rastrelliera). Questa schermata è caratterizzata da un filtro “seppia”.
  • Area Deduzioni: in quest’area troveremo tutti gli indizi che, combinati insieme, porteranno ad una deduzione utile alla risoluzione del caso. Questa schermata lascia comunque libera scelta per alcune prove, conducendo a deduzioni diverse fino a quando non verrà segnalato un errore nella deduzione, contrassegnato da un colore rosso.
  • Prendiamo nota nel Registro: fondamentale per la gestione degli Incarichi (resoconto delle fasi della missione), Luoghi, l’elenco delle Prove raccolte, i Documenti, una trascrizione dei Dialoghi svolti, utile per non farsi sfuggire neanche il più piccolo dettaglio, EcoRitratti dei Personaggi, per capire bene con chi si ha a che fare. Solo alcuni personaggi vengono analizzati in maniera dettagliata e, qualora si sbagliasse un elemento dell’analisi, compare la scritta “ritratto incompleto”.

All’interno dell’appartamento di Holmes e Watson inoltre, si potranno svolgere ricerche al microscopio, consultazione degli archivi di Holmes, che spaziano in diversi ambiti, una piantina dettagliata di Londra, una sala del trucco per i travestimenti. Fa parte degli elementi d’ausilio all’investigatore anche il segugio di Holmes che lui stesso considera “il miglior naso d’Inghilterra”

Arricchiscono il gioco anche momenti d’azione, con sfide d’equilibrio e scontri corpo a corpo, fughe ed inseguimenti, magari braccati da un tiratore esperto, che donano quel tocco in più alla storia. Questi elementi rendono il tutto più dinamico, facendo sì che vengano messe alla prova non solo le abilità cognitive del giocatore, ma anche quelle di controllo delle dita e le tempistiche di reazione (in un incontro di pugilato, per colpire il bersaglio ed evitare i colpi, bisogna premere i tasti in tempo).

Una pecca di tutti questi elementi sta nell’assenza di un tutorial su come si usano o a cosa realmente servano.

Un po’ troppo elementare

Il titolo della Frogwares  si è dimostra, in linea di massima, gradevole, tenendo alta l’attenzione e la concentrazione del giocatore in maniera costante. Quest’ultimo si deve quasi impegnare per riuscire a scovare ogni indizio utile, capire come la psicologia di un personaggio possa influenzare il caso e talvolta essere capace di anticipare la prossima mossa da compiere per risolvere il caso.

La stessa durata del gioco è strettamente collegata alle abilità del giocatore nello scoprire gli indizi, che, soprattutto nelle prime fasi, considerando l’inesperienza e la mancanza di un tutorial, potrebbe impiegare anche tre ore per risolvere il primo enigma.

sherlock holmes the devils daughter

Conclusioni

Considerati tutti gli elementi analizzati, possiamo dire che Sherlock Holmes: The Devil’s Daughter è un titolo che può essere giocato sia da un neofita che si vuole cimentare nelle investigazione, sia da coloro che macinano giochi di carattere “giallo” da lungo tempo. Una maggiore cura del comparto sonoro, poco coinvolgente, una resa grafica più moderna  e un perfezionamento delle interazioni tra i personaggi, potrebbero rendere, un eventuale capitolo successivo, ancor più allettante e stimolante.

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