GameStop è in un lento ed inesorabile declino. La famosa catena video-ludica che ha spopolato fin dagli anni 90 sta giungendo al capolinea a causa di un modello di business vetusto. I giochi venduti nel formato fisico ogni anno perdono terreno rispetto alle copie digitali e sarà solo questione di tempo per vedere solamente “collector” nei negozi. L’unico motivo per cui una persona dovrebbe comprare un gioco fisico rimarrà nelle edizioni di lusso, appunto da collezionista.

Microsoft lo sa da tempo, da quando ha lasciato il via libera a Steam ed altri attori nel fare mercato su piattaforme digitali su Windows. In molti si sono chiesti come mai la società di Redmond non abbia sfruttato a dovere il proprio Os in ambito gaming. Uno di essi è proprio il dominio sul mercato, lo stesso che l’ha bloccata nel mondo degli smartphone. Con i tempi che cambiano Microsoft non vuole farsi trovare impreparata ed ha calato un nuovo servizio, il Game Pass, che si avvicina al modello di successo Netflix, la società che ha spazzato via, insieme ad altri fattori, la famosa catena cinematografica Blockbuster.

Proprio in questo nuovo modello entrano gli acquisti dei nuovi studi: come la piattaforma video per eccellenza Microsoft deve proporre contenuti unici, brendati, che vanno al di fuori del concetto di esclusiva come la conosciamo su console.

Esclusiva per Servizio

Come da titolo il nuovo concetto non è più basato sulla console. Con il Play Anywhere e l’introduzione della retro-compatibilità si è perso lo stato di esclusiva=hardware specifico. Gli anni novanta e i primi anni duemila sono stati segnati da questo modello di business.

Pian piano i grossi costi hanno ridotto il numero di esclusive rilasciate per specifiche console a fronte di più guadagni di sviluppi multi piattaforma. Le esclusive sono riuscite a sopravvivere diventato uno stato “elitario”, un limbo per pochi privilegiati, basti contare il cospicuo numero rilasciato anche su console PlayStation e Nintendo in comparazione al passato.

Questi titoli però rimangono il cuore pulsante di un marchio, i cardini che bilanciano il numero sempre più crescente di “third parties”. Tutto si trasforma ed anche questi titoli proprietari, recentemente sempre posticipati, devono evolversi per ritornare del capitale investito.

La nuova era che Microsoft ha battezzato è l’esclusività per il servizio a cui l’utente si sottoscrive, proprio come la controparte multimediale. Questo non impedirà l’acquisto fisico del gioco ma, da qui a cinque anni, lo stesso periodo in cui molto probabilmente GameStop passerà alla storia, il Retail sarà un lontano ricordo. Ogni anno ci ritroveremo a sottoscrivere un abbonamento per una libreria che includerà 200-300 giochi, tirando giù una bella saracinesca al concetto di supporto ottico. Il caro lettore è ormai un ricordo nei moderni PC, tale che molti laptop professionali vengono rilasciati senza. Non a caso l’idea di una Xbox “Disc-less”, in cui potremo riscattare i giochi comprati in un negozio sotto forma di codice (non confermato), stuzzica parecchio.

Rimanendo in tema “servizio”, gli stessi titoli presenti in quello che è il game pass del futuro saranno disponibili via streaming tramite il potente cloud, xCloud, che Microsoft sta preparando per noi. Halo Infinity non sarà un’esclusiva Xbox 2, ma un’esclusiva Xbox Live. Qualsiasi device potrà, in caso di sottomissione al servizio, accedere al gioco. PC, Xbox, Smartphone, Tablet, lavatrice e pure il frigorifero avranno il nostro cazzutissimo Master Chief pronto a spaccare l’universo.

Lo shopping Microsoft non è finito

L’azienda di Redmond ha fatto importanti investimenti, molti dei quali sono a sei o più zeri.

Considerando l’acquisto di GitHub ed altri segmenti in cui l’azienda americana ha preso controllo, possiamo avere un idea della potenza di fuoco che sta dietro il marchio Xbox. Recentemente, seppur per poco tempo, Microsoft ha superato Apple come azienda più capitalizzata del mondo. Parliamo quindi di un mostro che ha una liquidità pazzesca e se decide di investire lo fa pesantemente.

Le notizie di altre software house pronte ad entrare sotto l’ala dei Microsoft Studio non deve stupire: Xbox vuole imporsi come il servizio d’eccellenza per il gaming. Ripeto servizio, non console dato che l’idea di scatolotto vicino al monitor CRT che abbiamo conosciuto negli anni ottanta e novanta sta giungendo al termine. Allo stato attuale abbiamo ben tredici studi dopo l’acquisto di Obsidian ed inxile e Microsoft non si fermerà qui. Molto probabilmente il target sarà quello di raggiungere quindici studi prima del lancio della nuova console per poi aumentare fino ad un numero che consenta di rimpolpare il servizio periodicamente.

Oltre a lasciare pieno controllo al team su cosa vogliono sviluppare Microsoft non porrà limiti al bugdet. Questo non vuol dire che tutti i team potranno navigare nell’oro, ma la spesa necessaria per portare a completamento il gioco non sarà un problema. Creatività e portafoglio “libero” dovrebbero garantire uno sviluppo senza le consuete magagne che si portano dietro gli accordi tra questi tipi di aziende.  Soprattutto considerando come Microsoft abbia sempre voluto infilare le sue losche ditine nei vari progetti creando ansia e scompiglio.

Tutto oro quello che luccica?

Sfortunatamente non abbiamo la palla di cristallo per capire se il nuovo modello proposto da Microsoft porterà reali benefici a noi gamer. Le premesse, o promesse, ci sono ma ricordiamocelo, le grandi corporazioni hanno un unico target: macinare soldi. Sono in pochi quelli che lavorano per la gloria e passione, anzi molto spesso quest’ultima con il tempo viene meno, sostituita da un gonfio portafoglio.

Vorrei precisare inoltre che, nonostante il mio avvezzo a GameStop, vederne il lento e inesorabile declino non mi rende felice, anzi. Molte persone perderanno il posto di lavoro e, a margine di politiche di vendita scellerate, il marchio ha contribuito allo sviluppo del mercato video-ludico. Questo però deve essere un monito: GameStop, come BlockBuster e tanti altri, non sono stati in grado di proporre nuove soluzioni e adattarsi ad un mercato sempre in evoluzione. L’attaccamento ad un modello di business che funziona ha senso nella misura di capirne gli sviluppi futuri. Vivere il presente con un occhio al futuro è il modo migliore per cavalcare la nuova onda ed evitare di andare alla deriva.

Nel nostro piccolo dobbiamo ricordarci di tenerci sempre aggiornati, svegli ed evitare di rimanere attaccati troppo ad un osso per quanto buono sia. La carne su di esso prima o poi finirà e la dura legge della “giungla” non risparmia nessuno.

See you next time Buddies
X-Boss Out

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