Il Marchio!!!

Death Mark è uno di quei titoli che per qualche arcano motivo è stato confinato nel territorio giapponese per più di un anno. Il titolo horror sviluppato da Experience per PlayStation 4, Vita, Xbox One, e Nintendo Switch è finalmente sbarcato in Europa grazie ad Aksys Games, pubblisher del gioco nel nostro territorio. Partiamo dalla storia, la vera forza del gioco, e da quel marchio che ha colpito alcune persone

Il tutto ha inizio con l’arrivo di un uomo che spinto da una strana forza si dirige verso una costosa villa. L’unica cosa che sapremo di questa persona sarà la cicatrice rossa sul polso come se avesse in un qual modo perso la memoria. Una volta entrati nell’abitazione l’uomo misterioso troverà il cadavere della guaritrice spirituale e proprietaria della villa Saya Kujou, morta in circostanze ignote e decisamente destabilizzanti.

Qui incontreremo Mary, una bambola dalle sembianze e dimensioni umane con la capacità di parlare. Verremo quindi a scoprire del Marchio, una particolare maledizione che fa perdere la memoria al soggetto fino a farlo morire tra atroci dolori.

Inizieremo la nostra ricerca per una cura proprio come la padrona di Mary, Saya Kujou, ma dovremo vedercela con gli spiriti colmi di odio e vendetta che popolano la casa e che faranno di tutto pur di ostacolarci. Adottato il nome di Kazuo Yashiki inizierà la nostra avventura.

Tante stanze e segreti da scoprire

Death Mark a livello di gameplay riesce a fondere la tipica struttura dei dungeon crawler ed elementi survival horror. Ogni decisione inoltre sarà fondamentale per evitare la morte del protagonista e delle persone da salvare, perché non saremo gli unici afflitti dal marchio.

Durante ogni investigazione Yashiki potrà esplorare un determinato ambiente suddiviso nella classica struttura a stanze prestabilite e quindi non generare a caso. Questo aiuterà il giocatore ad orientarsi nella mappa, senza dover ripetere determinate sessioni per recuperare oggetti utili alla causa. L’investigazione è essenziale per capire bene gli avvenimenti e per questo non mancheranno, sparsi nelle varie stanze, un buon numero di “documenti” da visionare accuratamente.

Se la storia quindi catturerà l’attenzione per i vari colpi di scena e situazioni ben congegnate, le meccaniche di gioco si baseranno su semplici domande a scelta multipla. Fortunatamente il nostro protagonista non sarà solo durante l’esplorazione, ma potrà portare con sé uno degli altri poveri malcapitati colpiti dalla maledizione del Marchio. Anche qui dovremo essere molto cauti perché una scelta sbagliata ed in un batter di ciglio moriremo sia noi che l’improvvisato compagno di avventure.

Una volta terminata l’esplorazione di una determinata sezione della mansione, e raccolto tutti gli oggetti chiave, dovremo affrontare il boss di quel determinato capitolo. Qui Death Mark cambia marcia e ci propone un interessante e particolare combattimento. Yashiki e il suo partner potranno utilizzare gli oggetti ottenuti nel corso dell’esplorazione per danneggiare lo spirito, ponendo il giocatore nella “complicata” scelta di purificare lo spirito maligno, liberandolo da quello che lo incatenava nel mondo terreno, o annientarlo.

Le due opzioni saranno sempre disponibili ed in un modo o nell’altro ci sbarazzeremo dello spirito ma attenzione alla scelta: potremo morire anche noi con lui…

Inquietante ed affascinate

Raramente ci siamo imbattuti in un gioco che riesce ad attrarci nella sua repulsività. Nella sua visione distorta Death Mark riesce ad essere inquietante ma al contempo ammaliante per il giocatore.

L’impatto visivo messo in piedi da Experience è di primo livello pur non potendo contare su un budget consistente. Alternando sapienti trucchi del mestiere per mettere a disagio l’utente l’approccio durante le prime sessioni sarà cauto e intrigante. Vero che con il passare delle ore di gioco, come spesso accade, ci abitueremo ad una sorta di pattern proposto, ma questo non ne scalfisce l’efficacia. A livello puramente di grafica avremo immagini pulite e ben definite nonostante qualche stage alla lunga potrà risultare ripetitivo. La caratterizzazione quasi maniacale però accompagnerà il giocatore dall’inizio alla fine dell’avventura.

In Death Mark anche la componente sonora ha un certo peso, forse anche maggiore rispetto a quanto visto a schermo. Inutile consigliare di viverne l’esperienza con un buon impianto sonoro o direttamente in cuffia. Nonostante la narrazione e la trama sia quindi il vero focus del gioco, anche a livello visivo, ma soprattutto di fotografia e regia, i palati più fini potranno godere di un titolo estremamente raffinato.

Chiude una nota sul prezzo di lancio: per quanto ha da offrire ci saremo aspettati un prezzo più contenuto invece di piazzarsi sulla fascia dei giochi AAA.