Si - L'impero lo consiglia a tutti!

Le conclusioni dell'impero (Recensione Breve)

Non posso fare altro che consigliare a tutti questo capitolo conclusivo della saga di Yakuza. Certo sarebbe il caso di avere alle spalle un background adeguato e una dovuta conoscenza della serie per apprezzare al meglio il titolo, ma, nel caso aveste simili manchevolezze, il giovo viene in vostro aiuto offrendovi nel menù principale la possibilità di leggere i fatti relativi ai cinque capitoli della saga precedenti a questo e facendovi parzialmente ripercorrere nelle prime fasi dell’avventura le vicende conclusive del quinto capitolo per rinfrescarvi la memoria.

Il gioco è Yakuza, come abbiamo imparato ad amarlo, seppure abbia subito dei cambiamenti (dal motore grafico alle dinamiche di lotta) il titolo resta sempre fedele a se stesso offrendo al giocatore fedele fan della serie il senso di “casa” dopo un avvio che, comunque, potrebbe spiazzare.

Le attività secondarie, i minigiochi e tutto quanto ha sempre caratterizzato la serie tornano, facendo da sfondo a una trama magistrale e portando la longevità del titolo ad allungarsi come solo pochi altri titoli sanno fare.

L’unica nota negativa è che sia un addio a Kazuma Kiryu.

Recensione Integrale

La serie Yakuza è stata, vuoi per la mancanza della localizzazione italiana, vuoi per il carattere estremamente nipponico, sempre un po’ più di nicchia rispetto ad altri titoli (almeno qui in Italia); tuttavia con l’arrivo su PS4 di Yakuza 0 prima e Yakuza Kiwami poi, le vicende di Kazuma Kiryu hanno avuto un maggiore eco mediatico e una gran quantità di “nuovi” fan si sono avvicinati alla serie.

Fa quindi quasi male sapere che questo sesto episodio sia quello che mette il definitivo punto alle vicende dell’amatissimo Drago di Dojima.

Il titolo, la cui trama rimane comunque godibile ed apprezzabile anche a chi non ha giocato i cinque capitoli precedenti a questo “The Song of Life”, offre comunque la possibilità di recuperare le informazioni relative alle precedenti vicende della serie, attraverso un’apposita sezione posta nel menù principale che vi permetterà di leggere tutto quanto c’è da sapere e che ha portato a questo sesto e conclusivo episodio, capitolo per capitolo.

Se ciò non bastasse le sequenze iniziali saranno fondamentalmente una lunga (LUUUUUNGA) intro al gioco che ripercorrerà i fatti conclusivi del quinto episodio, offrendo al giocatore un “ripasso” dovuto.

Il tutto ci porterà a Kazuma dietro le sbarre per scelta propria, con una pena di tre anni, per dare un taglio al suo passato e a Haruka che, dopo essere tornata all’orfanotrofio Morning Glory, sparirà nel nulla, facendo perdere le sue tracce per i successivi tre anni, salvo poi riapparire a Kamurocho nel giorno della scarcerazione di Kiryu ed essere vittima di un grave incidente stradale.

Questo l’input che darà finalmente il via alle nostre vicende e ci riporterà tra le amatissime strade di Kamurocho, adesso più vive e belle che mai grazie al nuovo motore grafico del gioco.

Solo un piccolo assaggio, però, del background di profonda trama che sta alla base di Yakuza 6. Ben presto scopriremo che al momento dell’incidente Haruka teneva tra le mani un bimbo di circa un anno, verosimilmente suo figlio, e toccherà a noi scoprire chi sia il padre avventurandoci alla volta di Onomichi, nella prefettura di Hiroshima.

Qui il gioco ci offrirà una location alternativa, con altre attività primarie e secondarie, facendoci venire a contatto con una delle novità di questo capitolo, il minigioco che ci porterà a creare una nostra personale gang/clan e scontrarci, con un minimo di acume tattico, con i temibili “Justis” (è scritto proprio così, non me ne vogliate, imparerete a conoscerli nel corso del gioco).

NON SOLO PUGNI E SANGUE

Come da consuetudine, Yakuza 6 non sarà solo scazzottate. Oltre al già citato “clan creator” che vi porterà a mettere in piedi una gang tutta vostra e lanciarla in battaglia scegliendo adeguatamente chi (ogni soldato avrà caratteristiche specifiche, così come ogni membro di rango superiore) e quando, non mancheranno ritorni classici per la serie come il Mahjong, il club karaoke, l’hostess club (seppur parzialmente rivisto rispetto al passato), le freccette e le immancabili sala giochi SEGA con i giochi classici e, ma anche con il nuovo e divertentissimo Puyo Puyo e con addirittura anche Virtua Fighter 5 Final Showdown.

Ci saranno poi anche le live chat con ragazze reali al 100% in cui dovremo premere sequenze di tasti per simulare lo scrivere di Kiryu sulla tastiera mentre le signorine a schermo ci intratterranno con atteggiamenti più o meno sexy, fino al gran finale (pensate al maestro Roshi e alle sue perdite di sangue dal naso).

Alla importante, seppur ridotta rispetto al passato, mole di attività secondarie si aggiungeranno gli allenamenti in palestra grazie ai quali ottenere punti esperienza la cui quantità dipenderà da quanto, effettivamente, sarete in grado di seguire i consigli sull’alimentazione che vi darà il vostro personal trainer dopo ogni allenamento (sì, lo so, non fate quella faccia…) e poi le substories nelle quali potrete imbattervi tanto girando per le strade di Kamurocho e Onomichi quanto grazie all’apposita applicazione che avrete sul vostro telefono che risponde al nome di “Troublr” (Tumblr+Trouble ndr) nella quale gli abitanti della zona vi segnaleranno eventuali disordini e problemi ai quali toccherà a voi porre rimedio in cambio di punti esperienza.

LA POTENZA DEL DRAGO NELLE VOSTRE MANI

E cosa farne dei punti esperienza, se non potenziare il nostro protagonista sotto ogni aspetto? Ma proprio ogni aspetto.

Dalla capacità di dialogo con le hostess dei club alla fortuna, dalla durata del vostro scatto alla capacità di riprendervi dopo una caduta, dai parametri base quali attacco/difesa/salute e simili alla varietà di mosse e controattacchi da sbloccare, i punti esperienza che andrete a spendere saranno impiegati per potenziare Kiryu sotto quattro aspetti base: Stats, Battle Skills, Heat Skills e Other Skills.

Come ottenerli dipende solo da voi, le possibilità offerte dal minimondo di Yakuza 6 The Song of Life sono tantissime.

LA BELLEZZA DEL MADE IN JAPAN

A livello tecnico il gioco fa egregiamente il suo lavoro e alcuni frangenti vi cattureranno completamente con atmosfere e luci davvero magnifiche. I personaggi principali appaiono sempre puliti e ben rifiniti, così come gli ambienti di gioco il cui unico problema è rappresentato da un occasionale aliasing.

Il motore di gioco, il Dragon Engine, che animerà le strade di Kamurocho e Onomichi offrirà un impatto visivo decisamente migliorato rispetto agli altri due titoli precedentemente usciti su PS4, garantendo anche la totalità del doppiaggio dei dialoghi e l’assenza di tempi di caricamento quando si entra nelle attività sparse per le strade di gioco.

In questo modo si garantisce un maggior coinvolgimento del giocatore, al quale contribuiscono anche la possibilità di vedere dall’interno all’esterno (e viceversa) dei negozi e addentrarsi anche in zone “segrete”, rendendo l’ambiente cittadino più “vicino” alla voglia di esplorazione del videogiocatore.

Il ritmo di gioco non viene spezzato nemmeno di fronte agli scontri, diversamente che in passato, rendendo oggettivamente meno tedioso il continuo imbattersi in brutti ceffi che le vogliono prendere a tutti i costi.

Ciò che forse potrebbe minimamente deludere è la revisione dello stile di combattimento di Kazuma Kiryu, con un deciso passo indietro rispetto a quanto fatto in passato. Vengono infatti abbandonati i vari stili di lotta presenti, ad esempio, in Yakuza Kiwami, a favore di un unico stile “classico” e con una quantità di mosse da sbloccare varia, ma probabilmente inferiore a quanto ci si sarebbe potuto aspettare da un gioco con una simile mole di offerta videoludica.

ARIGATOU GOZAIMASHITA, KIRYU-SAMA!

Se siete dei fan della serie questo capitolo non vi deluderà, al di là del fatto che sia l’ultimo e probabilmente piangerete lacrime amare pensando alla conclusione di una così bella saga.

Diversamente, se non siete dei fan della serie, ma il mondo nipponico vi affascina, date una chance al gioco (magari dopo averne provato la demo) e non ve ne pentirete.

Una trama raccontata con pacatezza e con un ritmo, quello sì, più lento che in passato, ma che comunque vi terrà incollati allo schermo alla scoperta di tutto ciò che il gioco ha da dire e raccontare, una mola senza eguali di contenuti secondari e attività collaterali da portare a termine e un ambiente di gioco affascinante come pochi… Come si fa a non amare Yakuza 6 The Song of Life?

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