Mai come in questo caso vale la regola “non puoi capire finché non lo provi”. Mi era sempre sfuggita l’occasione di provare in passato This War of Mine e avevo quasi dimenticato che facesse parte di quei giochi che desideravo recuperare visto quanto ne avevo sentito parlar bene. Avevo buttato un occhio a qualche video, ma mi sembrava difficile comprendere pienamente le reali potenzialità di questa avventura survival dalle tinte molto malinconiche sviluppata da 11 bit studios e pubblicata da Deep Silve. Dopo oltre 4 anni il gioco si sposta anche su Nintendo Switch in una versione completa che include il gioco base con i contenuti della Anniversary e vedrà l’arrivo successivamente dei contenuti del Season Pass tra i quali è già compreso il primo DLC “La Promessa di un Padre”. In futuro vedremo anche “The Last Broadcast” già disponibile su altre piattaforme.

Non esistono eroi

Ne abbiamo raccontato tanto di questo gioco, ma è giusto porre ancora l’attenzione su quello che potrebbe sembrare un indie ma che ha il peso di una grande produzione. Non si può non negare infatti che This War of Mine rappresenti una perla che non conosce età. Anche a distanza di anni appare sempre attuale nelle tematiche. La guerra è terribile e questo titolo ne rappresenta con crudezza tutti gli aspetti drammatici, violenti e di disperazione. Il gioco non ci pone come protagonisti eroici contro i nemici ma come deus ex machina che impartisce ordini ad un gruppo di civili sopravvissuti barricati in un riparo di fortuna di una città assediata dalla guerra. Non ci sono fatti storici narrati né grandi eventi associati alla trama, ma il gioco si ispira in maniera molto flebile all’Assedio alla città di Sarajevo avvenuto durante la guerra in Bosnia.

Gli uomini che controlleremo avranno un nome e un accenno di storia, ma sarà solo una flebile traccia di quello che era il loro passato. Nel presente che attraverseremo in This War of Mine c’è pochissimo spazio per i ricordi, conta solo sopravvivere e cercare di rimanere saldi anche quando lo scoraggiamento e la fame rodono l’anima dei personaggi in gioco. L’atmosfera cupa di mestizia, povertà e degrado dell’umanità è tale che ti entra dentro. Anche se non sei direttamente protagonista dell’azione si percepisce nel mente il peso delle scelte che fai, dei furti per fame, degli omicidi per necessità che commetti.

Tutto questo è possibile anche grazie ad un uso sapiente del colore. Facendo un paragone scomodo, ma calzante. This War of Mine, ricorda per tonalità e intensità cromatica la Guernica di Picasso. La scala dei grigi, dal bianco al nero sovrasta qualunque altro accenno di colore con un pathos e una tensione che ne consegue che evoca immagini di un mondo in rovina, un mondo dove la speranza è fioca, come una fiammella di una lanterna dietro una finestra parzialmente distrutta. Un mondo che, nonostante scorra in 2D, mostra una profondità perfetta per dare corpo agli scenari e tracciare percorsi improvvisati tra le rovine degli edifici. Ogni luogo è diverso ma identico all’altro nella sua desolazione. Ogni uomo, seppur diverso nell’aspetto porta con sé i medesimi segni della tragedia sui suoi vestiti, sul suo corpo.

Omici, razzie e dubbi etici

Parrebbe quasi che il gioco viva puramente di narrativa, e invece l’avventura è completata da una componente strategica e gestionale davvero riuscita. La ricerca di materiali per comporre oggetti, utensili, rifornimenti o attrezzature per l’accampamento e l’esplorazione richiedono non solo tempo e pazienza ma anche un buona capacità di ottimizzazione dei materiali che si avranno a disposizione. Consumare troppo rapidamente le scorte potrebbe portare a trovarsi in emergenza, ma allo stesso tempo tenere troppe risorse stoccate potrebbe portare a perderle per colpa di razzie notturne che alle volte si sibuscono. Uno degli aspetti più riusciti di This War of Mine è la sensazione di precarietà e di esiguità di beni di prima necessità. Sarà facile trovare assi di legno e materiali per armi, ma cibo e medicine saranno fonte di gioia quando appariranno nel punti di raccolta o nella borsa degli NPC pronti a barattarli.

Andando sul pratico il gioco si comporrà di due fasi distinte. Di giorno resteremo al riparo nel nostro rifugio creando oggetti, cibi, risorse o liberando stanze inaccessibili dai detriti per avere accesso a qualche materiale extra. La notte avverrà la fase esplorativa, ma anche quella di riposo per i membri stremati o di guardia alla base. In questa fase manderemo in spedizione un personaggio a saccheggiare aree via via sbloccabili e sempre più ricche di insidie e altri sopravvissuti a volte pacifici a volte ostili. La nostra integrità morale si mostrerà in questi casi. Potremo rubare e uccidere indiscriminatamente anche i più miti personaggi pur di ripulirli di ogni avere o agire nell’ombra e cercare di lasciarli in vita. Prendersi una vita non sarà una vittoria ma quasi sempre diventerà una lotta per la sopravvivenza, una guerra tra poveri, che lascerà solchi profondi nell’animo dei nostri assistiti. Tutelare l’umore, la fame, la stanchezza, l’integrità della salute dei personaggi saranno il nostro obiettivo principale. Dovremo dosa bene questo aspetto e lasciare in certi casi che la fame o la stanchezza arrivino al limite per evitare sprechi.

Guerra nella testa e nelle mani

Con dei comandi di gioco semplici e ben architettati, grazie anche alla visuale 2D, potremmo controllare tutto agilmente con pochissimi tentennamenti dovuti alla presenza in alcuni casi di tanti punti d’azione ravvicinati tra di loro evidenziati comunque con delle sintetiche icone che risultano solo un po’ invasive a schermo. A questo si aggiunge una colonna sonora carica di dolore e desolazione che si mischia quasi senza averne percezione con i suoni della guerra in lontananza. La guerra brucia non solo le case, ma anche le osse e l’anima e This War is Mine brucia sullo schermo come uno Shindler’s List interattivo. Dopo la prima partita potreste avere l’impressione di avere le mani sporche di polvere, sangue e disperazione. Le stesse mani che avete aiutato a sopravvivere sullo schermo.

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THIS WAR OF MINE: STORIES ‘THE LAST BROADCAST’ – SOPRAVVIVERE CON UNA RADIO

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