Correva l’anno 1986 quando il mio vecchio si presentò sulla porta di camera mia con il computer MSX Philips VG-8020.

Mentre la maggior parte dei miei coetanei sfoggiavano un Sega Master System o il Nintendo Entertainment System (NES) io ero uno dei pochi possessori di questo strano mix tra console e computer. Ai tempi l’idea di internet era ancora una mezza idea al CERN, un progetto secondario che non vide la luce prima del 1991. È passato tanto tempo da quel piccolo ma entusiasmante mondo a 8 bit e questo articolo vuole ricordare come è cambiato e si è evoluto il nostro modo di giocare.
Andiamo con ordine.

Cavi e Monitor

Le prime console erano in tutto e per tutto basate su cavi. Non c’erano controller wireless e qualsiasi device connesso ad esse erano un aggrovigliarsi continui di cavetti e cavettini.

Tralasciano il cavo di alimentazione, che più o meno è rimasto uguale con le solite differenze da paese in paese, le console erano collegate ad immense TV a tubo catodico, conosciuti anche come CRT. La presa standard, chiamata scart, era voluminosa e trametteva solamente il segnale video. Ad affiancarla, per riprodurre quei bizzarri suoni dei primi giochi da console, c’era il cavo Jack ed il connettore DIN con tre pin per la soluzione mono e sette per quella stereo. I sistemi più evoluti, impianti audio di qualità, avevano i connettori RCA, i tipici cavi colorati di rosso bianco e giallo più altre deviazioni presenti anche nelle vecchie console.

Una volta collegata, con ovviamente i pad di gioco i cui cavi raggiungevano lunghezze notevoli, si era pronti a giocare. Si giocare perché non c’era nessuna dashboard o utenza da creare e connettere ad un ipotetico network. Negli anni 80 e 90 le console erano grezze, quasi rozze nel loro approccio semplicistico, elemento che col tempo si è perso a favore di device estremamente più multimediali.

Joystick e Gioca

I giochi erano su cartuccia, anche su MSX Philipsed erano voluminosi oggetti di plastica che si agganciavano alla console. Ebbene sì questi particolari oggetti, chiamati anche ROM, erano proprietari e funzionavano solo sulla console specifica. Ciascun produttore aveva il suo formato e contenevano tutto il gioco che rimaneva tale una volta distribuito.

Nessun aggiornamento al D1 nessuna installazione su hard disk, il gioco veniva eseguito direttamente dalla cartuccia e per eventuali salvataggi dovevamo essere muniti, per alcune console, di memore esterne da inserire nella console. Dimentichiamoci streaming in tempo reale, screenshot o registrazioni varie. Ai tempi i vari prodotti di Nintendo, Sega e successivamente Sony erano delle semplici e dirette scatole adibite a riprodurre il gioco, thats all.

Lenta Evoluzione

Se per molti il mercato video-ludico sembra sempre in fermentazione è giusto ricordare che l’avvento della 360 prima e Ps3 dopo hanno accelerato processi che prima degli anni 2000 erano neanche un miraggio.

Negli anni ottanta anche i giochi per Pc erano sviluppati da facoltose persone che creavano tutto: engine, gameplay, musiche e tutti gli elementi di contorno. Era la passione, la voglia di giocare che spingeva queste persone a spendere del tempo per sviluppare e sperimentare. In quei anni i generi, RTS, RPG, FPS, Picchiaduro etc. non erano ancora definiti e non c’erano DLC e oggetti di customizzazione rilasciati con il tempo.

Accendendo una Xbox One o PlayStation 4 sembra quasi normale trovare i nostri obbiettivi o trofei, avere addirittura un backup online dei nostri giochi (progressi e salvataggi) per non parlare della possibilità di poter scaricare l’intero gioco dai vari store online. Sempre più giochi non si possono neanche eseguire se privi di connessione.

Quello che viviamo ora sono quarant’anni di storia, storia di una tecnologia che sta vivendo forse uno dei miglior momenti di sempre nonostante qualche software house abbia dovuto alzare bandiera bianca per i costi di sviluppo schizzati alle stelle.

Return Patrizio

Mi piacerebbe poter condividere con i più giovani quel prezioso momento in cui io e mio padre collegavamo per la prima volta il Computer MSX Philips ad un piccolo monitor CRT. Pochi ma semplici titoli giocati fino all’esaurimento, una manciata di colori a schermo quasi da far piangere gli occhi e quel tasto Return oggi conosciuto come Invio/enter.

Ero piccolo mentre mio padre ci lavoricchiava, si perché MSX Philips era anche di per sé un computer, io ero l’addetto al return mentre mio fratello aiutava il mio vecchio ad entrare nel nuovo mondo. L’arrivo del Commodore 64, del Sega Mega Drive per poi proseguire con la prima PlayStation hanno segnato il mio passato, presente e futuro proprio come per i più giovano lo sono stati la 360 o la Ps3. Guardarsi indietro, alcune volte, è forse il modo migliore per andare avanti con un bel sorriso nel presente e nel futuro.

See you next time Buddies
X-Boss

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